Each tea lasts an hour, then he wanders home alone.

Domani si parte per Londra. Pochi giorni, giusto quattro, per cercare di staccare dalle brutture della vita o, per lo meno, da quelle brutture che ti rendono la vita un po’ più difficile. Come ogni anno sono a salutarvi, voi anche ancora mi leggete qui sopra, nonostante il calo dei post, e a darvi appuntamento tra un paio di settimane.
E siccome l’anno scorso le cose sono andate molto bene (11 aerei, mai perso un bagaglio e pure un upgrade in first class nella tratta Rio – Miami), anche quest’anno si è preparata una tracklist di pezzi per il viaggio. Tutti rigorosamente inglesi, molti rigorosamente scontati, ma dovuti a una nazione che ci ha dato della musica eccellente e che, già solo per Beatles e Stones, per me è più sacra di una vacca in India.

1. The Beatles – Ticket to ride.
Diciamo che qualsiasi pezzo andava bene e, incapace di scegliere, ho tirato a caso ed è uscito questo. E ne sono estremamente soddisfatto.
2. David Bowie – Life on Mars.
Struggente e straniante e ti lascia aggrappato a ogni nota. Si adatta benissimo ai giri per Charing Cross, alla ricerca del negozio di Magia.
3. Queen – Was it all worth it.
Primo testamento spirituale di Freddie, prima di Innunedo e di The show must go on. Una canzone che, in questo momento, mi ricorda un sacco di cose belle e si adatta molto al periodo che sto vivendo.
4. The Clash – Bankrobber.
Con quel ritmo raggae perfetto contraltare di una sbronza a base di birra, in un qualsiasi scalcinatissimo pub.
5. Oasis – The Masterplan.
Esortazione a vivere gioiosamente. Il che per questo viaggio e le motivazioni da cui è nato, è semplicemente perfetto.
6. Duran Duran – Hungry like the wolf.
Anni ’80 e Inghilterra, quando la musica era un’altra cosa (per fortuna, in certi casi). Pezzo allegro, movimentato, che parla di caccia e di divertimento. Sperem…
7. Blur – Charmless man.
Io con i Blur ci sono andato d’accordo molto tempo dopo gli anni ’90. Molto tempo dopo la loro faida con gli Oasis. Ma questo è stato uno dei pochi pezzi che mi sono sempre piaciuti.
8. Elton John – Tiny dancer.
Non puoi andare in Inghilterra e non sentire almeno un pezzo di Elton John. Canzone di cui mi sono innamorato guardando “Almost famous”, quando tutti sull’autobus la cantano e il giovane protagonista dice “Voglio andare a casa” e lei gli risponde “Tu sei a casa”.
9. Led Zeppelin – Whole lotta lovin’.
‘nuff said.
10. Nik Kershaw – I won’t let the sun go down on me.
Chissà che fine ha fatto, Nik Kershaw. Chissà cosa si prova a essere Nik Kershaw. A proporre due canzoni che spaccano, che secoli dopo sono ancora  in giro, a pensare di essere arrivato, per poi arenarsi quasi subito e rendersi conto che no, non era il tuo destino.
11. Robbie Williams – South of the border.
Quando sentii la sua cover di Freedom, pensai che fuori dai Take That non avrebbe mai combinato niente di buono. Anni dopo mi ha smentito clamorosamente. E sono pure felice, visti i buoni risultati.
12. The Rolling Stones – Time is on my side.
E come si fa a non amarla? Un rock vecchi tempi dove Jagger canta alla sua amata e la deride, perché lei dice che non ha bisogno di lui e che se ne va e lui si limita a dirle che lei tornerà da lui. E io ci ho sempre creduto.
13. The Who – My generation.
I microfoni lanciati e le chitarre sbattute sugli amplificatori. E degli anni che io, ogni tanto, ne rileggo nei saggi e mi sarebbe piaciuto esserci.
14. Verve – Bittersweet Simphony.
Bella ballata che ascolterò mentre camminerò dritto spedito e sbatterò contro un sacco di gente e poi dei naziskin mi pesteranno a sangue.

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2 Risposte to “Each tea lasts an hour, then he wanders home alone.”

  1. Arcadia Says:

    Buon viaggio, Fabrizio, e divertiti. Un giorno a Londra andrò anche io 😉

  2. thecapricorntm Says:

    Buon viaggio, oh se ti capita bevi uan pinta per me.

    Diciamocelo, bere birra lo faccio meglio io, ma entrare in un Pub e farti servire “una pinta” ha un gusto tutto particolare 🙂

I commenti sono chiusi.


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