Shhh… Canta Napoli…

Renato Carosone nasce a Napoli – perché checchè si possa dire o pensare, tanto bellissima musica italiana nasce a Napoli – e si diploma in pianoforte all’età di 17 anni. La svolta nella sua carriera musicale avviene con una tournè in Africa, dove viene ingaggiato come direttore d’orchestra e dove, successivamente, farà il pianista, prima di riassumere il ruolo precedente.
Il paese straniero e il contatto con altri stili musicali, influenzano pesantemente Carosone, che comincia a creare un suo stile personale. Al rientro in Italia, però, non è conosciuto, è un musicista come gli altri e quindi ricomincia la gavetta. Forma il Trio Carosone, ingaggiando Peter Van Wood alla chitarra – quello che poi diventerà una delle macchiette che Fazio riesumerà a “Quelli che il calcio” – e Gegè Di Giacomo, batterista e suo fedele compagno di avventure per gli anni a venire.


Renato Carosone è profondamente influenzato dalle sonorità jazzistiche e rock’n’roll del dopo guerra, la musica americana lo ha segnato e comincia a plasmarla per riutilizzarla nei pezzi italiani. Le canzoni che cominciano a nascere sono pezzi buffi, divertenti, che raccontano l’Italia e Napoli, i lati più tradizionali e quelli più nuovi, che vanno a scontrarsi con la napoletanità più verace. E’ il caso del protagonista di Torero, che si aggira per la città vestito con sombrero e nacchere e sogna di calcare le arene; è il caso di Tu vuò fa l’americano, dove il protagonista è molto simile al Nando Mericoni di Sordi.
Assieme a Carosone collabora anche il paroliere Nisa – al secolo Nicola Salerno – con il quale si crea un’intesa perfetta, al punto da sfornare pezzi di successo in seguito a semplici battute. Esemplare è la canzone Pijate ‘na pastiglia, che nasce in seguito al desiderio di Carosone di scrivere un pezzo serio. Raccontava al suo compagno che intendeva parlare di un uomo disperato per amore, che si aggira per la città, di notte, lamentoso perché la sua bella l’ha lasciato. L’ultima strofa doveva essere l’urlo di qualcuno che si affacciava alla finestra e gli urlava “E pigliati una pastiglia!”. Nisa, sentendo il racconto, lo guarda incredulo e chiede: “E questo dovrebbe essere un pezzo serio?”. Da lì, il resto è storia.
Carosone ottiene successo in Italia e all’estero. La già citata Torero rimase in cima alle classifiche americane per 14 settimane e la sua tourné americana si concluse alla Carnegie Hall diNew York, in maniera trionfale. Il musicista si attira addosso anche qualche critica per il suo modo nuovo di fare musica. La più nota è la sua versione de …E la barca tornò sola, canzone di successo di Gino Latilla, amatissima dai napoletani, che narra di una tragica gita in barca nella quale perdono la vita tre figli, la cui madre attende il ritorno a terra. Carosone la riprese, cambiando l’ordine delle parole – la mamma bianca su barca nera divenne la mamma nera su barca bianca – e accogliendo la ferale notizia della barca vuota con il coretto “E a me che me ne importa?”.
Nel 1960 Renato Carosone annunciò il ritiro delle scene, non senza un certo scalpore. Le teorie sull’abbandono si susseguirono, fino a tirare in ballo misteriose minacce della camorra nei suoi confronti. Anni dopo sarà lui stesso a spiegare il suo gesto, dettato dall’arrivo della nuova musica, degli urlatori – Tony Dallara, Little Tony, i Platters – con i quali sapeva di non poter competere e nella musica dei quali non si riconosceva. Il suo ritiro è durato diversi anni, per poi fare un piccolo ritorno al termine della sua vita, con concerti e qualche canzone. Ma la sua vita, da quel momento, sarà nell’insegnamento del pianoforte – oltre che alla gestione di una piccola casa discografica, – spesso con quei piccoli trucchi che l’hanno reso felice, come suonare con l’ausilio di una palla da tennis o l’esecuzione di Per Elisa in stile boogie woogie.

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5 Risposte to “Shhh… Canta Napoli…”

  1. Capricorn Says:

    Ho giocato tre numeri al lotto,
    25, 60,38
    Li ho giocati convinto perché
    Usciranno tutti e tre
    Ho fatto un sogno….

    Grazie Renato 🙂

  2. Arcadia Says:

    Era, è, un grande… e pensare che adesso Napoli è rappresentata da certi individui che non meriterebbero di essere concittadini di Renato Carosone…

  3. Egalmon Says:

    Complimenti per l’esaustiva analisi di una colonna portante della musica italiana, al pari di Fred Buscaglione robaccia che circola ora…

  4. Egalmon Says:

    Pardon, ho sbagliato a inviare il commento: dopo fred buscaglione la frase continua con “altro che la robaccia ecc.

  5. Kabuki Says:

    Scampolo di vita vissuta: da piccoletto avevo una musicassetta di Carosone. L’ascoltavo spesso. Poi il mio papà la regalò a mio cugino. E io me la presi.
    Ma una delle prime cose che ho ricercato su internet (emule rulez) sono stante anche le canzoni di Carosone.

I commenti sono chiusi.


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