Übermensch

Valentino Rossi froda il fisco, pare. La multa è consistente, pare.
Il mio collega, al lavoro, non è mica d’accordo. Il ragionamento che sta dietro alla sua contrarietà è il seguente: “Con tutta la gente che ruba, andiamo a rompere le scatole a lui? Ma lo sai quanti campioni abbiamo avuto nella storia d’Italia? Veri campioni, che hanno vinto tutto il possibile? E andiamo a fare le pulci a lui?”.
No, no, figuriamoci. Non dovremmo.
Anzi, dovremmo fare un inchino al signor Rossi, alla sua laurea ad honorem, e ringraziarlo perché fa miliardi vincendo le sue gare. Chiedergli soldi? Scherziamo? Io lo abbonerei alle tasse.

C’è questo, dietro il ragionamento dell’italiano medio: chi è famoso per meriti, reali o presunti, va lasciato in pace. Si crea questa mentalità dell’impunità, per la quale se sei qualcuno allora devi essere sopra gli tutti e tutto, leggi comprese. Chi se ne frega sei disonesto. Sei qualcuno e puoi esserlo.
E poi la mentalità trascende e finisce da, diciamo, Albert Einstein, per finire a toccare l’ultimo tronista di questo paese. Hanno fatto un pò di televisione, sono qualcuno. Due pesi, due misure.
E’ il ragionamento vomitevole che porta il senatore Selva a sequestrare un’ambulanza per andare a farsi intervistare. Che permette a Bruno Vespa di avere un lampeggiante sulla propria auto, così da non arrivare tardi alle sue presentazioni di libri. Che autorizza l’onorevole (?) Mele a sniffare e andare a mignotte, che tanto poi le indica come fesserie e non gli fanno niente.
La cosa grave non è che queste persone pensino così. La cosa grave è che ci sia una base di cittadini che gli da ragione, quando frodano trenta milioni al Fisco, perché sono i campioni del mondo di motociclismo. E questa base poi urla “Lasciateli stare!”, ma è pronta a scagliarsi contro qualsiasi governo perché le casse dello Stato sono vuote.
Due pesi, due misure. Ma anche un cervello piccolissimo.

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