Bruxelles

Alla mia quarta visita nella capitale belga, ho qualche considerazione da fare.
E’ sicuramente una bella cittadina, con angoli meravigliosi a vedersi e una ricca cultura multietnica che trovo affascinante ed è una delle caratteristiche che ho sempre invidiato di molte altre cittadine (Parigi, per dirne un’altra).
Ma è anche una città schizofrenica, che cambia a ogni angolo, costantemente mutevole nel tempo atmosferico come negli ambienti.
Puoi essere dentro un centro commerciale di quattro piani, elegante, ricco, dove comprare tecnologia all’ultimo modello, così come vestiti di classe o anche a buon prezzo; dove sedersi a bere un orribile caffè a prezzi altissimi o ad assaggiare una qualche specialità locale. Ma poi basta uscire e fare pochi metri per ritrovarsi all’interno del quartiere arabo, affascinante e rumoroso, con odori e volti nuovi, incredibili; ma anche povero.
Puoi andare a mangiare un gelato all’Haagen Dasz – otto euro il meno costoso, eh? No, così, per dire… – e poche centinaia di metri dopo essere dentro il Matongé, il quartiere africano, tutt’altra cosa rispetto a quello che si è visto poco prima.
Bruxelles vive di diverse anime, non solo del bipolarismo tra francofoni e valloni. La città pulsa di razze ed etnie diverse, che pur restando chiaramente separate, si mischiano, dando vita a nuove vite che portano i segni delle loro radici, a volte rivelando nuove bellezze, affascinanti in maniera inaspettata.
E’ una città dove le persone, per la mia esperienza personale, sono tutte gentilissime; finora non ho avuto a che fare con quella scortesia classica che si vede in giro – commessi del Media World a parte, reputo che vengano assunti apposta per la loro insolenza -. Anzi, nel momento in cui capiscono che non sei delle loro parti, diventano estremamente amichevoli.
Ma è anche una città che vive sull’orlo della rottura, dovuta alla schizofrenia del bilinguismo e di una nazione divisa a metà tra chi vorrebbe essere francese e chi vorrebbe essere olandese. Una situazione che raggiunge picchi di tensione a tratti inquietanti, che un pò ricordano i deliri leghisti degli anni ’90, un pò rivelano un’insofferenza verso il vicino di casa che fa riflettere. Fa riflettere perché diventa difficile capire come si possa vivere così dilaniati; rimane quasi inspiegabile la reazione di persone per strada o commessi nei negozi che si rifiutano di parlare con te in francese, perché vogliono esprimersi solo in olandese. E’ una situazione che, prima o poi, giungerà a una conclusione, probabilmente, e ci sarà soltanto da capire di che tipo di conclusione sarà. Fondamentalmente ho come l’impressione che questo stallo possa durare in eterno, ma l’idea che il Belgio si spacchi a metà per essere annesso da Francia e Olanda è curiosa, ma non del tutto improbabile. Di certo, alla base di tutto, ci sono diversi errori del sistema politico belga, errori che partono da lontano, molto lontano. Il mancato obbligo dell’insegnamento dell’olandese come seconda lingua a scuola, per esempio, è uno di quegli elementi che hanno portato a questa rottura. Nel momento in cui c’è una divisione si deve essere capaci di assecondarla o di risolverla, ma mai con la forza o ignorando chi prende una decisione diversa. Questo non è avvenuto e gli animi si sono scaldati, come si suole dire.
A parte questo c’è ancora molto da scoprire: dalle case art-decò, ai pub irlandesi; dai chioschi di gauffres, ai negozi di musica orientale. E’ una nazione ossessionata dai cellulari, forse dieci volte di più dell’Italia e questo me la rende un pò indigesta. Ma è anche una città a misura d’uomo, dove puoi chiacchierare con persone di altre etnie, in modo del tutto naturale. E questo è un pò una delle chiavi che mi fanno amare una città. Quindi, alla fine di tutto, amo Bruxelles.

