Archive for marzo 2009

Sunday bloody Sunday /3

marzo 17, 2009

(parte 1 / parte 2)

L’arrivo a Modena si svolge senza intoppi – che direi che già ce n’erano stati abbastanza. Trovo pure parcheggio davanti al luogo dove si tiene l’incontro ed entro rapido.
Si tratta di una “piccola” struttura che permette a diversi stand di piccoli editori di mostrare i propri prodotti e cercare di attirare più pubblico possibile. Ci sono anche due piccoli salottini per degli incontri tra scrittori e chi è venuto e magari non si è dimenticato il portafogli a casa.
Mi muovo per il labirinto e, com’è ovvio, lo stand che cerco io è l’ultimo e si trova nella stanza più dispersa. C’è un tavolo con dei libri e diversi volantini e, dietro questi, c’è seduto un ragazzo pacioccone e sorridente. Che fissa il vuoto. Mi metto davanti a lui e attendo, pazientemente. Poi pazientemente un cazzo, che sono già abbastanza incavolato di mio e attiro la sua attenzione. Lui, impassibile, sorride in maniera sempre molto pacata, ricordandomi Ciccio di Nonna Papera.
Io: “Scusa se ti disturbo…”
Lui: “No, non mi disturbi. Stavo leggendo.”
Aveva lo sguardo perso nel vuoto. Mi volto e vedo che sul muro, in fondo, c’è appeso un manifesto. Mi giro nuovamente e lo vedo che mi sorride bonario.
Paura.
Chiedo dove si trova la signora e lui mi spiega che è a una conferenza. Vado alla sala indicatami e vengo travolto dalla massa che esce dall’incontro, ormai concluso. Vedo passare una signora austera, occhiali, elegante. E’ sicuramente lei. Mi faccio un giro, deciso ad aspettare un pò prima di tornare allo stand; quando lo faccio la signora non è presente. Impreco, c’è un sacco di gente della conferenza, ma di lei nessuna traccia. In compenso c’è una ragazza giovane, molto carina, che parla con il sacco di gente di cui sopra; improvvisamente mi sorge un dubbio e torno dal mio migliore amico ebete e, indicando la ragazza, chiedo se è lei quella che cerco. E lui, gentilissimo, dice che sì. Signora austera un cazzo. Il mio nuovo amico attira la di lei attenzione e ci stringiamo la mano e, mentre me la stringe visibilmente perplessa, le dico chi sono.
Sorriso da un orecchio all’altro. “Che sorpresa meravigliosa” e “Non me l’aspettavo” e “Dovevi dirmelo che venivi” e “Ti immaginavo diverso” e “Significa tanto che tu sia così”. Mi dice che parte alle cinque, ma che prima ci tiene assolutamente a trovare del tempo per parlare con me; che vuole ritagliarsi un piccolo spazio per noi due soli. Ci accordiamo per vederci dopo pranzo.
Ora. Credetemi. Avrei aneddoti ulteriori da raccontare. Aneddoti che riguardano il posto dove sono andato a mangiare e le cinque (CINQUE! 5!) persone che si alternate per darmi una piadina con prosciutto e formaggio e aneddoti sul parco dove sono andato a sedermi, tra il barbone con il cartone di tavernello nella busta di plastica e il maniaco che mi faceva cenni con la testa che non capivo.
Ma non li racconterò perché sono convinto che quando così tanta roba ti capita nell’arco di meno di sei ore, o c’è un progetto preciso dietro o è meglio se fai finta di niente, che altrimenti rischi di impazzire per lo sforzo.
So solo che alle tre e mezza la chiamo, la mia nuova migliore amica e che la incontro nei corridoi. E che lei è accompagnata da un signore di mezza età con i capelli bianchi e che lei si scusa con lui per quella che sarà l’ultima interruzione della loro chiacchierata. E poi mi guarda e sorride ancora. E mi dice “non ho tempo di parlarti, oggi. Però la tua presenza qui è stata meravigliosa. E’ contata tantissimo. Mi hai fatto una sorpresa meravigliosa.”.
E io, sorridendo: “Ci basta poco, cavoli.”. E poi ci salutiamo con due baci sulla guancia e io decido che torno a casa senza neanche incavolarmici, perché comunque a casa sono riuscito ad arrivarci che vista com’era partita la giornata un pterodatilo poteva piombare dal cielo e portarmi via con tutta la macchina.

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Questo hotel merita un criminale di maggior classe

marzo 16, 2009

La responsabile delle sale congressi stamani è stata abbigliata dal Joker.

