Archive for giugno 2007

So 90’s…

giugno 22, 2007

La mia personale compilation di pezzi anni ’90 (soprattutto seconda metà).

1) Chumbawamba – Thubthumping
La cantavano tutti, al periodo. E il testo resta tutt’ora incomprensibile al massimo. Dopo quell’album, sono tornati a fare pezzi alternativi e indie, sparendo nel nulla.

2) Hablame luna – N/A
Al periodo la odiavo, forse per il ricordo di mio fratello che si era iscritto a un corso di flamenco e in discoteca la ballava rischiando la rissa. Ora la odio meno, non mi fa impazzire, ma mi ricorda un periodo strano, ma divertente della mia vita.

3) Are you Jimmy Ray? – Jimmy Ray
Rockabilly e basta. Video brutto. Canzone trascinante, inizialmente. Lui è poi scomparso nel nulla, come ampiamente prevedibile, però mi ricordo ancora la sua tamarragine.

4) Bittersweet Symphony – The Verve
Il pezzo era di Mick Jagger e i Verve lo portarono al successo. Successo che, in qualche modo, salvò la band che era – se non erro – al terzo album e pensava di sciogliersi, se non fosse andato bene. Andò bene, il pezzo tirò un sacco anche per merito del video, con il cantante che camminava senza fermarsi davanti a nessun ostacolo. Il gruppo si sciolse comunque, dopo l’album successivo.

5) Aqua – Barbie girl
Immancabile. Alla sua uscita l’abbiamo cantata tutti, in falsetto e con la voce strozzata. I video del gruppo, al periodo, erano magnifici. Le canzoncine sceme e divertenti. Sciolti pure loro e ricordo un’imbarazzante svolta sexy della cantante.

6) Save tonight – Eagle Eye Cherry
Fratello di Nene Cherry. Una ballatona romantica su due amanti che si separeranno il giorno dopo. Uno dei pezzi che ho imparato a suonare con la chitarra, che cominciai a studiare in quel periodo.

7) No one but you/Heaven for everyone – Queen
Il ritorno dei Queen dopo la scomparsa di Freddie Mercury. Due ballate strazianti (la prima pure un pò ruffiana, a dirla tutta…), che al periodo sono state un colpo per chiunque fosse appassionato del gruppo inglese.

8 ) Breathe – Midge Ure
Riportato in auge da uno spot della Swatch, una canzoncina strana, con un testo particolare e molto interessante. Quando ebbe successo era già vecchia di anni, appartenendo al gruppo degli Ultravox. Ricordo ancora che Ure ebbe pure da ridire sul fatto che la sua musica era diventata famosa grazie a una pubblicità.

9) Frozen – Madonna
La svolta “impegnata” della cantante, che mi fece ben sperare. Canzone tutt’ora magnifica (ma ricordo con discreto piacere anche “The power of goodbye”), a tratti toccante. L’album dopo era una vaccata dance, giusto perché Madonna non si smentisce mai.

10) Mambo N° 5 (A Little Bit…) – Lou Bega
Il ritorno di Perez Prado in versione campionata. Canzone carinissima, successo estivo indiscutibile, fascino irresistibile. Lou Bega, attualmente, credo che faccia il benzinaio, perché è scomparso nel nulla.

11) Unforgivable sinner – Lene Marlin
Mistero sul perché mi piacesse così tanto, al periodo. Ma si sa…ci sono giorni strani.

12) Falling in love (Is hard on the knees) – Aerosmith
Potentissimo singolo che lanciò l’album “Nine Lives”, che ricordo venne abbastanza massacrato. Assieme a “Hole in my soul” e “Pink” divenne una delle canzoni più ascoltate in casa.

13) Pretty Fly (for a White Guy) – The Offsprings
Casinara un sacco, con un video demenziale, ma che scimmiottava in tempi non sospetti i bianchi che parlano e si comportano come neri. Se non erro il successo di Eminem era ancora lungi da venire.

