Sleepless in Bologna

Vado a dormire.
Alle due.
Mi sveglio.
Alle sette.
Ieri è stata una giornata particolarmente pesante, pur essendo di riposo (che, tanto, un salto al lavoro l’ho fatto ugualmente). Dice: dormi. Risponde: eh. Un pò la preoccupazione per la scelta del mio futuro (lunedi devo dare una risposta definitiva: sto in hotel o vado a fare il commerciale estero?), un pò sailcavolo dormo agitato.
Alle sette, i miei vicini.
Vecchio 1 “Eh aspetta…passa di là, eh?”
Vecchio 2 “Se passo di qua non è lo stesso?”
Vecchio 1 “Ma perché passare di qua, quando puoi passare di là?”
Vecchio 2 “Ma non c’è una ragione. Che problema c’è se passo di qua?”
Vecchio 1 “Nessun problema. Ma di là è più comodo, no?”
Vecchio 2 “Dici che è più comodo?”
E mentre mi chiedo perché devono discuterne alle sette del mattino, perché ad alta voce, perché continuano a rispondere alle domande con altre domande e se si rendono conto che, decidendosi a passare di qua o di là, sarebbero già arrivati da mezz’ora, lancio un’occhiata alla mia Dolce Metà, che dorme. Beata lei.

Un’ora dopo. Sento suonare il telefono.
Corro in salotto a prenderlo, nel farlo colpisco la mia Dolce Metà due volte – scatto sul letto con manata sulla chiappa; salto del corpo (quasi) inanimato con urto del polpaccio -, piombo in salotto dove mio fratello sta dormendo beato nonostante la suoneria del telefono e rispondo. Mio padre. Alle 08.40. E non solo: mi prende anche per i fondelli perché mi ha svegliato.

Mezz’ora dopo lascio i due comatosi in casa. Prendo l’auto. Cerco un bar. Mi siedo a un tavolino e scrivo.

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Una Risposta to “Sleepless in Bologna”

  1. Tie Pilot Says:

    Leggendo queste cose a volte mi chiedo se tu non viva in una soap opera stile truman show! Ascoltati “We can work it out” dei FabFour,fai la tua scelta,smetti di pensarci subito dopo e dormi tranquillo.

I commenti sono chiusi.


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