It’s me against myself

Sono seduto qui. Ho la mia giacca e la mia cravatta. Ho i rituali del mio sabato. Ho la 360 e Red Dead Redemption. So che ci posso giocare fino alle 12.30, poi pranzo. Ho la lista della spesa. So che ci posso andare dopo il lavoro. Se ci vado prima devo poi lasciare da qualche parte le cose che potrebbero andare a male, tipo le mozzarelle. Ho il club magico, il martedi. Il cinema mercoledi o venerdi. A volte la domenica, ma è difficile. Il lunedi il giro in edicola.

Sono in piedi. Ho un tatuaggio sul braccio. La mia vita è organizzata su base giornaliera. Non faccio la spesa da una settimana. Non guardo televisione da un mese. Non so quanti e quali film mi sono perso. Ho ricominciato a scrivere. Mangio poco. Dormo poco. Fumo. Oggi no. Domani tre. Dopodomani chissà. Bevo. Non ho bruciori di stomaco. Non so cosa farò domani, a parte il lavoro.

Sono seduto qui. Allento la cravatta, perché è un gesto che mi fa sentire più libero. Rimetto l’anello che ho tolto, perché al lavoro non sono contenti che lo porti al pollice e quando ci sono i grandi capi lo levo.

Sono in piedi. Ho saltato la cena. Non ho fame. Passo della crema sul tatuaggio. Indosso il bracciale di cuoio. Stiro e guardo puntate di Californication come se non ci fosse un domani. Mando romanzi a case editrici.

Sono seduto qui. Prendo la pistola che è poggiata sul tavolino. Domani faccio apertura alle otto. Dopo vado a fare la spesa. Poi ho il cinema. Dopo domani vengono gli operai. Poi faccio il turno di chiusura. Venerdi faccio apertura. Il pomeriggio parto. Benzina. Casello. Caos.

Sono in piedi. E se prendessi cinese? O pizza? O niente. Mi bevo una coca cola e basta. O magari mi attacco alla vodka. Ci sono altre case editrici da contattare. Deciderò. Dopo. Sul momento. Perché è giusto così. Perché non devo rilassarmi. Se mi rilasso, perdo il controllo.

Sono seduto qui. Il freddo metallo della pistola si scalda rapidamente, al tocco della mia mano. Devo decidere come organizzare gli orari del riscaldamento, perché fa freddo, qui dentro.

Sono in piedi. Fa freddo, è vero. Accendo. Spengo prima di andare a dormire. Magari domani tengo spento, dipende dal tempo. Il tempo di domani, quando ci sarò. Nell’istante stesso. Prendo la pistola che tenevo infilata nei pantaloni, dietro la schiena.

Sono seduto qui. Ho già pensato cosa fare, dopo. A cosa fare nei prossimi giorni, a come comportarmi. A cosa fare a Natale. A Capodanno.

Sono in piedi. E mi guardo. E provo disgusto. E’ come vedere il proprio riflesso in uno specchio deformante. E’ come avere un incubo di quelli brutti e svegliarti con l’ansia, sudato, il fiato mozzo, la sensazione che l’incubo non sia finito.

Sono seduto qui. Mi odio. Non ero più così. Credevo di essermi liberato di me, di avermi domato. E invece sono ancora lì, con quell’aria insoddisfatta, come se fosse tutta colpa mia e non mia

Sono in piedi. Rilascio la sicura.

Sono seduto qui. Punto l’arma.

Sono in piedi. Stallo alla messicana.

Sono seduto qui. O io o io avrò il coraggio di premere. Non tutti e due.

Sono in piedi. Ti odio.

Sono seduto qui. Mi fai schifo.

C’è uno sparo.

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5 Risposte to “It’s me against myself”

  1. silvia Says:

    carino.
    certo che di film ne hai guardati, nella tua vita.

  2. therealzen Says:

    Parecchi. A volte, sospetto, pure troppi.

    Zen

  3. thecapricorntm Says:

    Spero tu abbia davvero comprato la pistola.

    No lo dico solo perché se ti sei fatto un tatuaggio ti tornerà utile venerdì quando arrivano mamma e Papà 😀

  4. emilz Says:

    com’è finita?

  5. Erebel Says:

    Scrivi davvero bene, lo sai?
    Ecco, non dimenticartelo.

I commenti sono chiusi.


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