Sulla strada /1 – Brasile

Giusto per dire due banalità: il Brasile è grande e in Brasile si parla il portoghese.
Dico che sono banalità perché le sappiamo tutti, queste cose, ma poi quando ci si trova davanti ci si accorge che, forse, non ci si aveva dato abbastanza peso e che ci sono fatti di cui non abbiamo tenuto conto.

Per esempio che il Brasile è veramente grande. Che vuol dire che per spostarsi da Rio a Foz di Iguaçu, che sulla cartina non pare un gran tragitto, si attraversano 1.400 kilometri e che quindi un viaggio con volo interno è necessario. Il Brasile non è un paese che ti vedi in una visita o due, richiede pazienza, tempo, soldi (anche se il cambio è discretamente favorevole, va detto) e soprattutto essere pronti a trovarsi davanti a una faccia sempre diversa dal punto di vista architettonico e da quello delle persone (dall’alcool no, la capirinha te la danno ovunque).

Per dire: Rio de Janeiro è moderna o almeno cerca di esserlo. Dal punto di vista architettonico offre palazzine e case squallide, ma anche grattacieli eleganti e hotel da multiple stelle – e su questo ci sarebbe da aprire un paragrafo a parte, ma ho come l’impressione che il cinque stelle di Rio sia paragonabile al quattro stelle italiano e il quattro brasiliano al nostro tre stelle/tre stelle superior al massimo, – a Rio ci si sente immersi nel moderno, in qualche modo. Esotico, ma moderno. Quando ci si sposta a Ouro Preto, uno dei principali centri minerari del mondo, si affronta il Brasile tradizionale, con le sue case basse, i suoi mercatini di oggetti fatti a mano, la sua gente che parla portoghese. Due facce diverse di un paese che, a Foz di Iguaçu, ti mostra ancora una faccia un po’ più lussuosa, pur essendo una meta essenzialmente turistica.

Il portoghese è la lingua ufficiale e questo vuol dire che molti Brasiliani parlano quella e basta. Ed è estremamente frustrante, perché paiono non concepire che tu non possa parlarla a tua volta. Tendono a dirti delle cose e tu gli fai capire che non capisci la loro lingua e loro sgranano gli occhioni e dicono “ah no entiende?” e poi ricominciano a parlarti in brasiliano alla stessa velocità, come se tu non avessi detto niente. Questo causa anche degli incidenti imbarazzanti. Per esempio, la mia guida, a Foz di Iguaçu, mi stava raccontando della sua vita, dei suoi viaggi e del fatto che non era andato in America con la moglie perché non aveva avuto il visto e che poi sua moglie *parte incomprensibile*. Mi pareva di avere capito che la moglie glielo avesse fatto pesare e allora ho ridacchiato e sorriso. E lui, molto seriamente, mi ha fatto capire che aveva appena detto che la moglie era morta di tumore un anno e mezzo prima. Una figuraccia di quelle epiche.

Inizialmente mi pareva inconcepibile che molti non conoscessero l’inglese, poi ho capito che il sistema scolastico brasiliano, cosa confermata da una delle guide con cui ho parlato, fa tendenzialmente schifo e l’inglese non è sicuramente nelle priorità di un paese che vive di estremi – non c’è la media classe, per dire; sta comparendo lentamente, ma per ora chi è povero è poverissimo e chi è ricco è ricchissimo e in mezzo il nulla. L’unico modo è cercare di stare dietro al portoghese e capire cosa diavolo vogliono da te, ma a seconda di quanto parlano veloci, di quanto è complicato l’argomento e di quanto uno è stanco, è estremamente difficile e a tratti snervante. Per quanto, mi dicono, sia una lingua facilissima da imparare e devo ammettere che dopo una settimana, avevo meno difficoltà a capirla, per quanto di usarla a mia volta non se ne parlasse ancora – sapevo dire le solite cose base “grazie”, “buongiorno-buonanotte-buonasera” e così via.

Resta il mistero della saudade. C’è o no? Si prova o no?
La mia risposta è: dipende. Devo dire che ci sono stati spettacoli di cui sento la mancanza e che mi hanno mozzato il fiato, che rivedrei forse volentieri. Ma ci sono stati anche luoghi che mi sono piaciuti, ma dei quali non sento particolarmente la mancanza e, forse, difficilmente tornerei a visitare. Mi è rimasta, lo ammetto, un po’ di nostalgia di Rio, che è una città complicata, che merita altre visite e di essere vista “dall’interno”, cioè al di fuori di quelle mete turistiche che sono il Pan di Zucchero o il Cristo Redentore. Mi è rimasta la voglia di passeggiare ancora per Copacabana e Ipanema e di visitare qualche locale notturno tipico, perché sono aspetti della città molto affascinanti e che meritano sicuramente di essere vissuti a pieno.

Ah sì, come nota conclusiva: c’è un’altissima percentuale di persone (di qualsiasi età o sesso) con l’apparecchio per i denti. Non saprei spiegare come mai e nessuno me l’ha saputo dire; immagino ci sia qualche facilitazione per rifarseli…

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4 Risposte to “Sulla strada /1 – Brasile”

  1. emilz Says:

    Devo dirti, il Brasile non è nella mia lista dei desideri più impellenti, ma un giorno spero di poterla visitare, solo che io di portoghese non spiccico una parola. Va bene uguale il barese?

  2. capricorn Says:

    Fa piacere vedere che il tuo skill ” Evoca improbabili figure di merda” è sempre funzionante dovunque tu ti sposti.

    XP spesi bene dico io 😀

  3. Arcadia Says:

    Ho letto con molto interesse. Anche io, come Emilz, vorrei andare in Brasile, soprattutto dopo la lettura di “Tristi Tropici” di Claude Lévi-Strauss (che ti consiglio).

  4. chiara Says:

    problemi con la lingua?
    benvenuto nel mio mondo… -_-“

I commenti sono chiusi.


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