Posts Tagged ‘blog’

Out of the blue

settembre 11, 2010

No, comunque, per coloro che leggevano le mie cose già sul vecchio blog, vorrei ricordare che c’è stato un periodo che avevo preso a cercare Marco Adami. Perché il suo singolo “Canzone per la mia ex ragazza” era talmente brutta che dovevo assolutamente sapere che ne era stato di lui. Aveva commentato uno che, diceva, lo conosceva, ma da quel grado di separazione non sono riuscito a passare oltre.
In questi giorni, Marco Adami ha fatto comparsa su Friendfeed. E, improvvisamente, mi sento come Wyle E. Coyote che prende il Beep Beep e si volta verso il pubblico con il cartello “E ora che ci faccio?”.

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Death of a blog

aprile 28, 2010

Capitano i periodi in cui si aggiorna di meno.
Capita per un sacco di motivi che, non sempre, hanno a che vedere con il mezzo blog. Ma, inizio a temere, capita anche per quel motivo.
I social network, volenti o nolenti, sono diventati la forma di espressione che va per la maggiore. Io, per dire, ne seguo quattro, basilarmente.
Facebook: sempre meno e sempre meno volentieri. Spesso lo guardo solo per leggere gli stati di persone a cui tengo, spesso rifiuto richieste di amicizia di persone che conosco il giusto – o anche abbastanza bene, ma verso le quali non provo particolare interesse – e ormai ho bloccato qualsiasi applicazione di giochi e giochini.
Twitter: a me piace, sebbene il limite dei caratteri e la difficoltà/impossibilità di quotare e rispondere ai tweet di coloro che segui, mi ha abbastanza annoiato. E poi c’è il buon Rudy che spamma e che quindi mi ha un po’ allontanato dal mezzo (non me ne volere Rudy, ma pagine intere occupate dai tuoi solo tweet dopo un po’ mi rendono inutile il mezzo. E comunque sempre siano lodati i ciccioli).
Friendfeed: è dei tre quello che ancora mi piace maggiormente. Posti la tua idea, la gente risponde (agli altri. A me è raro, ma non me ne faccio cruccio), si creano discussioni e flame. Un po’ un forum, un po’ un blog ridotto.
Buzz: è la via di mezzo tra FF e FB, per me. Funziona come il primo ed è seguito soprattutto dai miei amici come il secondo – tra le persone con cui ho più piacere di parlare, quanto meno – e in questo modo è un angolo dove vado con piacere.
Spesso le persone, nei social, linkano i post del proprio blog. Ma spesso e volentieri la gente commenta sui social e non sul blog stesso.
Il vantaggio di FF o di Twitter è che quando hai un’idea la puoi gettare lì e vedere se attechisce, se scatena delle reazioni. Da quelle e dalle discussioni che ne seguono, nascono concetti magari più profondi o interessanti, ma l’origine è il seme del pensiero.
Il blog richiede più impegno, più determinazione, più concentrazione. Spesso si fanno post brevi, frasi spezzate. Ci sono interi blog che tirano per quella strada, io stesso, a volte, non vado oltre quello.
Ma i post migliori, di solito, sono quelli che si prendono il loro tempo, che ti accompagnano per mano lungo le idee che vogliono trasmettere, che – come i buoni vini – decantano lungo tutta la pagina e ti regalano delle buone sorsate, alla fine. Non voglio dire che una discussione su Friendfeed o Facebook siano minori. Io stesso ho partecipato a differenti di queste.
Ma ho anche la sensazione che il blog stia diventando – se già non è diventata – un’arte che si sta andando a perdere, come suonare il didjeridoo (ma meno fastidioso, va detto).

La fine di un’era…

febbraio 22, 2010

Quando apri Macchianera, scorri la lista di blog sulla colonna a destra e scopri che un sacco di blog che leggevi – e che, incidentalmente, hanno forgiato il tuo modo di bloggare e di scrivere – sono chiusi.

Where everybody knows your name…

giugno 16, 2009

Si è detto spesso che sono un nerd.
E spesso si è detto che sono circondato da altrettanti nerd.
E come tali facciamo gruppo.
E semi-famiglie.
E blog. Ecco, ora ci trovate anche qui, a parlare di nerdate. Se volete partecipare, basta fare un fischio.

Varie ed eventuali…

maggio 18, 2009

Che poi uno si chiede, guardandosi intorno, se prima dell’esistenza di Internet fossimo tutti così stronzi – che metto il plurale, ma è chiaro che non parlo di me, vero? Sì, lo so sono presuntuoso. Sì, me lo avete già detto – e se avevamo il coraggio di urlare le nostre convinzioni e le nostre idee in faccia agli altri con la stessa arroganza e convinzione.
Per dire: quanti di noi salivano sull’autobus e si mettevano ad arringare la folla su quanto siano patetici i nerd o quanto sia meglio Linux piuttosto che Windows o di quanto faccia schifo il nuovo Stra Trek e ha tradito lo spirito di Roddenberry e vergognati te che ti piace quello nuovo che non hai capito un cazzo – sì, OK, mio fratello avrebbe arringato su Linux anche prima, è vero – ?
Quando si parlava di Internet, il termine più comune era “libertà”. Niente confini,  niente limiti, nessuna proprieta intellettuale. Le idee avrebbero viaggiato libere per la Rete, permettendo a ognuno di dire la propria e di essere ascoltato.
Ecco, forse il problema stava proprio qui. Che anche l’ultimo degli idioti ha modo di raggiungere un podio e urlare quattro fregnacce al vento.
Capiamoci: se Internet ha dato a tutti la possibilità di esprimersi, non ha cambiato il modo di ascoltare. Se un cretino salisse sull’autobus e sputasse sentenze sull’arte contemporanea, probabilmente, lo ignoreremmo. Ecco, la stessa sana abitudine la si tiene in rete e amici come prima.
Quello che mi lascia sempre perplesso – e mi fa un pò sorridere – è come la Rete abbia amplificato l’aggressività di noi tutti, aiutata dallo stare dietro lo schermo e a kilometri di distanza dal nostro interlocutore. Alcuni si sono creati un personaggio – tipo me che vi do degli stronzi. Mica lo intendo veramente. Cioè un paio di voi sì, eh? Per la precisione tu, tu e anche tu. E pure tu,  – altri ci credono veramente. Poi, quando li incontri dal vivo, sono persone amichevoli, che ti abbracciano, ti fanno le feste e gli si legge negli occhi che stanno pensando “Oh, sarai mica così stupido da farmi il muso per averti dato del cerebroleso sul mio blog, vero?”.
Ecco, forse alla fin fine quello che mi infastidisce maggiormente di tutto questo, è l’assoluta incapacità di tenere una posizione della gente che ama essere odiata su Internet. Quando ci incontriamo, trattami male  e disprezzami. Facciamo a cazzotti, se proprio serve. Ma almeno resta fermo sui tuoi solidi principi. Altrimenti resti fondamentalmente una persona triste e che è la prima a non credere in ciò che dice.
E pure un pò stronzo, ovviamente.