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9 Risposte to “Bruxelles”

  1. Federico Says:

    Post affascinante… capita anche a fagiuolo per me, che a Bruxelles ci vado in viaggio con l’università tra due mesi!

  2. egalmon Says:

    trovo bruxelles una gran bella città, mi è piaciuta più londra.
    concordo nell’inaspettata gentilezza delle persone, i londinesi sono orribili.
    di fatto sembra un puzzle di vari posti con i pezzi uniti a caso.
    lo trovato stranissimo, ma affascinante. avevo la fortuna di avere un cicerone che mi illustrava passo passo ogni angolo della città e che mi ha dato ospitalità, grazie mille capricorn :-).
    quando il suddetto mi ha portato in un pub a bere birre di ogni tipo è stata la ciliegina sulla torta. viva la mitraglietta e i monaci trappisti!
    p.s. la statua del bimbo che fa pipì è oscena

  3. erebel Says:

    Ci sono stata solo una volta, per due giorni, quindi il mio è ovviamente un giudizio superficiale. Ma l’ho trovata orribile, e fastidiosa. La diversità di cui parli è destabilizzante, così come l’architettura in totale mancanza di piano regolatore (l’hanno introdotto nel 2000!). Ma soprattutto, a pelle, mi è parsa una città violenta e triste, che mi ha ricordato molto il Paìs Vasco. Si salva la birra, certamente, ma è un po’ poco.
    Vedremo la prossima volta. 😉

  4. therealzen Says:

    @Erebel: in effetti due giorni di sfuggita sono pochi (specie se, come immagino, eri lì per motivi di lavoro). Secondo me è una città che offre molto e ha molti lati nascosti da scoprire.
    Sulla violenza: non saprei. Io, devo essere onesto, ho sempre girato tranquillo, senza avere mai dei problemi. E vivevo nel quartiere africano, eh? La multietnicità della città ti permette di non essere notato come una mosca bianca, anche se sei in una zona che non ti “appartiene” per nulla.

  5. capricorn Says:

    “Elle est banale ma ville a moi , elle banale mais je l’aime comme ça…”

    Questa canzone di Marie Warnant ( che potete ritrovare qui http://www.tbx.be/fr/ArchiveArticle/8789/app.rvb ) mi accompagnava ogni mattina quando mi risvegliavo e dovevo lasciare l’abbraccio del letto di Claire per andare al lavoro.

    E allora vedevo Bruxelles aprirsi di fronte a me con tutte le assurdità e le contraddizioni surreali che Zen ha così ben descritto ma che la rendono un posto in cui non sei mai straniero perché nessuno è di casa.

    E così dopo ben pochi anni della mia vita sono qui nel mio appartamento a Ixelles, Zona bruxelles, provincia del Congo, distretto Europa, pianeta terra a scriverlo anche io

    Bruxelles, je t’aime.

  6. erebel Says:

    scusa capricorn ma… stai ancora con claire? se la risposta è no, ti faccio altre domande. sarebbe il colmo, ecco!

  7. capricorn Says:

    @erebel No, con Claire ci siamo lasciati due anni fa, ora lei si è sposata e vive a Bruxelles.

    Fai altre domande 😀

  8. medusa Says:

    adoro certi scorci decò, mentre altri improntati all’eclettismo mi fan rabbrividire.
    brusellès non m’ha incantato, tutt’altro.

    ad ogni modo, non cambierei tutta bruxelles con una casa di brugges. quella sì che è una perla! bellissima, nonostante la pioggia.
    e dietro il mcdonald c’era un paninaro arabo che in una baguette sventrata mi mise ogni ben di dio. una goduria.

  9. erebel Says:

    @capricorn

    Anche quella che conosco io si è sposata, ma vive a Roma. E ha avuto un bimbo. Sei sicuro stia a Bruxelles? 😀

    Che roba…

I commenti sono chiusi.


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