46 /2

settembre 21, 2010

She’s not a girl who misses much
Do do do do do do, oh yeah
She’s well acquainted with the touch of the velvet hand
Like a lizard on a window pane
The man in the crowd with the multicoloured mirrors
On his hobnail boots
Lying with his eyes while his hands are busy
Working overtime
A soap impression of his wife which he ate
And donated to the National Trust
I need a fix ‘cause I’m going down
Down to the bits that I left uptown
I need a fix cause I’m going down
Mother Superior jumped the gun
Mother Superior jumped the gun
Mother Superior jumped the gun
Mother Superior jumped the gun
Mother Superior jumped the gun
Mother Superior jumped the gun
Happiness (is a warm gun)
Bang Bang Shoot Shoot
Happiness (is a warm gun, momma)
Bang Bang Shoot Shoot
When I hold you in my arms
(Oooooooooh, oh yeah! )
And when I feel my finger on your trigger
(Oooooooooh, oh yeah! )
I know nobody can do me no harm
(Oooooooooh, oh yeah! )
Happiness (is a warm gun, momma)
Bang Bang Shoot Shoot
Happiness (is a warm gun)
Bang Bang Shoot Shoot
Yes it is, gun!
Happiness (is a warm gun)
Bang Bang Shoot Shoot
Happiness (is a warm gun) is a warm gun, yeeeaahhh!

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Titoli di coda.

settembre 20, 2010

Ma alla fine Monty Brogan si sveglia e la 25a ora finisce.

46

settembre 20, 2010

1. John Woo. 2. L’uomo dall’impermeabile verde. 3. Il succo di pera. 4. La luce. 5. Il piercing al naso. 6. I cuscini in faccia. 7. La brioche vuota. 8. Lars Von Trier. 9. Kill Bill. 10. La macchina fotografica. 11. Soffocare. 12. Abbracci. 13. La troia più arrapata della strada. 14. Gli anfibi. 15. Joe Lansdale. 16. Nicholas Cage. 17. Lo smalto rosso. 18. La cioccolata non bevuta. 19. I capelli tra le dita. 20. Il Dogma. 21. I cortometraggi. 22. La coppola. 23. Palahniuk. 24. Chow Yun Fatt. 25. Una rosa. 26. La crostata al cioccolato. 27. Risate. 28. Nerd. 29. Jason Mewes. 30. Le chiavi mancanti. 31. Fight Club. 32. Gli specchi. 33. Le due pistole. 34. Garth Ennis. 35. Le risate. 36. Il cinema francese. 37. Vacanze di Natale. 38. Le sigarette. 39. Madonna. 40. Le precauzioni. 41. L’apostrofo. 42. Le liberatorie. 43. David Lynch. 44. La colazione. 45. Gli occhi. 46. …..

Na Trioblòidi /3

settembre 14, 2010

Il cinema e la televisione e i romanzi ci hanno insegnato che il bacio è il punto supremo. Due labbra che si uniscono e rendono ufficiale tutta una serie di emozioni che per tanto tempo hanno bruciato sotto le ceneri.
Abbracciato a lei, in silenzio, ho pensato che fosse meglio del bacio. Che fosse meglio del sesso.
Due corpi stretti, come nati per essere in quella posizione, come se fosse naturale che si fossero riuniti. Il silenzio e la certezza che non c’era bisogno di dire altro. La possibilità di rilassarsi completamente, di essere fragile e immaturo, ma incredibilmente felice, anche se per poco. Il desiderio di restare così per due ore. L’accontentarsi di dieci minuti, che dureranno per sempre, fino a quando qualcos’altro o qualcuno non ce li vorrà strappare via, fallendo nel tentativo.
Guardo Deckart che bacia Rachel, sullo schermo, e non posso fare a meno di pensare che non è stata la stessa cosa. La nostra è stata meglio.

Na Trioblòidi /2

settembre 14, 2010

Mi sveglio nel mio letto e sono sempre la stessa persona. In bocca ho ancora il sapore dell’alcool, in testa qualcosa di molto simile alla fitta nebbia.
Ho sognato di essere qualcun altro. Qualcuno migliore di me, che era riuscito dove io ancora arrancavo. Ho sognato di una realtà parallela dove venivo impresso su carta lucida, truccato e con un manganello in mano. Dove rotolarsi in un campo, mentre una pazza ti versa addosso dell’acqua, è la cosa più giusta e normale del mondo. Dove quello che vuoi essere è quello che sei e dove quello che sono adesso è l’ipotesi non realizzatasi.
Non ho più preso sonno, ma mi sono rigirato nel letto, cantando di Tangeri e dei brividi provati per come lei se n’è andata, quella notte.

