Il capro espiatorio /2

(parte 1)

L’invito di Alberto ai ragazzi della BB, ça va sans dire, non passò assolutamente inosservato. Vuoi per il fatto che dopo 4 giorni di caos, nel padiglione dei Games c’era il silenzio, vuoi che la sua voce era stata estremamente alta, vuoi quel che vuoi, ma fu sentito. Dai ragazzi della BB, dagli stand vicini, da chi stava passando di lì, per un ultimo giro o per caricare il materiale dello stand su auto e furgoni.
I diretti interessati, ovviamente, non presero molto bene l’invito di andare in quel particolare luogo – notoriamente pochi lo fanno – e due di loro uscirono dal proprio stand e si diressero con fare sicuro verso il buon Alberto, che tentò uno sprint per darsi alla fuga, fallendo miseramente nel tentativo – per quanto, di questo gli va dato atto, a dispetto della mole, il Macaluso non ha mai mancato di tentare e a volte riuscire dei rush a sorpresa. I due tipi lo afferrarono e gli diedero quelle che potrebbero definite bonarie pacche.

Ovunque. Una marea di schiaffi a mano aperta su nuca, schiena, braccia, gambe, ovunque ci fosse porzione di pelle libera. Non abbastanza forte da poter essere interpretato come un pestaggio, ma, probabilmente, sufficientemente convinti da fargli scaricare i nervi.
Ed è qui, come diceva il buon Billy Shakespeare, che la trama si complica.
Alberto non è uno che si lascia fermare davanti a cose simili e quindi, per chiudere al meglio, dopo che i due si erano sfogati a sufficienza, alzò lo sguardo e li invitò a portare le proprie natiche e donarle a chi di dovere, mentre tentava ancora la fuga.
Ed è come l’effetto domino che altri uomini della BB si gettarono all’inseguimento del buon Alberto. E, assieme a loro, persone di passaggio, standisti di negozi diversi, chiunque sentisse di dover dare il proprio apporto a quello che, in futuro, passerà alla memoria come la prima edizione de “il pestaggio del Macaluso”. Niente di grave, niente sangue o fratture, solo una decina di standisti che riempivano di schiaffi Alberto, assurto a ruolo di capro espiatorio delle frustrazioni e tensioni di una fiera lunga e stressante.
Mesi dopo.
Alla fine dell’edizione successiva, Alberto passeggiava per i corridoi della mostra chiusa. Come diceva Capricorn nei commenti del post precedente, dopo la volta precedente “nulla fu mai più lo stesso”. Tutti guardavano il Macaluso con attenzione, in attesa di quella che potremmo definire una scusa per caricarlo. Sarebbe bastata una qualsiasi, probabilmente. E ricordo che qualcuno creò l’occasione, ricordando ad Alberto della volta precedente, il quale – va detto che è molto intrepido, molto goliardico o molto masochista – non mancò di fare qualche commento legato sempre al viaggio verso le natiche di qualcuno e scatenò la seconda ondata.
Più grande.
Tipo Alien e Aliens. La prima volta ce n’è uno che si aggira per una nave. Alla seconda c’è una marea di alieni che sputano acido e tirano unghiate e strappano teste ovunque.
Ecco.
Alberto venne inseguito per i padiglioni dei games dal doppio dei standisti della volta precedente, tutti pronti a rifilargli la sequela di pacche che desideravano rifilargli.
Ed è qui, probabilmente, che la cosa ha cominciato a istituzionalizzarsi. Nel senso che da quel momento, ogni fine Lucca, si è scatenata la caccia al Macaluso.
E che questa caccia è cominciata a essere più complicata, più fantasiosa. Se prima si trattava solo di inseguirlo e dargliele, poi è diventato un inseguimento, con presa di Alberto, la sua svestizione, il dipingergli la faccia, il corpo, legarlo ai pali della tensostruttura, crocefiggerlo con lo scotch, farlo vestire da coniglio, ogni anno la cosa si è complicata ed è cresciuta esponenzialmente. Se prima erano solo gli standisti a farlo, pian piano si è unito anche lo staff della mostra – che ora gli ha tributato anche una maglietta dello staff con un bersaglio dipinto sopra – e, in anni recenti, gli stessi ospiti hanno contribuito alla cosa. Ricordo che autori come Larry Elmore, Brian Froud e Ciruelo hanno disegnato sul suo ventre nudo, mentre la folla applaude e incita. Scorrete la lista degli illustratori ospitati dalla manifestazione, negli ultimi anni, e sicuramente avranno lasciato traccia sulla pelle di Alberto.
La goliardica manifestazione ha assunto, pian piano, il ruolo di rituale scaramantico. Alberto viene inseguito e torturato perché porta fortuna alla manifestazione e, si spera, a chi partecipa al rito. Dopo tutto l’inseguimento e quello che ne consegue, lo si considera purificato e gli astanti lo glorificano inginocchiandosi. Una roba che a scriverla sembra assurda e folle e che probabilmente lo è, ma che è diventata una cosa automatica, vedendo crescere il numero dei partecipanti oltre ogni immaginazione.
Alberto stesso ha cominciato a prenderci gusto e oltre che a dimostrare una ammirevole autoironia, sottoponendosi a certe cose, ha cominciato a manifestare la lucida genialità di chi ama non rendere troppo semplici le cose agli altri: bustine di sangue fino rigurgitato dalla bocca, fasulle storte e crisi asmatiche, finti annunci di assenza alla chiusura della mostra. Sappiamo che non possiamo fidarci, ma ci caschiamo comunque.
Oggi.
Nell’ultima edizione di Lucca Games, una bolgia ha cominciato a camminare per i corridoi urlando il nome di Alberto. Una bolgia. Che sbatteva insieme bottiglie di plastica e cantilenava. Una roba che faceva sembrare la caccia alle streghe di Salem una scampagnata tra amici. E lo si è inseguitio, come sempre. E lui si è nascosto, come sempre. Lasciando degli indizi su dove fosse possibile trovarlo.
E, per la prima volta dopo oltre 10 anni di questo rituale, non sono mica riuscito a corrergli dietro per tutto il tempo. A un certo punto ho arringato la folla alla maniera dei cari vecchi supercattivi (ricordo di avere puntato le mani contro di lui e avere urlato “Prendetelo!”), ma sono rimasto lì, con il fiatone. Un pò mi ha dato da pensare, un pò mi ha fatto ritornare in mente quando e come è nato tutto questo e come sia uno dei tanti motivi per cui a Lucca mi senta tutt’ora di casa, senza il quale, probabilmente, la stessa fiera sarebbe un pò più triste – ma non so quanto Alberto, che riuscirebbe a tornare a casa senza lividi e senza il bodypainting.

