Sangue nero / 4

Olivia si sedette sulla sedia e guardò il muro, dove era appeso un poster che riproduceva le ninfe di Monet.
– Il mondo dovrebbe essere così. – la sua non era un’affermazione decisa, né una domanda. Lo faceva solo notare. O forse lo chiedeva come fanno i bambini piccoli, quando desiderano qualcosa che da soli non possono ottenere.
Lui guardò il ritratto e non rispose, limitandosi ad annuire. La sua mano, intanto, aveva già raggiunto la fondina sotto il cappotto e aveva già impugnato la sua pistola. Il freddo metallo risvegliò il suo istinto di assassino, allontanandolo parzialmente dai discorsi della ragazza.
– Non sono felice. – aggiunse lei, gli occhi sempre fissi sul poster.
Sospirò a fondo e il suo sguardo si spostò in giro per la camera. La sua camera.
Erano arrivati poche ore prima. La fine del viaggio, durato un paio di giorni, da quando si erano conosciuti e lui non aveva avuto il coraggio di ammazzarla. Un percorso che gli era sembrato senza meta; basato sulle poche indicazioni che gli dava lei.
– Gira di qua.
– Andiamo lì.
– Vorrei vedere quel posto.
L’aveva assecondata, chiedendosi spesso anche lui perché, ma giunti a quel punto aveva capito da solo cosa significava il posto in cui si trovavano.
– E’ qui che vuoi che finisca tutto? – le chiese, serio.
Lei annuì e, per la prima volta da quando erano arrivati, lo guardò negli occhi e gli sorrise.
– Perché qui?
– Perché ci sono nata. Mi sembra il posto migliore per morire.
Lui fece qualche passo per la camera, fermandosi davanti alla libreria e consultando, come suo solito, i libri esposti.
– Leggi un sacco di cose diverse.  – notò.
– E’ vero. Mi piace di tutto. Ma anche nella musica. E nel cinema. Non ho niente di preferito.
Lui spostò il suo sguardo sulla collezione di CD.
– Tutti hanno una cosa preferita. Anche tu l’avrai.
Lei non rispose subito e assunse un’espressione pensierosa. Poi il suo volto si sciolse in un altro sorriso.
– Mi è piaciuto tanto dormire con te sotto l’albero.
– Tanto quanto?
– Tanto quanto “For no one” dei Beatles. E quanto “Le relazioni pericolose”, il libro. E persino più che “Colazione da Tiffany”.
Lui smise di frugare tra i CD di Olivia e si voltò, fissandola incredula.
– Il tuo film preferito è “Colazione da Tiffany”?
– Sì, decisamente.
– Quanti anni hai, ragazza? 80?
Olivia parve sul punto di rispondere, ma si fermò. Il sorriso divertito si spense, lentamente, come la fiamma di una candella che soffoca nella cera fusa.
– Ventun’anni. E li avrò per sempre.
Il grilletto della pistola morse la mano di lui, ricordandogli che aveva un lavoro da fare.
– Non ti fa strano pensare che non avrai mai più un’altra età? – la ragazza sembrava rapita dal pensiero.
– Io avrò ancora degli anni da vivere, credo.
– E’ vero. Io no. Però mi penserai, durante quegli anni, vero? Sarà come se continuassi a vivere, almeno un pò.
L’assassino sospirò, massaggiandosi gli occhi e la guardò desolato.
– Perché non vivi per davvero?
Olivia scosse la testa e guardò fuori, la mente persa chissà dove. Poi gli sorrise, dolcissima come non lo era mai stata.
– E’ ora.
– E se non lo facessi?
– Lo farai.
– Ma se non lo facessi? Se decidessi che non sono interessato, ti restituissi i soldi e tanti saluti?
Lei rise leggermente, poi si alzò e si avvicinò a lui, stringedolo in un abbraccio.
– Ti voglio bene. – la sua voce sembrava venire da un’altra dimensione. Capì che non c’era niente che poteva dire o fare, che potesse farle cambiare idea, convincerla o anche solo sfiorarla, in quel momento.
– Ti voglio bene anche io.
– Grazie per avere dormito con me sotto l’albero, sai?
– Grazie a te per avermi aiutato a dormire.
La ragazza tornò a sedersi e poi lo guardò, dubbiosa.
– Come mi devo mettere? Vuoi che mi giri di spalle? O vuoi guardarmi in faccia, mentre lo fai?
Una lacrima le rotolò lungo la guancia e si fermò sotto il mento, senza staccarsi. Si guardarono negli occhi e lei venne scossa da una risatina nervosa, mentre correva ad asciugarsela.
– Non vorrei che ti bloccassi di nuovo.
Si sentì il rumore attutito di un colpo da pistola, smorzato dal silenziatore. La vista di Olivia si chiuse di colpo. Black out totale. Improvviso. La sua mano, bagnata dalle lacrime, rimase sospesa per una frazione di seconda, come se indecisa se restare lì o se assecondare la gravità; poi crollò, finendo a penzolare accanto al corpo inanimato della ragazza. La testa era piegata all’indietro, il sangue colava dalla ferita d’uscita del proiettile, che aveva attraversato il suo cervello come una lama, strappandola a quella vita che sembrava temere così tanto.
– Questa volta no, Olivia.
L’assassino si avvicinò e le chiuse gli occhi, con una mano, mentre la osservava, freddo. Diede un’occhiata in giro, assicurandosi di non avere lasciato nessuna traccia, poi uscì dalla camera.

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