Ai confini della realtà

Mi si è presentato al lavoro una settimana fa. E’ un ragazzo giovane, pieno di tatuaggi, ultra muscoloso, con indosso solo una canottierina. E’ accompagnato da uno scricciolo di ragazza che deve essere più piccola tre volte lui.
Ha un linguaggio che è una via di mezzo tra un tronista di “Uomini e Donne” e Martufello. Vuole una matrimoniale. Dice che va al Savoia, di solito, ma che ora è pieno – il Savoia è SEMPRE pieno.
Gli dico quanto ci deve. Fa presente che al Savoia lo trattano meglio. Non ce lo mando per educazione.
So che ritorna altre due-tre volte.
Poi ieri notte, alle ore 04:00 del mattino, si presenta al bancone. Con sé ha un altro scricciolo, stesso modello, ma diversa ragazza. Dice che ha chiamato per prenotare un’ora fa.
Impossibile, ribatto, io non ho ricevuto nessuna telefonata.
Infatti ha parlato con un altro, sostiene lui. Uno a cui ha prenotato una stanza.
Sempre impossibile, spiego pazientemente. Intanto perché ci sono solo io, in hotel, e poi perché abbiamo le linee telefoniche fuori uso. Chiamiamo, ma non riceviamo.

Lui mi guarda allibito. No, anzi, diciamoci la verità: il suo cervello è grosso come un’oliva e non afferra il problema. Ma sono anche le quattro del mattino e non è che io muoia dalla voglia di fare polemica, eh? Quindi mi appresto a inserire la sua prenotazione, quando l’oliva rotola di lato e gli attiva un neurone.
Ha chiamato e c’ha la prova, insiste. Prende il cellulare e mi mostra, trionfante, una telefonata delle ore 03:02. Il numero, ovviamente, non è il nostro. Glielo faccio presente e chiamo quello stesso numero per informarmi su chi cavolo ha la prenotazione di ‘sto tizio. Probabilmente uno degli altri hotel della nostra catena presenti in città.
No.
Un altro hotel ancora. Un hotel chiuso. Un hotel chiuso le cui telefonate vengono indirizzate a una seconda struttura. Una seconda struttura alla quale risponde un portiere scocciatissimo, perché ‘sto tizio lo ha già chiamato tre (3!!!) volte, nel corso della notte, per prenotare una stanza e ogni volta gli è stato spiegato che l’hotel era chiuso.
E nonostante questo era convinto di avere la prenotazione e telefonava per dire che stava arrivando.
Spiego il problema al decerebrato, che ancora mi guarda allibito. L’oliva rotola. Mi chiede quale sia, allora, il nostro numero di telefono. Gli allungo un biglietto da visita con tutti i dati e lui se lo segna – probabilmente sotto “otel”.
Mentre finisco di inserire i dati della sua accompagnatrice nel computer, mi sventola sotto la brochure di una carta fedeltà legata alla nostra catena. Cos’è?, chiede. Gli spiego che serve per i clienti che viaggiano molto, che possono così accumulare punti negli hotel legati a quel programma e, in questo modo, acquisire determinati vantaggi. La vuole.
Viaggia molto?, mi informo.
No, vengo solo qui ogni tanto.
Guardo la ragazza che si sta rimirando le unghie, la vigliacca. Apro l’ultima pagina della brochure, dove c’è la scheda di registrazione per richiedere la carta. Lui prende la penna e la legge. Dopo una ventina di secondi indica un punto e chiede cosa debba scrivere lì.
Mi sporgo e leggo la riga.
“Nome”.
Riguardo la ragazza, che sta facendo la giocoliera con dei cuccioli di foca, pur di non incrociare il mio sguardo.
Seguo passo passo il suo accompagnatore nella compilazione della scheda. Alla fine gli consegno la sua tessare personale. Me la sventola davanti e, trionfante, esclama che ora le stanze gli costeranno di meno.
No, in effetti no. Ora comincia ad accumulare punti e, con il tempo, potrebbero costargli meno.
E’ meno convinto. Probabilmente pensa di aver perso tempo inutile cercando di mettere per iscritto il suo nome.
Ma non è ancora finita.
Non ha una carta di credito da dare in garanzia. E non ha i soldi contanti per il pre-pagamento. Mi chiede se mi può pagare domattina. Sono le quattro passate, sono stanco, non ce la faccio a iniziare un braccio di ferro sull’argomento. Gli concedo di pagare domattina. Andrà a ritirare i soldi e tornerà a pagare? Lui dice che certo che lo farà, ci mancherebbe.
Alché lo guardo e gli racconto una storia. La storia di un cliente che, una settimana prima, doveva pagare ancora 21 euro di extra – la parola “extra” me lo mette nel panico, devo spiegargli che si tratta di tutte le spese che non comprendano il pernottamento – e che, al momento della partenza, affermava di non avere soldi e di dover andare a fare bancomat. Abbiamo spiegato che non potevamo farlo andare via così e questo si è offeso, dicendo che aveva già pagato 150 euro di camera, figuriamoci se non pagava 21 euro. E’ arrivato al punto di offrirci, con disprezzo, il suo Rolex come garanzia. Il mio collega l’ha lasciato andare. Il cliente non è più tornato.
Quando finisco la narrazione, il mio interlocutore mi guarda con occhi bovini e bocca aperta. Segue un silenzio di qualche secondo. Rotola l’oliva.
Ah. Ma io torno, dice sicuro di sé.
Non è tornato.

P.S. Ma ha lasciato il numero di telefono nella scheda di compilazione per la tessera fedeltà. Ci sarà un momento in cui pagare il conto della camera gli sembrerà un paradiso, rispetto alle 50 telefonate al giorno che gli farò.

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5 Risposte to “Ai confini della realtà”

  1. Cla Says:

    ah,ma quando hai teleofnato? dormivo mi sa T.T

  2. rosasophia Says:

    non ci posso credere!!!! 😉

  3. Tie Pilot Says:

    La sua affermazione “Ci vengo ogni tanto” e il cambio-donna mi da’ idea che sia un assiduo frequentatore di publicae fiminae,e dato il suo QI,cio’ mi sembra un ipotesi più probabile del dongiovanni incallito.

  4. medusa Says:

    oh, che tristezza!!!!

  5. SallyBrown Says:

    BUAAAAAAAHHHH!!!!!

    …. che povero pirla ….. :’D

I commenti sono chiusi.


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