Archive for the ‘Ispirazione’ Category

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settembre 20, 2010

1. John Woo. 2. L’uomo dall’impermeabile verde. 3. Il succo di pera. 4. La luce. 5. Il piercing al naso. 6. I cuscini in faccia. 7. La brioche vuota. 8. Lars Von Trier. 9. Kill Bill. 10. La macchina fotografica. 11. Soffocare. 12. Abbracci. 13. La troia più arrapata della strada. 14. Gli anfibi. 15. Joe Lansdale. 16. Nicholas Cage. 17. Lo smalto rosso. 18. La cioccolata non bevuta. 19. I capelli tra le dita. 20. Il Dogma. 21. I cortometraggi. 22. La coppola. 23. Palahniuk. 24. Chow Yun Fatt. 25. Una rosa. 26. La crostata al cioccolato. 27. Risate. 28. Nerd. 29. Jason Mewes. 30. Le chiavi mancanti. 31. Fight Club. 32. Gli specchi. 33. Le due pistole. 34. Garth Ennis. 35. Le risate. 36. Il cinema francese. 37. Vacanze di Natale. 38. Le sigarette. 39. Madonna. 40. Le precauzioni. 41. L’apostrofo. 42. Le liberatorie. 43. David Lynch. 44. La colazione. 45. Gli occhi. 46. …..

Na Trioblòidi /3

settembre 14, 2010

Il cinema e la televisione e i romanzi ci hanno insegnato che il bacio è il punto supremo. Due labbra che si uniscono e rendono ufficiale tutta una serie di emozioni che per tanto tempo hanno bruciato sotto le ceneri.
Abbracciato a lei, in silenzio, ho pensato che fosse meglio del bacio. Che fosse meglio del sesso.
Due corpi stretti, come nati per essere in quella posizione, come se fosse naturale che si fossero riuniti. Il silenzio e la certezza che non c’era bisogno di dire altro. La possibilità di rilassarsi completamente, di essere fragile e immaturo, ma incredibilmente felice, anche se per poco. Il desiderio di restare così per due ore. L’accontentarsi di dieci minuti, che dureranno per sempre, fino a quando qualcos’altro o qualcuno non ce li vorrà strappare via, fallendo nel tentativo.
Guardo Deckart che bacia Rachel, sullo schermo, e non posso fare a meno di pensare che non è stata la stessa cosa. La nostra è stata meglio.

Na Trioblòidi /2

settembre 14, 2010

Mi sveglio nel mio letto e sono sempre la stessa persona. In bocca ho ancora il sapore dell’alcool, in testa qualcosa di molto simile alla fitta nebbia.
Ho sognato di essere qualcun altro. Qualcuno migliore di me, che era riuscito dove io ancora arrancavo. Ho sognato di una realtà parallela dove venivo impresso su carta lucida, truccato e con un manganello in mano. Dove rotolarsi in un campo, mentre una pazza ti versa addosso dell’acqua, è la cosa più giusta e normale del mondo. Dove quello che vuoi essere è quello che sei e dove quello che sono adesso è l’ipotesi non realizzatasi.
Non ho più preso sonno, ma mi sono rigirato nel letto, cantando di Tangeri e dei brividi provati per come lei se n’è andata, quella notte.

Na Trioblòidi

settembre 12, 2010

Mi siedo sulla panchina e parlo. Parlo a lungo, con voce pacata. Esprimo quello che penso sia la cosa migliore, quello che il cosidetto raziocinio mi spinge a considerare come la soluzione più giusta.
Parlo di futuro e poco di passato. Parlo del presente complesso. Parlo di ipotesi che non possono avverarsi, ma ne parlo perché enunciandole le faccio vivere, seppure per poco, anche se si spegneranno velocemente.
E ascolto. Ascolto parole che non mi aspettavo e commenti che mi lasciano sorpreso. Percepisco le emozioni dalla voce che trema, perché si emoziona o perché ride.
Poi parlo ancora. E c’è un attimo in cui, finalmente, sto zitto e in cui non devo neanche ascoltare. Che l’unica a parlare è la brezza che mi sfiora, come a dirmi che sono stato molto saggio e che sto salvando tanto.
Dentro di me c’è il mio istinto che ruggisce e si dimena. Ci sono pugni e calci e ossa rotte. C’è il me che ho messo a tacere, a un certo punto della mia vita, perché tutto quello che voleva fare era legato a imprecisi futuri e a troppe variabili. Ora vuole parlare e dirmi che la brezza non capisce un cazzo. Che io non capisco un cazzo. Che lui, invece, ha capito tutto e che, se lo ascoltassi, saremmo entrambi molto più felici di ora.
Ma non gli do la possibilità di parlare. Non oggi. Perché quello che non sa, quello che non afferra, è che non è di me che sto parlando. Sto parlando di lei. E’ lei che conta.
Mi alzo dalla panchina e mi allontano. Mi piacerebbe essere Gary Cooper che si allontana al tramonto, ma ho l’impressione di avere le spalle curve. Dentro di me, il mio istinto bestemmia. Non lo ascolto.

