After Zen /7

(continua /6)

Sono in ascensore.
Uno si aspetterebbe che per andare all’Inferno ci siano delle strade alternative. Qualcosa di mistico, tipo una luce che ti avvolge e ti conduce nei meandri del Male – quello con la M maiuscola, come in Morte, in Mefistofele e in Ministro. Oppure che si apra una qualche botola e io cada giù tra le fiamme e le urla di dolore dei dannati e i diavoli con i forconi e gli artigli per strappare lembi di carne a chi è condannato all’eterna sofferenza.
E invece sono in ascensore.
Che comunque, diciamocelo, è abbastanza clichè lo stesso, eh? Che c’è stato Angel Heart. E credo anche una storia di Topolino. E mi pare un numero di Dylan Dog.
Con l’ascensore, dico.
L’ascensore per l’Inferno. Per un attimo mi sorge il dubbio che la cosa dell’ascensore sia un palliativo per non pensare al fatto che sto andando nel regno di Satana.

Poco tempo prima sono ancora davanti a Gesù. Gesù mi ha chiesto di trovargli un idraulico. E siccome tutti gli idraulici vanno all’Inferno – pare  che sia colpa dei prezzi che applicano in vita – devo andare lì, dove Lucifero domina, a recuperarne uno per conto del Paradiso.
– Ma che gli dico? – chiedo – “Salve, vengo dal Paradiso, mi manda Gesù; che, vi avanza un idraulico?”?.
Gesù sorride – sì, il sorriso di infinito amore e bla bla bla – e poi fa un gesto vago con la mano.
– No, no. Abbiamo avvisato che stiamo inviando uno dei nostri.
– Ah quindi adesso sono uno dei vostri?
– In che senso?
– Cioè sono morto e la mia pratica viene accettata per un posto in Paradiso?
Gesù mi osserva, perplesso. Devo averlo colto in fallo.
– Mi cogli in fallo – conferma.
Ecco. Così imparo.
– Ma ora non è questo che conta – mi dice, mettendomi una mano sulla spalla, – quanto il fatto che, se ci fai questo favore, te ne saremmo eternamente grati. E quando dico “eternamente” so di cosa parlo.
– E’ tipo il buono “Uscite gratis di prigione”?
Mi fissa, perplesso.
– Parlare con te, è come parlare con un dizionario della cultura pop – dice.
– E’ un insulto?
– Fai tu.
Decido di non pensarci.

E sono dentro l’ascensore. E accanto a me c’è un Angelo. Uno vero. Di quelli con le ali e i capelli biondi, ma non ha la spada fiammeggiante accanto.
– Niente spada, eh? – dico, con fare amichevole.
– No, niente – commenta, asciutto.
– Come mai?
– Sto staccando.
– Staccando?
– Dal turno.
– Avete i turni, in Paradiso?
– Non dovremmo?
– E come li calcolate?
– In che senso? – ora sembra perplesso.
– Qui il tempo non esiste, giusto? Qui c’è l’Eternità e basta. In base a cosa decidete quanto dura un turno?
L’Angelo mi guarda e non dice niente. Mi fissa la fronte. Non parla. Ho quasi paura. Poi estrae un cellulare da una tasca che io non riesco a vedere e compone un numero, sempre guardandomi, come se avesse il timore che io possa dileguarmi.
– Uriele? Ciao. Ascolta, ti ricordi quando il nostro sindacalista ha detto trionfante quella roba sul “lavorare meno, lavorare tutti”? Che i turni ora erano umani e tutti facevano qualcosa? Ecco, secondo me c’hanno fregato.
Rimane in ascolto, ma ancora mi guarda. Io comincio a sentirmi un pò imbarazzato.
– Sì, perché qui c’è l’Eternità. Sì, quella con la E maiuscola. E io che ho detto? No, ho detto Eternità. Sì. E. E-ternità. No, no. Ti sbagli.
Mi guarda.
– Confermo – dico, sperando di essere d’aiuto.
– Conferma anche uno, qui. E che ne so, chi è. E’ uno che ho beccato in ascensore e che effettivamente mi ha fatto presente che questa cosa dei turni è un pò strana. Non lo so chi sia. Uno insignificante.
– Ehi!
– Comunque. Che facciamo? Come sarebbe a dire “sciopero”? Non ti ricordi i casini dell’ultima volta?
Lo guardo, sempre più perplesso, e lui copre il microfono del cellulare.
– Non abbiamo lavorato per una settimana e mancava l’ispirazione per le buone azioni.
Scrollo la testa.
– In quella settimana hanno inventato i reality. E l’Episodio 1 di Guerre Stellari.
– Uh.
Riprende a parlare nel cellulare, alzando un dito a zittirmi.
– Sì? Un attimo.
Ricopre un’altra volta il microfono e mi studia.
– Com’è che ti chiami?
– Fabrizio.
– Si chiama Fabrizio – dice all’altro. – Si. Va bene.
Chiude la conversazione.
– Stai fermo – mi dice, mentre mi punta contro il cellulare.
Sento il click classico di una macchina fotografica e lui che ci aggeggia.
– Posso sapere cosa succede?
– Ti segnalo sul blog del nostro sindacato come ispiratore del nostro prossimo sciopero.
– Ah. E…cioè…devi proprio?
– Perché no? Non sei contento di averci ispirato nella nostra strada verso il miglioramento?
– Dipende: si saprà che sono stato io?
– Certo.
Gesù non sarà contento.

(continua)

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3 Risposte to “After Zen /7”

  1. Tie Pilot Says:

    Temevo di essermi perso qualche puntata di questo piccolo capolavoro, ora attendo con ansia le evoluzioni future!

  2. chiara Says:

    e tu vorresti andare in paradiso?

    (mi hai fatto venire voglia di rivedermi “dogma”)

  3. thecapricorntm Says:

    Non so se la via dell’inferno sia lastricata di bone intenzioni, ma a mio avviso prima chiudi la santa ciabatta e meglio è 😀

I commenti sono chiusi.


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