Mi innamoravo di tutto.

Guardo la sigaretta che ho tra le dita, mentre il fumo mi rotola dentro la bocca, e mi chiedo com’è che non ho mai preso il vizio. Da un certo punto di vista è un bene. Non sono uno da vie di mezzo. O non fumo o consumo tre pacchetti al giorno; di quelle relazioni malsane, che finiscono con l’ultima sigaretta della giornata fumata solo perché vuoi fumare, anche se ormai il sapore della nicotina ti ha catramato tutta la bocca e, sotto sotto, ti disgusta.
Il gesto del fumo, per contro, ha un qualche potere rilassante, su di me. Non inspiro, ho polmoni semi vergini, tengo in bocca e sputo fuori. A volte mi concedo il lusso di espirare dal naso.
Ma quello tra me e le sigarette che, saltuariamente, scrocco a qualcuno, è un rapporto che non ha niente a che vedere, con la vollutà. Gli psicologi la chiamerebbero fissazione orale, probabilmente. Io penso che, per anni, ho incarnato nel fumo un difetto e che prendermi la libertà di essere volontariamente difettoso, di tanto in tanto, in qualche modo mi rilassa. Di solito collima con i periodi bui, con le giornate spiacevoli, con le situazioni tese. Mi accendo una sigaretta, sapendo che non mi piacerà il sapore, disprezzando l’effetto che ha sul fisico di tante persone – anche sul mio? Forse – e poi prendo una boccata. E’ come mettersi davanti al mondo e dire che sono lì e sto fumando. Che gli piaccia o no.

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3 Risposte to “Mi innamoravo di tutto.”

  1. emilz Says:

    Mi piace molto questo pezzo Fabrì. Capita spesso anche a me.

  2. therealzen Says:

    Non-fumi come me? Fratello. La prossima volta ce ne non-fumiamo una insieme. 🙂

    Zen

  3. Emilz Says:

    Eh, eh. Ok. ^_^

I commenti sono chiusi.


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