E lascio fuori gentona tipo i Savage Garden, i Babylon Zoo, il brit pop dei Blur e degli Oasis, l’ascesa di Britney Spears e Christina Aguilera, l’odioso Flat Eric, i Backstreet Boys e una carica di italiani insopportabili da Baglioni a Britti, passando per Vasco.

Annunci

Notte

giugno 21, 2007

Ascolto Cat Stevens, in questo turno di notte, le note di “If I laugh” e “Very young” risvegliano qualche ricordo di altri tempi, quando certe cose erano o sembravano più facili. Era un tempo diverso, quando pensavi che c’era qualcosa “dopo”. Dopo il liceo c’era l’università. Dopo gli esami universitari c’era la tesi. Dopo la tesi c’era un mondo di possibilità. Poi, più o meno, vai a scoprire che non è più così e che il “dopo” è adesso.

Cat Stevens, per chi non lo sapesse, ha abbracciato la religione mussulmana, prendendo il nome di Yusuff Islam. E’ scomparso per anni; poi, l’anno scorsom ha pubblicato un nuovo album, sempre con il nuovo nome, che è – non me l’aspettavo – bellissimo. C’è una versione di “Please, don’t let me be misunderstood” di sola voce e chitarra, dove senza cambiare una sola virgola, riesce a rinchiudere un mondo intero, quello del conflitto tra religioni.

Stare qui seduto e regolare pratiche, fatture – e scrivere di straforo tra blog e romanzo, ovviamente – mentre si ascolta la sua voce è quasi rilassante. Persino i clienti che entrano ed escono a tutte le ore non è fastidioso, al contrario del solito (ma si tratta più di invidia: io andrei volentieri a letto, ma non posso. Perché loro che possono se ne stanno in giro?).

Ora suona “Morning has broken” e mi ricorda di quando imparai a farla per chitarra, sempre in quegli anni in cui il “dopo” era indefinito e non faceva paura.
E ora al lavoro…

Memento

giugno 20, 2007

Il tema della mia maturità… (trovato grazie a Micra)

Grazie, David…

giugno 20, 2007

Matteo è il campione mondiale di rutto in lunghezza. E’ riuscito a ruttare per 1 minuto e 12 secondi. E indovinate un pò, ragazze? E’ single!

Si può fare di meglio…

giugno 19, 2007

Al nono giorno sono riusciti a far piangere la nuova receptionist.

Sangue nero/1

giugno 17, 2007

Non era difficile affatto.
La serratura si era aperta con la stessa facilità con la quale si sarebbe rollato una sigaretta, finita la serata. Il piccolo appartamento era arredato modestamente, come ci si poteva aspettare da una studentessa in affitto: pochi mobili basilari, vecchi e consunti, sopravvissuti a chi aveva affittato quel posto prima di lei; molti poster alle pareti, cantanti, ma soprattutto film. Il gusto della ragazza non era il suo: odiava Il Signore degli Anelli e non aveva mai potuto digerire Dirty Dancing. Si mosse con sicurezza, misurando la stanza con qualche rapida occhiata; trovò la posizione migliore per sistemarsi: dietro la libreria accanto all’ingresso. Si poggiò al muro e lanciò un’occhiata rapida alle costine dei libri: Kundera, Marquez, King, qualche Grisham, alcuni di Goethe. Fece una smorfia, la sola vista di “Cent’anni di solitudine” gli aveva fatto venire il nervoso, non essendo mai stato capace di arrivare oltre la decina di pagine.
Si passò una mano tra i capelli, guardò l’ora e sbadigliò. Mancavano pochi minuti e già non vedeva l’ora di andarsene: sentiva il bisogno di farsi una doccia, prima della sua partita in televisione. Il rumore della chiave che si infilava nella serratura risvegliò la sua attenzione, si appiattì contro la parete e sbirciò la porta che si apriva, mentre la sagoma di una ragazza non troppo alta, esile di corporatura, dai capelli mossi, lunghi fino alle spalle, varcava la soglia. Indossava una magliettina viola e questo lo fece trasalire: ogni volta che aveva affrontato un incarico con una vittima vestita di viola, qualcosa era andato storto. Strinse i denti e uscì silenziosamente dal suo riparo, mentre la vittima stava lanciando una borsetta sul divano, con uno sbuffo di insofferenza. Fu tutto in contemporanea: mentre la sua mano raggiungeva la pistola sotto la giacca, lei si voltò, trovandoselo davanti. Allungò il braccio e l’arma si fermò a pochi centimetri dal volto della ragazza. Era quello l’istante. Lei sbarrò gli occhi e lanciò un urletto strozzato. Lui non la sentì. In quel momento percepiva solo la pressione del suo dito sul grilletto della pistola. Tirò indietro il cane e lanciò un ultimo sguardo alla vittima, l’ultima di una lunga lista, una come tante. Poi un barlume di coscienza vide qualcosa che lui non vedeva: una lacrima, che rotolava lungo la guancia della ragazza, andando a fermarsi sotto il suo mento.

