After Zen /5

(continua /4)

Gesù si ferma e mi guarda, sorridente. E’ il sorriso più pacifico e radioso che abbia mai visto. E’ come se nessuno mi avesse sorriso, prima di questo momento. Come se contenesse tutti i sorrisi del mondo, da quando Dio l’ha creato. Come se nessun potesse mai più sorridere, dopo questo sorriso.
– Mi stai per tirare una fregatura, vero? – chiedo.
– Fregatura? Che tipo di fregatura?
– Non lo so. Ma non mi piace il tuo sorriso – affermo, osservandolo con attenzione.
– Il mio sorriso? Non ti sembra pacifico? Non ti sembra come se nessun altro ti avesse mai sorriso così?
– Eh sì. Per questo temo l’inculata.
C’è un riverbero pazzesco. La parola “inculata” risuona con effetto eco, amplificato al massimo, roba che potrebbe venire giù una montagna, a causa delle vibrazioni.

Gesù continua a sorridere, ma se non sapessi che non è possibile, mi verrebbe dal pensare che stia leggermente sudando. Il sorriso è sempre lo stesso, ma per una frazione di secondo mi è sembrato avesse tremato.
– Mi stavo giusto chiedendo quale fosse la politica sulle parolacce, qui in Paradiso – ammetto.
– Si possono dire – concede lui.
– E l’effetto eco?
– Effetto eco?
– Cazzo – dico.
La parolaccia cresce e rimbomba, comincio a pensare che possano sentirla anche sulla Terra, all’Inferno e in qualsiasi luogo. Il sorriso di Gesù mi pare anche un pò meno radioso.
– Ah quello – dice lui.
– Eh.
– Siccome mio padre non apprezza le parolacce, ma c’è quella storia del libero arbitrio, allora quando uno dice qualche volgarità, come hai appena detto tu, questa fa una specie di effette eco ed è sgradevole. Perché a lui così risuona, quando ne sente una.
– Una specie di cura psicologica. Metti a disagio chi impreca, così che lui smetta di farlo.
– Una cosa del genere.
– Capisco.
Gesù smette di sorridere di colpo.
– Cosa? – chiede.
– Mh?
– Mi devi fare una domanda, lo si vede lontano un miglio.
– No, figurati.
– Dai, dai, levati il peso e fammela.
– Non è che sia così importante, eh?
– Devo tirartela fuori con le pinze?
– No, è che mi chiedevo…si tratta delle parolacce…
– Come potrei mai dubitarne?
– Chi è che decide quali sono parolacce e quali no?
– …
– Che c’è?
– Stai scherzando?
– No, giuro. Cioè, è chiaro che “ca… – mi fermo appena in tempo e mi lancio uno sguardo furtivo intorno , – che la parola con la “C” è una parolaccia. Ne abbiamo anche avuto la prova. Ma le altre?
– Direi che ne fate ampio uso, sulla Terra, sapremo bene cos’è una parolaccia, no?
– Sì, certo. Ma, così, per dire: che mi dici di “cazzarola”?
L’effetto eco è talmente forte che mi si incrina una lente degli occhiali. Li levo e li guardo, allibito, mentre Gesù mi fissa, tra l’allibito e il misericordioso.
– Cioè, vuoi dire che “cazzarola” è più forte di “cazzo”?
Vibrazioni. Tremori. Terra – o quello che è quello che calpestiamo – che pare sul punto di frantumarsi. La commistione di parolacce sembra ottenere un discreto effetto. Improvvisamente sento un fischio e mi volto in tempo per vedere un angelo schiantarsi a terra con un botto.
Cazzo.
Lo penso, non lo dico. Ma quando guardo Gesù è chiaro che l’ha sentito lo stesso.
Prima che possa dire qualsiasi cosa, però, sentiamo quella che è chiaramente la suoneria di un cellulare.
Hit me, baby, one more time.
Gesù tira fuori un Samsung Omnia da Dio solo sa dove e risponde alla chiamata. Gesù ha Britney Spears come suoneria del cellulare. E io che pensavo di essere demodè con la suoneria base della Nokia.
– Sì. Sì. E’ qui. Sì. Lo faccio smettere. Sì.
Interrompe la conversazione e mi guarda, paziente.
– Archiviamo il capitolo parolacce? – chiede, ma non sembra una domanda che ammetta repliche, a dirla tutta.
– Sì. Cioè, non hai ancora risposto alla mia domanda su chi ha deciso quali sono parolacce e quali no e in base a quale linea guida.
Lui sospira e mi guarda ancora una volta come se il dolore di chiodi nella carne non sia niente, se paragonato alla rottura di scatole che sono io.
– In effetti ti batti quasi alla pari – dice.
– Insisto che questa cosa della lettura del pensiero non è bella, che ca…
– C’è un organo – mi interrompe al volo – che ha stabilito, dopo accurati studi, cosa sono parolacce e quali no. La lista è stata poi sottoposta a mio padre, che ha corretto, aggiunto, modificato e indicato i livelli di gravità di una parolaccia.
– In base a cosa?
– In base a sue esperienze personali.
– Del tipo?
– Del tipo che quella parola che finisce con “ola” che hai usato tu gli ricorda brutte cose e quindi preferisce non sentirla dire.
– Brutte co…
– Brutte cose del tipo che quando si è affacciato sull’Eden ha detto ad Adamo “Adamo, perché ti nascondi?” e Adamo ha risposto “Mi nascondo perché sono nudo”. E allora mio padre ha chiesto “Ma come fai a sapere che sei nudo?” e Adamo ha risposto “Bè si vede che sto con il pisello fuori, cazzarola!”.
Ci fissiamo senza dire niente. Io sto cercando di non ridere. Gesù è pacifico.
E improvvisamente mi sorride di nuovo.
Arriva l’inc…quella.

(continua)

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3 Risposte to “After Zen /5”

  1. capricorn Says:

    Allora QUESTO voleva dire Dante Alighieri con “Pisa tremar fa l’acqua e le terra”?

    Parlava di moccoli?

  2. egalmon Says:

    se ci fosse anche sulla terra una cosa del genere, non si potrebbe più nemmeno parlare. mi immagino il casino. io dico cacchio al posto di c..o, è una parolaccia?

  3. chiara Says:

    “In effetti ti batti quasi alla pari ” m’ha commosso da quant’è bella!
    :DDDDDDDDDDDDDDDDDDDD

I commenti sono chiusi.


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