Archive for settembre 2010

Pagliacci

settembre 28, 2010

Un uomo va dal dottore. È depresso. Dice che la vita gli sembra dura e crudele. Dice che si sente solo in un mondo che lo minaccia e ciò che lo aspetta è vago e incerto. Il dottore dice: “La cura è semplice. In città c’è il grande clown Pagliacci. Vallo a vedere e ti tirerà su”. L’uomo scoppia in lacrime. “Dottore”, dice, “Pagliacci sono io”. Buona questa.  Tutti ridono. Rulli di tamburi. Sipario.

Liste

settembre 23, 2010

Osservo i tre ripiani carichi di DVD della libreria. Sono un fottuto nerd.
Amare il cinema, purtroppo, vuole dire amare (quasi) tutto il cinema. Vuole dire non rinunciare a una copia di Bubba Ho-tep e neanche a quella di Pierino. Vuole dire accostare gioiosamente Ghost Dog e La 25a Ora a Bad Boys e alla quadrilogia di Arma Letale. Vuol dire avere visto Il Settimo Sigillo almeno tre volte e non sapere bene spiegare perché. Significa entrare nel settore DVD a poco prezzo di qualsiasi negozio, diviso tra l’eccitazione della scoperta e il terrore per la spesa che si andrà a subire.
Significa anche che ormai giudico le persone dai propri gusti cinematografici e dalle proprie collezioni di film. Entri nella casa di qualcuno, qualcuno che – presumibilmente – si fida abbastanza di te per farti varcare la soglia e farti vedere come vive. E come prima cosa lancio un’occhiata vicino al televisore, studio le custodie dei film, messe in file ordinate, impilate in traballanti colonne, lasciate semi aperte. E giudico. Sono una brutta persona. Non posso accettare la presenza di un qualsiasi film dei Vanzina. Non sopporto collezioni raffazzonate, create da titoli messi a casaccio, probabili regali di amici e parenti che non sapevano – a loro volta – che cosa ti piace. Sono una brutta persona. Non concepisco le trilogie incomplete, come fai ad avere Il Padrino e non Il Padrino parte seconda (sì, il terzo è brutto, ma deve esserci, il cerchio deve chiudersi). Non puoi essere una persona seria, se hai una collezione di meno di 20 film. E non è una collezione, tra l’altro. Posso giudicarlo un inizio, un abbozzo di qualcosa che vorrebbe, ma non può, ancora. E, mentre tutti parlano di divani e tappeti, io mi interrogo: come fai ad avere Yuppies 2? OK, ci può stare Sotto il vestito niente, ma non posso neanche concepire che tu voglia possedere una copia di La mia africa. Davvero lo riguarderai? Più di una volta, per caso, perché lo trovi in televisione  e sei troppo pigro per cambiare canale? Sono una brutta persona. Se non hai mai visto A qualcuno piace caldo o l’hai visto e lo giudichi “carino”, non abbiamo poi molto da dirci, secondo me. E certo che può non piacerti Haneke o Lynch o Kieslowski, ma devi avere visto qualcosa, prima, non puoi solo dire che no.
Ecco. Amo il cinema. Sto diventando snob. Saremo amici lo stesso? Certo. Ma preparati, perché cercherò di farti vedere tutto quello che ho amato, perché attraverso quello, sicuramente, capirai qualcosa di più di me.

Quello che guida sono io

settembre 22, 2010

Un uomo è in macchina, sull’autostrada. Improvvisamente una macchina gli viene addosso, in contromano. La schiva, ma prima che possa dire qualsiasi cosa, una seconda macchina arriva, sempre in contromano. La schiva e poi ne schiva una terza e una quarta.
Alla radio passa un messaggio che dice di fare attenzione, che in autostrada c’è un matto che guida in contromano. E l’uomo urla, mentre schiva auto:  “Un matto? Qui sono tutti matti!”.

46 /2

settembre 21, 2010

She’s not a girl who misses much
Do do do do do do, oh yeah
She’s well acquainted with the touch of the velvet hand
Like a lizard on a window pane
The man in the crowd with the multicoloured mirrors
On his hobnail boots
Lying with his eyes while his hands are busy
Working overtime
A soap impression of his wife which he ate
And donated to the National Trust
I need a fix ‘cause I’m going down
Down to the bits that I left uptown
I need a fix cause I’m going down
Mother Superior jumped the gun
Mother Superior jumped the gun
Mother Superior jumped the gun
Mother Superior jumped the gun
Mother Superior jumped the gun
Mother Superior jumped the gun
Happiness (is a warm gun)
Bang Bang Shoot Shoot
Happiness (is a warm gun, momma)
Bang Bang Shoot Shoot
When I hold you in my arms
(Oooooooooh, oh yeah! )
And when I feel my finger on your trigger
(Oooooooooh, oh yeah! )
I know nobody can do me no harm
(Oooooooooh, oh yeah! )
Happiness (is a warm gun, momma)
Bang Bang Shoot Shoot
Happiness (is a warm gun)
Bang Bang Shoot Shoot
Yes it is, gun!
Happiness (is a warm gun)
Bang Bang Shoot Shoot
Happiness (is a warm gun) is a warm gun, yeeeaahhh!

Titoli di coda.

settembre 20, 2010

Ma alla fine Monty Brogan si sveglia e la 25a ora finisce.

