Ai tempi passati…

Interessantissimo intervento dei Mille su una possibile riforma dell’Università Italiana.

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9 Risposte to “Ai tempi passati…”

  1. Tie Pilot Says:

    http://blog.terrorpilot.com/archives/2304

    Non c’entra una minchia ma dati i tuoi conflitti coi gestori di blog,leggendolo ho pensato che probabilmente saresti stato interessato!

  2. therealzen Says:

    @TiePilot: ma sai che mica ho capito quale sia il suo problema? Solo una cosa è certa: se devo abbandonare pure WordPress, mi prendo i vostri indirizzi e spedisco i post via lettera cartacea, chiudendola con i blog. 😀

    Zen

  3. capricorn_ tm Says:

    Dunque due considerazioni.

    Uno, se sono fuoricorso può essere perché non faccio una minkia o perché ho un corso demenziale in cui ogni professorino pensa di avere la ricetta per salvare il mondo o non ha scopato il giorno prima. Nel mio caso, al 90 per cento dei casi erano loro il problema, non io. Punto.

    Due, la meritocrazia in un sistema di baronato come quello Italiano vuol solo dire che il professor Antani guadagnerà miliardi e il dottor Tizio ( sotto Antani) dovrà morire di fame a meno di non passare le sue ricerche a Antani che le pubblicherà come sue e poi passerà la mancetta. Insomma, quello che succede ora.

    Cazzate supreme. C’è un solo modo di riformare l’università Italiana ed è il seguente.

    – Ogni cinque anni il professore ordinario è trasferito di cattedra ( e non da Catania a Trapani, ma da Catania a Milano) per evitare creazioni di centri di potere.
    – Assegnazione di cattedre con Concorso Pubblico NAZIONALE.
    – Raggiunta l’età pensionabile, il benemerito si LEVA DAI COGLIONI o, almeno, non viene piu retribuito, se vuole può insegnare GRATIS con un buono pasto da 6 euro al giorno e un parcheggio.

    Il problema delle università sono I professori, non gli studenti.

  4. Erebel Says:

    Il concorsone pubblico nazionale è una buffonata, manovrabile quanto (e forse più) delle assegnazioni clientelari locali. Lo si è fatto negli ultimi 50 anni, e se ne vedono i risultati (vedi enti pubblici, e non solo).
    Risolvere la situazione è arduo: le università andrebbe riformate in toto, per ripartire da zero. Intanto, le cattedre e i posti da ricercatore dovrebbe essere -finalmente!- a tempo determinato: 5 anni al massimo, e poi si riassegnano al più meritevole. Che non vuol dire il più raccomandato, ma chi ha prodotto qualcosa di decente pubblicando su riviste internazionali (dove gli inciuci si fanno molto meno) e avendo dimostrato di aver ottenuto qualcosa di concreto. Poi si potrebbero modificare i punteggi dei concorsi, dando maggiore peso alla parte scritta e di curriculum e lasciando poco all’orale (in genere è il contrario, così la commissione ha potere assoluto, nel caso ci sia un candidato più preparato del raccomandato). Insomma, di cose ce ne sarebbero da fare…

  5. Erebel Says:

    Scusate, aggiungo una postilla. Interessante notare che si fa avanti la parola “mercato” a sinistra, senza che sia connotata come parolaccia. 😀

  6. Erebel Says:

    Ehm, seconda postilla. La cattedra si riassegna ANCHE tenendo conto della soddisfazione degli studenti (prima dell’esame!) rispetto a competenza, chiarezza dell’esposizione in classe, utilità dei materiali forniti, ecc ecc. E ricaduta del corso dopo la laurea, al momento del lavoro. Tanto per dire, eh.

  7. therealzen Says:

    Uno dei problemi principali dell’università italiana, lo dico da chi ne ha usufruito pure troppo, è che di professori che sono lì per insegnare ce ne sono veramente pochi. La maggior parte sono lì per fare soldi, il che vuol dire che devi comprare i loro libri, i loro poemetti, le loro liste di nozze. Poi si occupano di scrivere altri libri, di fare altri corsi, di presenziare ad altre manifestazioni. Mentre tu studi e cerchi di corrergli dietro.
    Collateralmente, legato a questo, nasce il problema della spartizione delle materie. Per dire: ogni esame di Lingue e Letterature straniere era diviso in 4 sotto esami e siccome ogni professore c’aveva da vendere la sua fuffa, ogni sotto esame era al pari di un esame completo. Ci credo che poi uno si laurea in 10 anni.
    Fino a quando il marcio resta alla base dell’università – e cioè all’insegnamento – ogni altro tentativo di rimetterla in piedi è, secondo me, destinato a fallire.

  8. Raflesia71 Says:

    Io non ho fatto l’università per motivi che non starò qui a elencare, ma se l’istituzione è quel che avete scritto giustamente sopra, quindi professori scorretti, sfaticati e quant’altro… ci sono anche tantissimi studenti – basta dare un’occhiata alla zona universitaria di notte – che tirano le 5 della mattina ogni benemerito giorno della settimana facendo di tutto fuorché studiare, facendosi mantenere dalle famiglie che sono costrette a pagare affitti mostruosi ai figli cazzeggiatori a oltranza.
    Quindi, se l’università è gestita male e i professori sono, per la maggior parte (come sento dire), dei mangiapane a tradimento, è anche vero che parecchi studenti potrebbero tranquillamente andare a sbadilare ghiaia senza che nessuno al mondo li rimpianga.

  9. therealzen Says:

    @Raflesia: nulla da dire. Però qui il punto è che io che tiro tardi fino alle 5 del mattino non sto venendo profumatamente pagato per farlo. Starò sputtanando soldi dei miei genitori ed è una cosa che chiarirò con loro, ma non sono stato investito dell’incarico di formare delle persone e di condividere le conoscenze. Non prendo 1500 euro e passa al mese.
    Che ci siano dei fancazzisti è innegabile, ma la differenza è che loro devono renderne conto a loro stessi (che non si laureano) e ai genitori (che possono tagliargli i viveri). Ma a un professore che non fa il suo lavoro chi glieli taglia, i viveri?

    Zen

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