“I overeacted” … “You overeacted!?”

giugno 17, 2007

Quando leggo queste cose mi rendo conto che, in effetti, non essere pubblicati a volte ha i suoi vantaggi…

Preparatevi a essere assimilati.

giugno 17, 2007

Se si gira per un pò per i blog di WordPress, se ne trova un’ampia fetta dedicata a Linux. I linuxisti sono una via di mezzo tra i vegetariani, i testimoni di Geova e gli hippie che parlano di Roswell.
Paura.

P.S. Ciao Capricorn… 😛

Cioè…tipo come…sai no?

giugno 17, 2007

Il mio collega Piero, che lavora nel ristorante dell’hotel, è seduto su un trespolo che legge il giornale. Passandogli alle spalle sbircio la pagina e noto che sta dando un’occhiata agli accadimenti politici degli ultimi giorni.
“Piero – chiedo – ma tu sei di sinistra?”
Agita la mano con il classico gesto del “quasi” e scuote un pò la testa.
“Sei di destra?”
Stessi gesti.
“Cioè?”
“Un pò e un pò.” – spiega, senza alzare lo sguardo dal giornale.
Decido che non c’è altro da aggiungere e torno al lavoro.
Come si fa a non essere ottimisti?

Vecchie e nuove strade.

giugno 17, 2007

Succede che ho fatto un colloquio per un nuovo lavoro. Commerciale estero per una ditta di packaging (se non sapete di cosa si tratta, niente panico. Mi sono dovuto informare anche io, benedetto Google). Il lavoro, ça vas sans dire, non so neanche come si faccia, non avendolo mai svolto, nonostante certe brillanti dichiarazioni sul mio curriculum. Di per sé, non parrebbe qualcosa di impossibile, ma è pur sempre un salto nel buio; il primo colloquio preliminare pare essere andato bene, il responsabile dell’azienda era molto soddisfatto e si è lanciato in lodi sperticate, dichiarando il suo apprezzamento nei miei confronti.
Di soldi si è accennato. Mi ha fatto capire (perché di netto, a parte una mole di lavoro non indifferente e la necessità di periodici viaggi in Germania, non si è detto molto) che guadagnerei lo stesso di qui, anche qualcosa di più qualora il mio lavoro dovesse essere svolto particolarmente bene. Mi ha parlato di orari più umani, ma anche di neccessità, spesso e volentieri, di sforarli, quegli orari (ma dubito che possa essere peggio di dove lavoro ora, dove ho un week end libero al mese, se va bene).
Dopo questo primo colloquio, che non garantisce assolutamente l’assunzione, nonostante le lodi di cui sopra, ero indeciso se accettare l’incarico. Diciamo che, dopo un paio di giorni di ripensamenti, ero per il 75% deciso ad accettarlo, ma ancora forti riserve.
Ero.
Perché, si sa, non sono molto furbo e tendo a pensare di avere dei doveri verso gli altri, in questo caso verso chi mi sta dando lavoro in questo momento. Alché, decido di andare a parlare con il mio capo, e a confidargli che ho ricevuto un’offerta, ancora niente di sicuro, per carità, non sto annunciando le dimissioni, si deve ancora vedere, quindi non si preoccupi, però mi pareva giusto che ALMENO LEI sapesse, sì, sì, certo, appena so qualcosa di più concreto lei è il primo a saperlo, si figuri…