46

settembre 20, 2010

1. John Woo. 2. L’uomo dall’impermeabile verde. 3. Il succo di pera. 4. La luce. 5. Il piercing al naso. 6. I cuscini in faccia. 7. La brioche vuota. 8. Lars Von Trier. 9. Kill Bill. 10. La macchina fotografica. 11. Soffocare. 12. Abbracci. 13. La troia più arrapata della strada. 14. Gli anfibi. 15. Joe Lansdale. 16. Nicholas Cage. 17. Lo smalto rosso. 18. La cioccolata non bevuta. 19. I capelli tra le dita. 20. Il Dogma. 21. I cortometraggi. 22. La coppola. 23. Palahniuk. 24. Chow Yun Fatt. 25. Una rosa. 26. La crostata al cioccolato. 27. Risate. 28. Nerd. 29. Jason Mewes. 30. Le chiavi mancanti. 31. Fight Club. 32. Gli specchi. 33. Le due pistole. 34. Garth Ennis. 35. Le risate. 36. Il cinema francese. 37. Vacanze di Natale. 38. Le sigarette. 39. Madonna. 40. Le precauzioni. 41. L’apostrofo. 42. Le liberatorie. 43. David Lynch. 44. La colazione. 45. Gli occhi. 46. …..

Na Trioblòidi /3

settembre 14, 2010

Il cinema e la televisione e i romanzi ci hanno insegnato che il bacio è il punto supremo. Due labbra che si uniscono e rendono ufficiale tutta una serie di emozioni che per tanto tempo hanno bruciato sotto le ceneri.
Abbracciato a lei, in silenzio, ho pensato che fosse meglio del bacio. Che fosse meglio del sesso.
Due corpi stretti, come nati per essere in quella posizione, come se fosse naturale che si fossero riuniti. Il silenzio e la certezza che non c’era bisogno di dire altro. La possibilità di rilassarsi completamente, di essere fragile e immaturo, ma incredibilmente felice, anche se per poco. Il desiderio di restare così per due ore. L’accontentarsi di dieci minuti, che dureranno per sempre, fino a quando qualcos’altro o qualcuno non ce li vorrà strappare via, fallendo nel tentativo.
Guardo Deckart che bacia Rachel, sullo schermo, e non posso fare a meno di pensare che non è stata la stessa cosa. La nostra è stata meglio.

Na Trioblòidi /2

settembre 14, 2010

Mi sveglio nel mio letto e sono sempre la stessa persona. In bocca ho ancora il sapore dell’alcool, in testa qualcosa di molto simile alla fitta nebbia.
Ho sognato di essere qualcun altro. Qualcuno migliore di me, che era riuscito dove io ancora arrancavo. Ho sognato di una realtà parallela dove venivo impresso su carta lucida, truccato e con un manganello in mano. Dove rotolarsi in un campo, mentre una pazza ti versa addosso dell’acqua, è la cosa più giusta e normale del mondo. Dove quello che vuoi essere è quello che sei e dove quello che sono adesso è l’ipotesi non realizzatasi.
Non ho più preso sonno, ma mi sono rigirato nel letto, cantando di Tangeri e dei brividi provati per come lei se n’è andata, quella notte.

Na Trioblòidi

settembre 12, 2010

Mi siedo sulla panchina e parlo. Parlo a lungo, con voce pacata. Esprimo quello che penso sia la cosa migliore, quello che il cosidetto raziocinio mi spinge a considerare come la soluzione più giusta.
Parlo di futuro e poco di passato. Parlo del presente complesso. Parlo di ipotesi che non possono avverarsi, ma ne parlo perché enunciandole le faccio vivere, seppure per poco, anche se si spegneranno velocemente.
E ascolto. Ascolto parole che non mi aspettavo e commenti che mi lasciano sorpreso. Percepisco le emozioni dalla voce che trema, perché si emoziona o perché ride.
Poi parlo ancora. E c’è un attimo in cui, finalmente, sto zitto e in cui non devo neanche ascoltare. Che l’unica a parlare è la brezza che mi sfiora, come a dirmi che sono stato molto saggio e che sto salvando tanto.
Dentro di me c’è il mio istinto che ruggisce e si dimena. Ci sono pugni e calci e ossa rotte. C’è il me che ho messo a tacere, a un certo punto della mia vita, perché tutto quello che voleva fare era legato a imprecisi futuri e a troppe variabili. Ora vuole parlare e dirmi che la brezza non capisce un cazzo. Che io non capisco un cazzo. Che lui, invece, ha capito tutto e che, se lo ascoltassi, saremmo entrambi molto più felici di ora.
Ma non gli do la possibilità di parlare. Non oggi. Perché quello che non sa, quello che non afferra, è che non è di me che sto parlando. Sto parlando di lei. E’ lei che conta.
Mi alzo dalla panchina e mi allontano. Mi piacerebbe essere Gary Cooper che si allontana al tramonto, ma ho l’impressione di avere le spalle curve. Dentro di me, il mio istinto bestemmia. Non lo ascolto.

Out of the blue

settembre 11, 2010

No, comunque, per coloro che leggevano le mie cose già sul vecchio blog, vorrei ricordare che c’è stato un periodo che avevo preso a cercare Marco Adami. Perché il suo singolo “Canzone per la mia ex ragazza” era talmente brutta che dovevo assolutamente sapere che ne era stato di lui. Aveva commentato uno che, diceva, lo conosceva, ma da quel grado di separazione non sono riuscito a passare oltre.
In questi giorni, Marco Adami ha fatto comparsa su Friendfeed. E, improvvisamente, mi sento come Wyle E. Coyote che prende il Beep Beep e si volta verso il pubblico con il cartello “E ora che ci faccio?”.