D’amore, di sesso e d’altre sconcezze /1

Improvvisamente cerco di ricordare chi è stata la prima donna a succhiarmelo. Cerco di focalizzare e mi rendo conto che, curiosamente, non è stata Adriana.

Ho sempre pensato che la mia vita fosse cominciata – e per un po’ ero anche convinto che sarebbe finita – con lei. E invece mi torna in mente la mia compagna di liceo Irene, che mi aveva fatto scoprire le gioie della fellatio quando ancora ero adolescente. Eravamo a una festa – quella dove, tra l’altro, avevo visto per la prima volta Adriana; – Irene e io avevamo ballato e bevuto insieme. Prima di allora non eravamo stati particolarmente intimi, né ci eravamo studiati a distanza o avevamo cercato di capire se l’altro ci piacesse o meno. Semplicemente, quella sera, ci eravamo piaciuti e, trovato un posto appartato, ci avevamo dato sotto. Eravamo entrambi vergini, non avevamo preservativi e lei era stata ben chiara sul fatto che il suo imene sarebbe uscito integro dall’incontro in quello stanzino adibito a magazzino – e, in quel momento, ad alcova per adolescenti con gli ormoni in subbuglio.

Decisi di masturbarla e lei acconsentì, molto graziosamente, guidando mani e dita sul suo clitoride e spiegandomi come si fa, come muovermi. Ricordo che quando venne, mi baciò, ficcandomi la lingua in bocca e facendola vorticare come se stesse cercando qualcosa. Il suo corpo era teso allo spasmo, temevo potesse spezzarsi a metà, da un momento all’altro.

E poi si dedicò a me. Con il senno e l’esperienza di poi, lo fece anche bene, ma sul momento non potevo saperlo o capirlo. Quando hai quattordici anni e una ragazza te lo succhia sei già il re del mondo, figuriamoci se puoi stare a giudicare. Con gli anni ho capito che fare un buon pompino è difficile e, credo, persino stancante. Il pene sarà anche benedetto da migliaia di terminazioni nervose, ma ha anche la tendenza ad abituarsi molto in fretta alle sensazioni che prova. Qualsiasi donna che si limiti a serrarlo fra le labbra e a fare avanti e indietro ritmicamente, può metterci tutto l’impegno di cui è dotata, ma non sta che dando il 10% di quanto richiede una pratica simile.

Un buon pompino è come un incontro di boxe: richiede di cambiare ritmo, di usare alternativamente lingua e labbra, di colpire diverse zone tra testicoli, frenulo, asta e cappella. Un buon pugile sa usare il gioco di gambe, cambiare ritmo di attacco e difesa, variare i colpi e le zone attaccate a seconda di chi è l’avversario. L’unica differenza con un buon pompino, alla fine, è che chi cede non perde i sensi.

O almeno a me non è successo mai.

Ma non sono contrario all’esperienza a prescindere.

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5 Risposte to “D’amore, di sesso e d’altre sconcezze /1”

  1. Lupigi Says:

    Questo post lo hai scritto solo per vedere con quali keywords la gente arriva sul tuo sito?

  2. therealzen Says:

    Il tag “pompini” dovrebbe essere chiaro, al riguardo.

  3. Emilz Says:

    Molte ragazze i pompini non li sanno proprio fare. Incapaci! -_-

  4. Erebel Says:

    Se una cosa ti piace, la sai fare bene.
    Detto questo, ma dobbiamo aspettarci anche il post 2??

  5. therealzen Says:

    Dici di no?

I commenti sono chiusi.


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