Il capro espiatorio /1

Alberto Macaluso, a quei tempi, era un ragazzino grasso e rompiscatole – ora è ancora grasso, ma ha messo su un carattere più interessante.
Eravamo nel pieno della fiera di Lucca. Che ora vuol dire girare in mezzo a vicoli stretti, rimanere intasati nei sottopassaggi e dover aspettare che la protezione civile (!) venga e ti liberi (!!), coordinando il traffico umano (!!!). Significa che i Games hanno una mega tensostruttura adagiata vicino alle mura, mentre i Comics sono sparsi per diversi tendoni per la città, con il punto principale a Piazza Napoleone.
Allora non era così.
Allora Lucca Games era un piccolo padiglione sistemato sulla ghiaia, mentre Lucca Comics dominava all’interno del Palazzetto dello Sport della città. i Games erano nati come costola, andando pian piano ad allargarsi, ma comunque restavano un pò il fratello povero della manifestazione.
Per dire: non c’erano i bagni. Si doveva andare fino al palazetto. Un anno, per la disperazione, io e un altro standista ci infilammo nello spazio cavo del tendono e la facemmo lì dentro, all’angolo.
E la fiera di Lucca c’era due volte l’anno: Ottobre – Novembre e poi ad Aprile. Significava che per due volte l’anno la città si animava, i negozi si spostavano, le nuove uscite erano costanti. Era un pò l’epoca d’oro del gioco di ruolo. Poi quella dei giochi di carte collezionabili. Se prima vedevi ragazzi che giocavano a Dungeons & Dragons a ogni tavolo, nel 1996 ti ritrovavi a camminare con le bustine vuote di Magic che ti arrivavano fino alle ginocchia. Erano tempi sperimentali, per il mercato italiano, la Nexus stava facendo il suo grande salto, la Stratelibri era un colosso, grazie a D&D e Magic, la DAS da distributrice aveva cominciato a tradurre e produrre Paranoia, Vampiri e Ars Magica, per non dimenticarsi di GURPS.
E anche i giochi di carte italiani erano all’ordine del giorno. Ricordo un gioco di carte italiano di Nathan Never, per dire. E c’era la guerra tra giocatori di ruolo e giocatori di carte. I primi odiavano Magic perché tutti i produttori si erano gettati nella produzione di giochi di carte, lasciando da parte i giochi di ruolo. I secondi, molto semplicemente, facevano spallucce e se ne fregavano, limitandosi a godersi il gioco di carte per eccellenza, che, dopo anni, ancora è lì e ride di chiunque gli avesse predetto vita breve.
E c’erano stand di negozi piccolini, di ragazzi che avevano autoprodotto un gioco e volevano esserci, di aspiranti fumettisti e creatori di giochi di ruolo, qualche sparuto giocatore di gioco di ruolo dal vivo, pochi negozi di modellismo.
E poi c’era Alberto Macaluso, ovviamente.
Non saprei spiegare come è arrivato a Lucca. So che c’è di mezzo qualche rapporto di parentela o di amicizia familiare con qualcuno che lavorava lì. Comunque era un ragazzino grasso e rompiscatole, come dicevo all’inizio. Si aggirava per gli stand, era fastidioso e strafottente. Poi più docile se c’era bisogno del pass per entrare, ma comunque, diciamo, non passava inosservato.
Dicevo che era periodo di sperimentazione, di nascita e morte di un sacco di iniziative, società, prodotti e negozi. Si provava, era un territorio vergine e si credeva di poterci riuscire. Una delle comete dell’ambiente italiano ludico è stata la catena Blues Brothers. Nata, se non erro, a Genova e fondata da un individuo di cui ora non ricordo il nome – e Google non mi aiuta, – da un negozio si era moltiplicato in più e più negozi. Il colpo che portò a segno fu quello di acquistare l’esclusiva per l’importazione dei giochi tridimensionali della Games Workshop, che al periodo andavano benissimo. Erano i primi ad avere i loro prodotti e, come tali, ottennero un vantaggio invidiabile. Apparvero negozi BB ovunque. Negozi esistenti da prima, vennero acquistati e indossarono il marchio.
A Lucca lo stand della BB occupava un sacco di spazio. Rastrelliere di miniature e di scatole di giochi. Tavoli pieni di diorami per giocare in loco. Le magliette con il logo. Ogni mattina, il capo assoluto, radunava i suoi ragazzi e li arringava su come avrebbero dovuto lavorare. “Tizio sarà alla cassa e, mi raccomando, devi essere capace di fare tutto rapidamente per non creare un ingorgo! Caio e Sempronio, voi siete i responsabili delle miniature del Fantasy! Ricordatevi di proporre assolutamente la nuova Viverna! Voglio venderne almeno cinquanta scatole, in questa fiera! Tu, devi attirare dentro la gente di passaggio e convincerla a giocare!”.  Chi stava fuori e vedeva questa pantomima un pò rimaneva perplesso. Una mattina vedemmo il suddetto aggirarsi per lo stand, soddisfatto, e lo sentimmo urlare “Questo è uno stand titanico!”.
I ragazzi che lavoravano alla BB, come comprensibile, si sentivano parte di una elite, anche perché il concetto che trasudava dai discorsi motivazionali erano quelli. Quando il capo comprò il negozio di giochi di Pisa gestito da tizi che conoscevo, ai tempi, e per i quali lavoravo a Lucca, pensò bene di caricare anche me. “Mi hanno detto che sei un elemento valido e io voglio puntare su di te! Per me le liste erano chiuse, ma voi ragazzi siete riusciti a infilarvi all’ultimo! Complimenti, ragazzi, siete dei Top Gun!”. Tornando a casa mi sentii vittima di uno stupro.
Ora, tutto si può dire, della mostra di Lucca, trannè che sia un posto rilassante. Ci si sfibra, ci si stanca, si suda, si cerca di vendere ogni cosa – anche un rene di tua madre, se il cliente è interessato – e quando finalmente riesci a uscire dallo stand per andare a farti un giro, finisci in mezzo a una bolgia umana che ti da ancora più sui nervi. Alla fine della fiera sei stanco e nervoso, per quanto ti sia divertito.
E poi c’era il Macaluso.
Il quale, una sera, a chiusura della mostra, si aggirava per gli stand ormai in fase di disallestimento. Qualcuno dei ragazzi BB fece non so quale commento rivolto verso di lui. Non che Alberto non fosse stato snervante a sua volta, in quei giorni, ma che ai Games ci fosse una certa antipatia nei confronti della BB era percepibile chiaramente.
Fu allora che Alberto decise di dare voce all’antipatia di un sacco di gente e disse: “Oh, voi della Blues Brothers, andate un pò affanculo!“.

