Sangue nero / 3

Si fermarono sotto quell’albero che a lui piaceva tanto, perché era ricco di ricordi di quando era un’altra persona. Non necessariamente migliore. Solamente altra.
Olivia si levò le scarpe e cominciò a camminare a piedi nudi sull’erba, un’espressione tra il beato e il divertito dipinta sul volto. Lui la guardò rapito dall’innocenza che traspariva dai suoi occhi. Quella ragazza era capace di passare da attimi di oscurità e paura ad altri dove sembrava la bambina che era stata una volta.
Lei si fermò vicino all’albero e il suo naso si alzò, gli occhi studiavano con attenzione la conformazione della pianta.
– Chissà se riesco a salirci.
– Se cadi e ti rompo l’osso del collo, io non ti porto in ospedale. – sentenziò lui.
– Saresti così crudele?
– Dovrei parlare con dei poliziotti e spiegare come ti sei fatta male. Capirai da sola che io e la polizia non andiamo d’accordo.
Olivia gli mostrò la lingua e si avvicinò al tronco, posandoci sopra una mano e carezzandolo, come si fa con un animale al quale si vuole bene.
– Mi piace la sensazione della corteccia sulla pelle.
– Perché?
– Perché è bella. Mi fa pensare che c’è stato un tempo dove si faceva spesso, di carezzare gli alberi. Non c’era Internet e le macchine e le palestre. C’era solo natura e gente che carezzava gli alberi.
Lui fece scattare l’accendino, fissando la fiammella, prima di portarla alla sigaretta che teneva tra le labbra.
– Non credo che ci fosse tanta gente che lo faceva, sai? – sentenziò, dopo averci pensato su.
Olivia guardò ancora la corteccia, carezzandola insistentemente.
– Dovrebbero. Saremmo tutti migliori.

Si svegliò di colpo, si era appisolato sotto l’albero, come un tempo. Aprì un occhio, lentamente, mentre il sonno lasciava pigramente la sua mente libera di risvegliarsi. Olivia era stesa accanto a lui, la testa posata sul petto.
– Dormi? – le chiese.
– No, non ci riesco.
– Dormi troppo poco.
– Lo so. Me lo dice sempre anche il mio dottore.
– Ah sì?
– Già. Mi ha consigliato di tutto, dalla tisana, alla valeriana, ai sonniferi.
– E non funzionano?
– Non li ho mai presi. Non voglio dormire grazie alle medicine. Voglio dormire perché lo vuole il mio corpo.
Lui prese una sigaretta e se la mise tra le labbra.
– Tu, invece, fumi troppo.
– Lo so. E anche il mio dottore mi ha consigliato di smetterla. Ma voglio smettere perché lo voglio io, non perché me lo ordina il dottore.
– Smetteresti, se te lo chiedessi io?
– Non lo so.
Olivia alzò la testa e lo fissò, con quegli occhi nocciola di una profondità mai vista.
– Smetteresti?
Lui guardò la sigaretta e se la rigirò tra le dita, poi scrollò le spalle.
– Va bene.
La rimise nel pacchetto e se lo rinfilò in tasca, pensieroso.
– Che c’è? – a Olivia non era sfuggita la sua espressione perplessa.
– Non funzionerà. Mi do massimo un giorno.
Lei poggiò di nuovo la testa sul suo petto e chiuse gli occhi.
– Avrai guadagnato un giorno di vita.

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