Let’s get it on

Capita che io abbia dei colleghi di lavoro che sono, in molti casi, dei perfetti idioti.
Ma, come si sa, quello che la natura ti leva da una parte, ti restituisce dall’altra. Ora, saranno incapaci di fare il lavoro decentemente, ma sulle fesserie sono preparatissimi.
E’ così che uno dei nuovi colleghi, mentre cerco di spiegargli cosa si fa durante un turno di notte, decide che è tempo di mettere su musica e mi presenta una nuova radio online. La uso regolarmente, quando lavoro – a casa no. A casa ascolto pezzi precisi, nella fattispecie, ultimamente, l’ultimo album di Suzanne Vega, qualche pezzo di Jacques Brel e la colonna sonora de “La Compagnia dell’Anello” che mi serve per lo spettacolo di fine Novembre.
Questa radio ha i canali divisi per tematiche, come tutti i canali online. Bella scoperta, mi si dirà; ma il punto è che non è questo il nodo centrale. Ci sono alcuni canali che ascolto frequentemente e cioè quelli divisi per decadi.
E alcune scoperte sono state curiose.
Il canale anni ’90 mi ricorda un sacco il mio periodo universitario. Però è anche intriso di un sacco di robaccia che non ascoltavo allora e che non riesco a sopportare neppure adesso – sebbene certi pezzi degli Oasis e dei Blur mi siano più sopportabili ora che ai tempi -, nonostante mi impegni. Ogni tanto salta fuori roba tipo “Don’t touch this” di McHammer e mi trovo a sorridere.
Il canale anni ’80, sì, OK, è bello e nostalgico. Gli anni ’80 sono stati qualcosa di strano e indefinito, per me, per quanto alcune canzoni del periodo mi diano i brividi – “Take on me” e “Enola Gay” su tutte. Ma anche “Girls just want to have fun” e, per la gioia della mia Dolce Metà, un paio di ballate di Madonna.
Il canale anni ’70 è potente, c’è tanto Led Zeppelin, per dire. Parecchio hard rock. Ci sono i capelli lunghi e le zeppe, ma pure i parrucconi e i balli con Gloria Gaynor e soci. “I will survive” ha lanciato Kevin Kline in orbita e anche sul mio lato-dell’-altro-lato ha un effetto trascinante.  Poi parte la Motown e quando Marvin Gaye intona “Let’s get it on” è tutto perfetto. Ma, nonostante questo, non riesco ad ascoltare il canale più a lungo di tanto. E’ come se richiedesse troppo sforzo, troppo lavoro, troppa concentrazione. E poi via, siamo onesti: quante volte possiamo sopportare “Stairway to heaven”, prima di prendere a testate lo schermo?
Il canale anni ’60 è la mia rivoluzione. Ci passa tutto quello che adoro: i Beatles di “Twist and shout”, ma anche quelli di “A day in the life”. Bob Dylan che canta “It ain’t me baby”, i Mamas and Papas che danno il meglio di loro in “Monday monday”. E gli Stones che ci danno sotto con “Simpathy for the devil” o “Gimme shelter”.
Il canale anni ’50 mi dona Elvis e Little Richard e “Be bop a lula”, ma anche Perry Como e certi pezzi insopportabili come “Put your head on my shoulder” che mi piacciono fino all’inciso, ma poi mi fanno venire voglia di addormentarmi. Sarei stato felice, in quegli anni, ma sospetto che, se non fossi stato un nerd con gli occhialoni, sarei stato un rockabilly alla Gene Vincent, piuttosto che un semi-crooner alla Bobby Vinton.

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3 Risposte to “Let’s get it on”

  1. Micra Says:

    ma insoma non ce la passi sta radio eh? Io pure la voglio usare al lavoro…

  2. Tie Pilot Says:

    si in effetti sapere che radio è sarebbe di utilita’ nelle lunghe giornate estive…

  3. therealzen Says:

    Questo è il link:
    http://cotonete.clix.pt/ouvir/radios/tematicas.aspx

    Buon ascolto. 😉

    Zen

I commenti sono chiusi.


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