-segue-

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4 Risposte to “Il capro espiatorio /1”

  1. capricorn Says:

    …. E dopo quella notte… Nulla fu mai piu’ lo stesso :)….

  2. rabendeviaregia Says:

    mmmmm
    allora… vediamo se riesco a colmare le lacune…
    in realtà il macaluso era venuto alla prima Lucca Games insieme allo stand di una nuova rivista di giochi di ruolo nata in versilia che doveva fare concorrenza a Caos! 😀
    La suddetta rivista durò quanto un gatto sull’aurelia di domenica pomeriggio, successivamente passò allo stand dell’associazione di cui era vice presidente e ancora dopo a quello della Cyberdeck.
    La descrizione che mi hai fatto corrisponde piuttosto bene alla realtà… anche se non capisco chi tu sia… in ogni caso… quelli della Blues (un po come quelli oggi della magic) mi stanno palesemente sui coglioni come tutti coloro che fanno del gioco un business senza ricordarsi che prima di tutto il gioco ha bisogno di rispetto in quanto forma di intrattenimento e crescita.
    a questo punto sono curioso di leggere la seconda parte!!!! 😀

  3. capricorn Says:

    *Prepara il popcorn* Adoro questi attimi di quiete prima della tempesta…..

  4. Il capro espiatorio /2 « The Real Zen Says:

    […] Il capro espiatorio /2 (parte 1) […]

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