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5 Risposte to “Il capro espiatorio /2”

  1. Garion Says:

    A te è venuto il fiatone?! Ho fatto atto di presenza ma a un certo punto rischiavo davvero l’attacco d’asma.
    Che siano le nuove leve a portare avanti la tradizione! ^_^

  2. Kabuki Says:

    Mah….

  3. Lupigi Says:

    In effetti la prima vera istituzionalizzazione del pestaggio avvenne dopo diverse edizioni, quando Beniamino Sidoti, nella bacheca delle targhe e dei premi che sarebbero stati consegnati a fine manifestazione (Best of show, Miglior gioco inedito, Mastering, Ruolimpiadi, ecc.) fece mettere anche una targa con scritto “Ad Alberto Macaluso – per quello che lo aspetta”.

  4. capricorn Says:

    Io mi ricordo ancora Larry Elmore che vede Alberto passargli di fronte come una rotonda saetta, Dietro duecento standisti armati e in armatura che manco la prima crociata e in fondo al gruppo io che cammino placido sorridendo.

    Elmore mi guarda con quello che non sa se sta per pestare la merda o no e mi chiede ” Excuse me, what’s happening?”

    Senza neanche fermarmi faccio ” Nothing major Mylord, just the usual human sacrifice.” pausa” Oh you’re invited in case you were wondering.”

    Elmore sbatte gli occhi una sola volta, poi si alza e mi segue.

    Ti vogliamo bene Alberto 🙂

  5. rabendeviaregia Says:

    Sono a dir poco commosso…
    in realtà questa è solo una delle tante leggende che circonda il pestaggio… altre 10 persone ve ne potrebbero raccontare altrettante ma devo dire che sono commosso… soprattutto dal fatto che nonostante i miei 30 anni e 120kg io riesco ancora a correre e voi mezze seghe!!! 😀 non riuscite a venirmi dietro!!!! ahahahah
    Comunque per dovere di cronaca vorrei annoverare tra i disegni quello sulla schiena di 3 anni fa fatto da Alan Lee…la Driade che quando mi muovevo strizzava gli occhi… quell’uomo è un genio!!!
    In ogni caso… devo, con un filo di masochismo, dire che effettivamente “una Lucca Games val bene un pestaggio” se mi permette la parafrasi. Inoltre vedere le vostre facce ogni anno sbigottite dalle cazzate che riesco ad inventarmi… credetemi non ha prezzo!!! Grazie a tutti voi… vi voglio bene compagni di viaggio!
    Ma sappiate che queste smancierie non vi salveranno dalla mia ira… quest’anno era un po fuori forma… ma il prossimo anno… la cagherete nera!!! 😀 anzi nerissima! 😀

I commenti sono chiusi.


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