Bonjour, monsieur Lapalisse

marzo 11, 2009

Ore 12.23.
Io: “Buongiorno, sono Fabrizio. Come posso aiutarla?”
Lui: “Buongiorno. Io cercavo il portiere di notte.”
Io: “Vista l’ora direi che è improbabile che sia in servizio, se ne renderà conto anche lei.”
Lui: “Ah. E quando lo trovo?”
Io: “Come da nome, direi di notte.”
Tutti io. Tutti io.

Sunday bloody Sunday /2

marzo 10, 2009

(continua /1)

Ci sarà pure il sole e non farà nè troppo caldo, nè troppo freddo, ma dopo quaranta minuti d’attesa la mia dose di pazienza è già partita alla volta dei Caraibi.
Ma la mia Dolce Metà arriva in mio aiuto e la vedo apparire nello specchietto retrovisore, accompagnata dalla tromba del settimo cavallegeri. C’è un passaggio di portafogli, qualche effusione di ringraziamento – sì, ogni scusa è valida – e poi vado al casello, conscio di dover entrare e poi riuscire.
Quello di cui non sono conscio, ma che scopro dolorosamente, è che il casello automatico – che quelli con l’adetto erano tutti chiusi – non riesce a leggere il mio biglietto. E infatti compare sullo schermo la scritta “Lettura non possibile. Attendere assistenza. Grazie.”. Il “grazie” mi è parso particolarmente sarcastico, come se avessi avuto un’altra scelta, tipochesomai sfondare la barricata e scappare brado per la tangenziale.
Sento la voce del casellante nell’interfono.
Lui: “Buongiorno.”
Io: “A lei (che un pò voleva dire ‘buongiorno un cazzo’, ma insomma). Mi dice che non riesce a leggere e di aspettare assistenza.”.”
Lui: “Eh, non riesce a leggerlo. Lei ha fatto retromarcia.”
Io: “Sono arrivato a Modena Sud e sono tornato indietro.”
Lui: “No, no. Lei ha fatto inversione a U nel piazzale ed è tornato indietro.”
Io: “Sì, per l’appunto. E’ che avevo dimenticato il portafogli a casa e non potevo pagare il casello.”
Lui: “Ma lo sa che ha fatto una cosa illegale? Se la vedeva la Polizia le toglieva la patente, le faceva una multa discretamente elevata e le sequestrava la macchina!”
Io: “Ah. No, mi dispiace, guardi, ma non sapevo cosa fare…”
Lui: “Eh, le dispiace. Ma lo sa che ha fatto una cosa illegale? La Polizia se la vedeva le sequestrava la patente e le faceva una multa discretamente alta.”
Io: “Sì, capisco. Ma, davvero, ero un pò nel panico e non sapevo cosa fare. Ho visto il cartello per Bologna e non ci ho pen…”
Lui: “Eh, il cartello per Bologna. Se la Polizia la vedeva le faceva la multa elevata e le toglieva la patente. Ha fatto una cosa illegale, sa?”
Ora, giuro, prendere il concetto “Polizia.Sequestro patente.Multa salata.” e moltiplicatelo per altri tre scambi, laddove qualsiasi cosa io dicessi prendevo sempre la stessa risposta, avessi anche detto “cicca cicca bum”.
Lui: “Comunque, ora le faccio un conto di casello un pò elevato. Lei ha quindici giorni per andare a un Punto Blu e farsi spiegare cosa ha sbagliato e vedere se non gliela fanno pagare”.
Io: “OK, va bene.”
Lui: “Che lei ha fatto una cosa illegale, sa? Ora le faccio un conto di casello un pò alto, poi lei va in un Punto Blu entro quindici giorni e si fa spiegare cosa ha sbagliato.”
Io: “Sì, grazie.”
Si chiude la conversazione. Vedo apparire sullo schermo un conto di Euro 41,10. Imprecazioni a fiume. Nel portafogli ho 20 Euro. Prendo il bancomat e lo infilo dentro e la macchina me lo risputa indietro, sdegnata.
Sospiro e premo il tasto per chiamare l’emergenza.
Lui, dal nulla: “Ora le faccio un conto di casello un pò alto e poi lei entro quindici giorni va a un Punto Blu e si fa spiegare cosa ha sbagliato e forse gliela levano.”
Io: “Sì, OK. Però non ho 41 Euro, ora, e non mi accetta il bancomat.”
Lui: “Perché le sto facendo un conto di casello un pò alto e poi lei…”
Io: “Sì, sì, per Dio, ho capito! Dico solo che non mi accetta il bancomat e non so come pagarla.”
Lui: “Ma no, che bancomat e bancomat! Io ora le faccio un conto di casello un pò alto e poi lei ha 15 giorni per andare a un Punto Blu e farsi spiegare cosa ha sbagliato. Poi vede, magari gliela levano.”
Io, stremato: “OK. Quindi posso andare? La sbarra è ancora abbassata.”
Lui: “Eh, ma vada entro 15 giorni al Punto Blu che lei ha fatto una cosa illegale, sa? Perché se la Polizia la vedeva, le sequestrava la macchina e la patente!”
Io: “Ho capito, santa Madonna, ho capito! Alziamo questa maledetta sbarra o no!?”
Lui: “Sì, certo. E vada al Punto Blu.”
Io:  “Sì! Sì!”
Lui: “Entro 15 giorni.”
Io: “Lo giuro, ma ora alzi la sbarra, la prego!”
Alza la sbarra e mi avvio, prendendo in seria considerazione di tornare a casa. Poi stringo i denti e decido che DEVO andare a Modena o tutto questo non avrebbe senso.
Come scoprirò poi, avevo ragione.
Non ha avuto senso.

