Archive for agosto 2009

Ultimate Paperoga

agosto 31, 2009

Pare che la Disney si sia comprata la Marvel.

Post criptico…

agosto 30, 2009

BWAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHH!!!!!

P.S. No, niente, non potete capire.

Sulla strada /1 – Brasile

agosto 30, 2009

Giusto per dire due banalità: il Brasile è grande e in Brasile si parla il portoghese.
Dico che sono banalità perché le sappiamo tutti, queste cose, ma poi quando ci si trova davanti ci si accorge che, forse, non ci si aveva dato abbastanza peso e che ci sono fatti di cui non abbiamo tenuto conto.

Per esempio che il Brasile è veramente grande. Che vuol dire che per spostarsi da Rio a Foz di Iguaçu, che sulla cartina non pare un gran tragitto, si attraversano 1.400 kilometri e che quindi un viaggio con volo interno è necessario. Il Brasile non è un paese che ti vedi in una visita o due, richiede pazienza, tempo, soldi (anche se il cambio è discretamente favorevole, va detto) e soprattutto essere pronti a trovarsi davanti a una faccia sempre diversa dal punto di vista architettonico e da quello delle persone (dall’alcool no, la capirinha te la danno ovunque).

Per dire: Rio de Janeiro è moderna o almeno cerca di esserlo. Dal punto di vista architettonico offre palazzine e case squallide, ma anche grattacieli eleganti e hotel da multiple stelle – e su questo ci sarebbe da aprire un paragrafo a parte, ma ho come l’impressione che il cinque stelle di Rio sia paragonabile al quattro stelle italiano e il quattro brasiliano al nostro tre stelle/tre stelle superior al massimo, – a Rio ci si sente immersi nel moderno, in qualche modo. Esotico, ma moderno. Quando ci si sposta a Ouro Preto, uno dei principali centri minerari del mondo, si affronta il Brasile tradizionale, con le sue case basse, i suoi mercatini di oggetti fatti a mano, la sua gente che parla portoghese. Due facce diverse di un paese che, a Foz di Iguaçu, ti mostra ancora una faccia un po’ più lussuosa, pur essendo una meta essenzialmente turistica.

Il portoghese è la lingua ufficiale e questo vuol dire che molti Brasiliani parlano quella e basta. Ed è estremamente frustrante, perché paiono non concepire che tu non possa parlarla a tua volta. Tendono a dirti delle cose e tu gli fai capire che non capisci la loro lingua e loro sgranano gli occhioni e dicono “ah no entiende?” e poi ricominciano a parlarti in brasiliano alla stessa velocità, come se tu non avessi detto niente. Questo causa anche degli incidenti imbarazzanti. Per esempio, la mia guida, a Foz di Iguaçu, mi stava raccontando della sua vita, dei suoi viaggi e del fatto che non era andato in America con la moglie perché non aveva avuto il visto e che poi sua moglie *parte incomprensibile*. Mi pareva di avere capito che la moglie glielo avesse fatto pesare e allora ho ridacchiato e sorriso. E lui, molto seriamente, mi ha fatto capire che aveva appena detto che la moglie era morta di tumore un anno e mezzo prima. Una figuraccia di quelle epiche.

Inizialmente mi pareva inconcepibile che molti non conoscessero l’inglese, poi ho capito che il sistema scolastico brasiliano, cosa confermata da una delle guide con cui ho parlato, fa tendenzialmente schifo e l’inglese non è sicuramente nelle priorità di un paese che vive di estremi – non c’è la media classe, per dire; sta comparendo lentamente, ma per ora chi è povero è poverissimo e chi è ricco è ricchissimo e in mezzo il nulla. L’unico modo è cercare di stare dietro al portoghese e capire cosa diavolo vogliono da te, ma a seconda di quanto parlano veloci, di quanto è complicato l’argomento e di quanto uno è stanco, è estremamente difficile e a tratti snervante. Per quanto, mi dicono, sia una lingua facilissima da imparare e devo ammettere che dopo una settimana, avevo meno difficoltà a capirla, per quanto di usarla a mia volta non se ne parlasse ancora – sapevo dire le solite cose base “grazie”, “buongiorno-buonanotte-buonasera” e così via.

Resta il mistero della saudade. C’è o no? Si prova o no?
La mia risposta è: dipende. Devo dire che ci sono stati spettacoli di cui sento la mancanza e che mi hanno mozzato il fiato, che rivedrei forse volentieri. Ma ci sono stati anche luoghi che mi sono piaciuti, ma dei quali non sento particolarmente la mancanza e, forse, difficilmente tornerei a visitare. Mi è rimasta, lo ammetto, un po’ di nostalgia di Rio, che è una città complicata, che merita altre visite e di essere vista “dall’interno”, cioè al di fuori di quelle mete turistiche che sono il Pan di Zucchero o il Cristo Redentore. Mi è rimasta la voglia di passeggiare ancora per Copacabana e Ipanema e di visitare qualche locale notturno tipico, perché sono aspetti della città molto affascinanti e che meritano sicuramente di essere vissuti a pieno.