Na Trioblòidi

settembre 12, 2010

Mi siedo sulla panchina e parlo. Parlo a lungo, con voce pacata. Esprimo quello che penso sia la cosa migliore, quello che il cosidetto raziocinio mi spinge a considerare come la soluzione più giusta.
Parlo di futuro e poco di passato. Parlo del presente complesso. Parlo di ipotesi che non possono avverarsi, ma ne parlo perché enunciandole le faccio vivere, seppure per poco, anche se si spegneranno velocemente.
E ascolto. Ascolto parole che non mi aspettavo e commenti che mi lasciano sorpreso. Percepisco le emozioni dalla voce che trema, perché si emoziona o perché ride.
Poi parlo ancora. E c’è un attimo in cui, finalmente, sto zitto e in cui non devo neanche ascoltare. Che l’unica a parlare è la brezza che mi sfiora, come a dirmi che sono stato molto saggio e che sto salvando tanto.
Dentro di me c’è il mio istinto che ruggisce e si dimena. Ci sono pugni e calci e ossa rotte. C’è il me che ho messo a tacere, a un certo punto della mia vita, perché tutto quello che voleva fare era legato a imprecisi futuri e a troppe variabili. Ora vuole parlare e dirmi che la brezza non capisce un cazzo. Che io non capisco un cazzo. Che lui, invece, ha capito tutto e che, se lo ascoltassi, saremmo entrambi molto più felici di ora.
Ma non gli do la possibilità di parlare. Non oggi. Perché quello che non sa, quello che non afferra, è che non è di me che sto parlando. Sto parlando di lei. E’ lei che conta.
Mi alzo dalla panchina e mi allontano. Mi piacerebbe essere Gary Cooper che si allontana al tramonto, ma ho l’impressione di avere le spalle curve. Dentro di me, il mio istinto bestemmia. Non lo ascolto.

Out of the blue

settembre 11, 2010

No, comunque, per coloro che leggevano le mie cose già sul vecchio blog, vorrei ricordare che c’è stato un periodo che avevo preso a cercare Marco Adami. Perché il suo singolo “Canzone per la mia ex ragazza” era talmente brutta che dovevo assolutamente sapere che ne era stato di lui. Aveva commentato uno che, diceva, lo conosceva, ma da quel grado di separazione non sono riuscito a passare oltre.
In questi giorni, Marco Adami ha fatto comparsa su Friendfeed. E, improvvisamente, mi sento come Wyle E. Coyote che prende il Beep Beep e si volta verso il pubblico con il cartello “E ora che ci faccio?”.

Mi innamoravo di tutto.

settembre 10, 2010

Guardo la sigaretta che ho tra le dita, mentre il fumo mi rotola dentro la bocca, e mi chiedo com’è che non ho mai preso il vizio. Da un certo punto di vista è un bene. Non sono uno da vie di mezzo. O non fumo o consumo tre pacchetti al giorno; di quelle relazioni malsane, che finiscono con l’ultima sigaretta della giornata fumata solo perché vuoi fumare, anche se ormai il sapore della nicotina ti ha catramato tutta la bocca e, sotto sotto, ti disgusta.
Il gesto del fumo, per contro, ha un qualche potere rilassante, su di me. Non inspiro, ho polmoni semi vergini, tengo in bocca e sputo fuori. A volte mi concedo il lusso di espirare dal naso.
Ma quello tra me e le sigarette che, saltuariamente, scrocco a qualcuno, è un rapporto che non ha niente a che vedere, con la vollutà. Gli psicologi la chiamerebbero fissazione orale, probabilmente. Io penso che, per anni, ho incarnato nel fumo un difetto e che prendermi la libertà di essere volontariamente difettoso, di tanto in tanto, in qualche modo mi rilassa. Di solito collima con i periodi bui, con le giornate spiacevoli, con le situazioni tese. Mi accendo una sigaretta, sapendo che non mi piacerà il sapore, disprezzando l’effetto che ha sul fisico di tante persone – anche sul mio? Forse – e poi prendo una boccata. E’ come mettersi davanti al mondo e dire che sono lì e sto fumando. Che gli piaccia o no.

D’amore, di sesso e d’altre sconcezze /1

agosto 30, 2010

Improvvisamente cerco di ricordare chi è stata la prima donna a succhiarmelo. Cerco di focalizzare e mi rendo conto che, curiosamente, non è stata Adriana.

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Pwned

agosto 23, 2010

Che in merito al post qui sotto, ha trovato la perfetta sintesi Snoopy (come sempre, aggiungerei).

via Friendfeed