(continua)

Indiana Smith. E’ nato in Indiana.

marzo 10, 2009

Qui trovate un’analisi della trascrizione dell’incontro al quale parteciparono George Lucas, Steven Spielberg e Lawrence Kasdan durante il quale nacque il personaggio di Indiana Jones e la prima bozza di trama de I predatori dell’arca perduta.
E’ un articolo notevolissimo, che mette alla luce un mucchio di cose interessanti sulla nascita del personaggio e il lavoro che c’era dietro. E troverete anche il link alla trascrizione completa, che consta di 125 pagine.

Sunday bloody Sunday /1

marzo 10, 2009

Che praticamente decido di andare a Modena. Devo incontrare una persona a una convention di piccola e media editoria, per parlare di un progetto. No, in realtà per vederla in faccia e vedere se via mail ci siamo trattati un pò così perché la mail non è sempre il modo migliore per parlarsi.
Così domenica mattina mi alzo ed esco di camera tipo ninja e mi vesto ed esco di casa e salgo in macchina e vo. C’è il sole, si sta bene, né troppo caldo, né troppo freddo; posso guidare con il finestrino abbassato e cantare a squarciagola qualsiasi canzone la mia autoradio sputi fuori. Bello.
Poi arrivo a Modena Sud e mi accorgo che ho dimenticato il portafogli a casa. Nel cappotto che indossavo la sera prima, perché mi ero vestito un pò elegante per una cena e che diavolo avevo in mente?  Rallento e mi fermo con la macchina tra due caselli chiusi. Esploro ogni tasca alla ricerca di qualche spiccio per pagare il casello – sorvolando su cosine tipo che nel portafogli c’è pure la patente – e alla fine devo rinunciare. Prendo il cellulare e chiamo a casa. Ho fortuna e la mia Dolce Metà sente il telefono attraverso due porte e il sonno tipo narcolettico terminale nel quale di solito sprofonda. Le spiego l’accaduto e lei rimane perplessa all’idea di arrivare fino a Modena Sud perché non sa se ha abbastanza benzina.
Lancio un’occhiata nello specchietto retrovisore e che ti vedo? Un cartello che indica per Bologna. Pronto! Faccio inversione a U e torno verso Bologna, dando alla mia Dolce Metà l’appuntamento al casello di Borgo Panigale dove ci incontreremo e faremo il passaggio di portafoglio.
Col cazzo.
Intanto perché quando arrivo lì scopro che da Borgo Panigale non mi sarà possibile fare retromarcia e, soprattutto, perché il casello d’entrata e il casello d’uscita sono in due strutture indifferenti, con in mezzo un’autostrada che se provo ad attraversare mi stirano come un riccio. E la stessa cosa la intuisce la mia Dolce Metà quando arriva lì e mi chiama per spiegarmi il problema. Le chiedo di farmi il piacere di uscire in autostrada e di prendere la prima uscita possibile che le dia la possibilità di tornare verso Bologna, dove infine ci incontreremo e là ci darem la mano e là mi dirai di sì.
Mi chiama dieci minuti dopo. Ha fatto benzina in autostrada e ha chiesto indicazioni su quale sia la prima uscita.
E glielo hanno detto.
E’ Modena Sud.

(continua…)

Non sono io, è il vestito…

marzo 9, 2009

Sto guardando in questo momento Rai Due – no, niente non potete capire, è una roba di amore e convivenza – e hanno annunciato Anastacia e sul palco è entrata una che si è INGOIATA la cantante americana.

Oddio…

marzo 8, 2009

“Il passato lo rimpiange chi non ha futuro”
Cazzo. E’ vero.