Death of a blog

Capitano i periodi in cui si aggiorna di meno.
Capita per un sacco di motivi che, non sempre, hanno a che vedere con il mezzo blog. Ma, inizio a temere, capita anche per quel motivo.
I social network, volenti o nolenti, sono diventati la forma di espressione che va per la maggiore. Io, per dire, ne seguo quattro, basilarmente.
Facebook: sempre meno e sempre meno volentieri. Spesso lo guardo solo per leggere gli stati di persone a cui tengo, spesso rifiuto richieste di amicizia di persone che conosco il giusto – o anche abbastanza bene, ma verso le quali non provo particolare interesse – e ormai ho bloccato qualsiasi applicazione di giochi e giochini.
Twitter: a me piace, sebbene il limite dei caratteri e la difficoltà/impossibilità di quotare e rispondere ai tweet di coloro che segui, mi ha abbastanza annoiato. E poi c’è il buon Rudy che spamma e che quindi mi ha un po’ allontanato dal mezzo (non me ne volere Rudy, ma pagine intere occupate dai tuoi solo tweet dopo un po’ mi rendono inutile il mezzo. E comunque sempre siano lodati i ciccioli).
Friendfeed: è dei tre quello che ancora mi piace maggiormente. Posti la tua idea, la gente risponde (agli altri. A me è raro, ma non me ne faccio cruccio), si creano discussioni e flame. Un po’ un forum, un po’ un blog ridotto.
Buzz: è la via di mezzo tra FF e FB, per me. Funziona come il primo ed è seguito soprattutto dai miei amici come il secondo – tra le persone con cui ho più piacere di parlare, quanto meno – e in questo modo è un angolo dove vado con piacere.
Spesso le persone, nei social, linkano i post del proprio blog. Ma spesso e volentieri la gente commenta sui social e non sul blog stesso.
Il vantaggio di FF o di Twitter è che quando hai un’idea la puoi gettare lì e vedere se attechisce, se scatena delle reazioni. Da quelle e dalle discussioni che ne seguono, nascono concetti magari più profondi o interessanti, ma l’origine è il seme del pensiero.
Il blog richiede più impegno, più determinazione, più concentrazione. Spesso si fanno post brevi, frasi spezzate. Ci sono interi blog che tirano per quella strada, io stesso, a volte, non vado oltre quello.
Ma i post migliori, di solito, sono quelli che si prendono il loro tempo, che ti accompagnano per mano lungo le idee che vogliono trasmettere, che – come i buoni vini – decantano lungo tutta la pagina e ti regalano delle buone sorsate, alla fine. Non voglio dire che una discussione su Friendfeed o Facebook siano minori. Io stesso ho partecipato a differenti di queste.
Ma ho anche la sensazione che il blog stia diventando – se già non è diventata – un’arte che si sta andando a perdere, come suonare il didjeridoo (ma meno fastidioso, va detto).

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5 Risposte to “Death of a blog”

  1. Erebel Says:

    Io non penso sia così, sai Fab?
    Anzi, spesso il microblogging fa da traino alle perle della blogosfera: per me ultimamente è così. Seguire tutto è impossibile, ma se ricevo un tweet interessante che mi segnala un post, vado a leggerlo (o me lo salvo su Read it later). Idem con FF.
    I blog all’inizio erano l’unico (o quasi) modo per comunicare con il mondo e molti ci sono buttati senza troppa convinzione; ora grazie a FB, i blogger rimasti sono quelli che hanno qualcosa da dire per davvero e che sanno anche come scriverlo efficacemente.
    Insomma, il social network di massa ci libera da zavorra. 😉

  2. Raflesia Says:

    E poi il tuo blog ci mancherebbe troppo ^_^

  3. thecapricorntm Says:

    In effetti non scopri nulla di nuovo, chiacchierare con gli amici è da sempre piú facile che scrivere un testo.

    Il social network realizza in toto il testo di Caparezza ” Ma e con te che parlo o con il tuo facsimile?/ chatta, chatta pure, parlare è piú dificile” e in effetti ti permette di dire dei concetti molto semplici lasciando ( se c’è la possibilità), all’agora di sviulupparlo (cosa che poi accade raramente perche ci si perde in flame e minchiate)

    Il blog è essenzialmente scrittura, per cui se vuoi dire che la gente scrive meno, è vero, ma allo stesso tempo questa selezione naturale permette solo a quelli che hanno davvero qualcosa da dire e lo sanno esplicare di sopravvivere.

    Tieni duro, ancora un paio di anni e avrai la fila fuori dalla porta 😉

  4. chiara Says:

    io non posto quasi più.
    un po’ perché il tuo prolisso fratello m’ha contagiato con la sua bulimia letteraria, così passo da un mese di silenzio a due post di fila di 40 righe.
    un po’ perché il mio è un blog del tutto diverso dal tuo: è sempre stato un angolo a mio uso e consumo, e non è altro che un diario con l’elenco più o meno commentato degli eventi e disavventure che mi capitano (da fagiani che mi assalgono a piccioni che si dissolvono in nuvole di piume).
    il tuo invece si sente che è diretto agli altri.
    è un libro in divenire, e che fa sempre piacere sfogliare.
    e mi dispiacerebbe veramente non avere nuovi articoli a cadenza variabile.

  5. emilz Says:

    Ha ragione Chiara, il tuo è un libro in divenire. E poi tu scrivi da Dio, anche le cazzate. ^_^

I commenti sono chiusi.


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