Ah sì, come nota conclusiva: c’è un’altissima percentuale di persone (di qualsiasi età o sesso) con l’apparecchio per i denti. Non saprei spiegare come mai e nessuno me l’ha saputo dire; immagino ci sia qualche facilitazione per rifarseli…

Riassumendo

agosto 30, 2009

Tornato.
21 giorni.
11 aerei.
9 ore di jet lag.
8 alberghi.
6 luoghi visitati.
Come diceva Forrest Gump, sono un pò stanchino. Ma dopo un buon sonno sarei anche pronto a ricominciare.
Ci si ribecca in giro, che è finita la pacchia.

Bright light city gonna set my soul on fire

agosto 7, 2009

Che ad Agosto andrò in ferie. E parecchio.
Nel senso che tramite contatti con il padrino di mio fratello che è proprietario di un hotel in loco mi ritrovo ad andare a Rio de Janeiro per una decina di giorni, dopo di che mi sposto a Las Vegas per altri dieci giorni.
Ed è tutto un gran casino. Nel senso che se a Las Vegas ho organizzato io – trovato l’hotel, preso i biglietti per i vari spettacoli, preparato una puntata alla Diga Hoover e al Grand Canyon –  in Brasile le cose sono organizzate da chi mi ha offeto cortesemente vitto e alloggio. E gli ultimi messaggi erano una serie di raccomandazioni su come evitare di farsi tagliare la gola, compresa l’inquietante consiglio di camminare sempre dalla parte delle case e mai dal lato del mare – il perché è un mistero. Immagino ci sia qualche creatura marina che emerge dall’acqua e si nutre di ignari passanti.
Comunque starò via tre settimane, di cui quattro giorni sui vari aerei – che, così, en passant, segnalo che ne sono caduti parecchi, ultimamente, – ma prevedo di passare qui, se trovo un adattatore di presa per il mio PC, altrimenti mi arrangio con l’Ipod Touch e posto senza le foto.
Statemi bene, ci si ribecca. Riposatevi, fate sesso – voi due non troppo e sapete bene che parlo di voi due, non fate finta di niente! – e ci si ribecca qui sopra.
Lascio, in ricordo, la playlist fatta appositamente per Las Vegas, a uso e consumo di voi tutti – ma piano con gli insulti.
1. Steve Ray Vaughn – The house is rockin’. Scatenato e rockettaro e inciso all’ingresso del Hard Rock Hotel, a Las Vegas.
2. Elvis – Viva Las Vegas. Non poteva mancare e da anche il titolo a questo post.
3. Bob Seger – Old time rock’n’roll. Prevedo di ripetere la scena di Tom Cruise in “Risky Business” nella camera del Luxor.
4. Creedence Clearwater Revival – Up around the bend. Texani, ma siamo sempre verso sud e non vedo l’ora di vedere il deserto.
5. Elton John – Rocket Man. Il maledetto inglese ha finito una serie di serata a LV proprio recentemente. E poi è perfetta per le atmosfere notturne.
6. Doctor and the medics – Spirit in the sky. Ha un testo che sembra uscito da una visione di uno sciamano indiano e al Grand Canyon sarà perfetto.
7. Dave Dee, Dozy, Beaky, Mitch & Titch – Hold tight. Ideale per una gita in macchina con i finestrini abbassati e il vento che ti scompiglia i capelli. Sperando come non finire come le protagoniste di Grindhouse che la ascoltavano.
8. ACDC – You shook me all night long – E vuoi non sentirla, mentre stai in un locale di strip t…ehm…
9. Tito & Tarantula – After Dark. Sempre per quanto riguarda le atmosfere del deserto.
10. Blues Brothers – Jailhouse Rock. ‘nuff said.
11. Bruce Springsteen – Hungry Heart. Canzone sulla fuga e sul viaggio. Volevo Born to run, ma non la trovo.
12. Guns’n’Roses – Paradise City. “Welcome down to Paradise City, where the grass is green and the girls are pretty. Take me home!”. No, dico…
13. Jimmy Ray – Are you Jimmy Ray?. Tamarra il giusto (ma forse dovrei mettere Goin’ to Vegas…mmmh…).
14. Rolling Stones – Route 66. Che è quella che porta al Grand Canyon, per l’appunto.

Qualcosa non va. /4

agosto 7, 2009

Qualcuno è arrivato sul mio blog cercando su Internet “donne amanti del cazzo”.

P.S. Ho come un sendo di déjà-vu. E l’impressione che siamo entrati in un circolo vizioso.

Patti chiari, amicizie lunghe.

agosto 6, 2009

Zen: Se facessimo una lista di tradimenti consentiti, nel nostro rapporto, chi sceglieresti?
Dolce Metà: Sawyer. Tu?
Zen: Tua cugina Valentina.
*POW*

Qualcosa non va. /3

agosto 6, 2009

Qualcuno è arrivato sul mio blog cercando su Internet “donne con cazzoni”.

Qualcosa non va. /2

agosto 5, 2009

Qualcuno è arrivato sul mio blog cercando su Internet “quindicenni da inculare”.

Oddio.

agosto 4, 2009

Vai a vedere che Barbara Berlusconi è di sinistra.
P.S. Per chi avesse la memoria breve, aveva già fatto questa dichiarazione, in tempi non sospetti.