Mi innamoravo di tutto.

settembre 10, 2010

Guardo la sigaretta che ho tra le dita, mentre il fumo mi rotola dentro la bocca, e mi chiedo com’è che non ho mai preso il vizio. Da un certo punto di vista è un bene. Non sono uno da vie di mezzo. O non fumo o consumo tre pacchetti al giorno; di quelle relazioni malsane, che finiscono con l’ultima sigaretta della giornata fumata solo perché vuoi fumare, anche se ormai il sapore della nicotina ti ha catramato tutta la bocca e, sotto sotto, ti disgusta.
Il gesto del fumo, per contro, ha un qualche potere rilassante, su di me. Non inspiro, ho polmoni semi vergini, tengo in bocca e sputo fuori. A volte mi concedo il lusso di espirare dal naso.
Ma quello tra me e le sigarette che, saltuariamente, scrocco a qualcuno, è un rapporto che non ha niente a che vedere, con la vollutà. Gli psicologi la chiamerebbero fissazione orale, probabilmente. Io penso che, per anni, ho incarnato nel fumo un difetto e che prendermi la libertà di essere volontariamente difettoso, di tanto in tanto, in qualche modo mi rilassa. Di solito collima con i periodi bui, con le giornate spiacevoli, con le situazioni tese. Mi accendo una sigaretta, sapendo che non mi piacerà il sapore, disprezzando l’effetto che ha sul fisico di tante persone – anche sul mio? Forse – e poi prendo una boccata. E’ come mettersi davanti al mondo e dire che sono lì e sto fumando. Che gli piaccia o no.

D’amore, di sesso e d’altre sconcezze /1

agosto 30, 2010

Improvvisamente cerco di ricordare chi è stata la prima donna a succhiarmelo. Cerco di focalizzare e mi rendo conto che, curiosamente, non è stata Adriana.

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Regola della scrittura n. 56

giugno 18, 2010

Sei chiaramente in crisi creativa quando senti Wuthering Heigths e ti viene l’idea per un romanzo vittoriano con un fratello e una sorella che si odiano perché sono figli di stesso padre, ma di madri differenti e quindi ce l’hanno con l’altro e passano il tempo a urlarsi addosso e poi lei viene promessa in sposa a un altro nobilotto e lui non vuole e non si capisce perché e allora per spiegarlo i due SCOPANO – con la maiuscola,  perché non si parla di farsi fare un boccaciccio da una qualsiasi, ma si fa all’amore degli uomini come solo nei romanzi vittoriani si sapeva fare.

Percy Jackson vs Hollywood

marzo 13, 2010

SERA – INTERNO APPARTAMENTO

In una piccola stanza, seduti a un tavolo, ci sono due tizi. Sono Daniel e Max. Sono sceneggiatori di Hollywood. Daniel indossa una camicia flanellata e dei jeans e sta giocando a Call of Duty: Modern Warfare 2. Max indossa una t shirt a maniche lunghe dei Pogues e sta parlando al cellulare.

MAX
(mettendo via il telefono)
Yo, Danny! Ci dobbiamo mettere al lavoro.

DANNY
(concentrato sul gioco)
Un attimo, un attimo! Sto per sbloccare il mirino ACOG!

Max sospira e si mette a sedere.

DANNY
(mentre gioca)
Ricordami a cosa dobbiamo lavorare?

MAX
A Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo.

DANNY
Cos’è? L’adattamento di God of War? Il protagonista non si chiamava Kratos?

MAX
Ma no, quello lo fa qualcun altro. E’ quello con il ragazzino e gli dei e le creature mitologiche.

Danny sospira e mette giù il joypad, poi spegne l’XBox 360 e si volta verso l’altro.

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After Zen /8

febbraio 9, 2010

(continua /7)

– Così, mi chiedevo…
L’angelo continua a mandare messaggini con il suo cellulare e non mi degna di attenzione.
– Sì? – dice, mentre digita fuorisamente sulla tastiera.
– No, è che volevo sapere se per caso, se non è troppo disturbo, se fosse possibile evitare che la mia faccia compaia in giro, mentre minacciate agitazioni sindacali.
– Perché? – chiede, mentre continua a scrivere SMS.
– Non saprei. E’ che temo che Gesù potrebbe aversene a male.
– Gesù? E perché?
– Come perché? Sono l’ispiratore di uno sciopero che, presumibilmente, paralizzerà la funzionalità del Paradiso, no?
– Presumibilmente.
– E siete nel mezzo di un trasloco, mi pare di capire.
– In effetti sì.
– E non credo che potrei reggere un nuovo episodio cinematografico di Guerre Stellari.
– Mettiamola così – dice lui, mentre mette via il cellulare: – se questo sciopero va in porto, un nuovo Guerre Stellari sarà l’ultimo dei tuoi problemi.
Ecco.

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After Zen /7

gennaio 14, 2010

(continua /6)

Sono in ascensore.
Uno si aspetterebbe che per andare all’Inferno ci siano delle strade alternative. Qualcosa di mistico, tipo una luce che ti avvolge e ti conduce nei meandri del Male – quello con la M maiuscola, come in Morte, in Mefistofele e in Ministro. Oppure che si apra una qualche botola e io cada giù tra le fiamme e le urla di dolore dei dannati e i diavoli con i forconi e gli artigli per strappare lembi di carne a chi è condannato all’eterna sofferenza.
E invece sono in ascensore.
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