Il mio posto di lavoro è, come tutti gli hotel, condannato a un flusso di personale ampio e incontrollabile. Chi trova un posto più vicino a casa, chi trova un posto migliore, chi sale di grado in questa o in un’altra struttura, chi cambia proprio lavoro. In questo hotel, il ricambio è più costante e più alto che in altri. Motivo? Tanti. Diciamo ritmo e gestione, in primis. Risultato: da Febbraio (mese in cui sono arrivato) a oggi, se ne sono andate sei persone. Con il picco massimo, giuro, di una assunta e con l’incarico di iniziare il 6 di Giugno, che si è licenziata ancora prima di mettere piede qui dentro. I capi, ovviamente, sono disperati, più o meno. Non si fa in tempo a formare il personale che già qualcuno se ne va e si deve ricominciare da capo. Io, che sono qui da quattro mesi, mi ritrovo a essere uno dei più anziani. Quattro mesi.
Comunque, passano un paio di giorni e, improvvisamente, l’aria intorno a me è cambiata. Il mega direttore generale, che possiede questo e altri quattro hotel, il cocainomane che quando passa degna i suoi dipendenti di un’attenzione pari a quella che si da a un barbone per strada, mi sorride e saluta con calore, stringendomi la mano. Il sotto direttore generale, mi avvicina e mi fa i complimenti per il mio operato, dicendosi molto soddisfatto del mio lavoro (su che basi? E’ qui tre volte a settimana e, al massimo, mi può aver visto girare con dei fogli in mano e scrivere al PC. I fogli potevano essere racconti porno e al PC potevo aggiornare il blog, lui non se ne sarebbe accorto). Il co-direttore mi prende da parte e mi dice che il mio capo gli ha detto che sto sostenendo altri colloqui (in effetti il mio capo è il capo portinai, detta fuori dai denti, e se confidi una cosa a un portinaio, questi giustamente lo fa sapere a tutto il palazzo…), dice che spera che io resti perché anche lui – ma va? – è molto soddisfatto del mio operato e che, se dovessi restare, più avanti, dopo l’estate si pensava di aggiustare il mio stipendio, ecco, aggiornarlo un pò.
L’accenno ai soldi ha fatto salire la mia intenzione di accettare il lavoro ad almeno il 90%, pur mantenendo tutte le forti riserve di prima.
E’ un vizio tipicamente italiano, ma forse pure internazionale, quello di sventolarti sotto il naso il libretto degli assegni appena parli di andartene. Io non mi sono mai lamentato del mio stipendio perché, tutto sommato, mi va anche bene. Non che se mi danno qualche soldo in più ci sputi sopra, ma non ho mai emesso un flebile gemito, sull’argomento.
Sono qui da quattro mesi e tutti questi complimenti sul mio operato non li ho mai visti. Ho visto incazzature per casini combinati da me, magari per casini combinati da altri che non erano presenti e allora chi passa di lì paga per tutti – nella fattispecie pare che io passi molto spesso di lì – e ho visto anche, ogni tanto, un ringraziamento per avere messo a disposizione per l’ennesima volta il mio tempo e aver fatto l’ennesima ora di straordinario non pagato.
Ora che accenno alla possibilità di andare via, non solo sono un elemento prezioso, ma – a quanto pare…strano…mai sentito prima… – mi merito anche un aumento di stipendio.
E invece non è così che mi trattengono. E’ chiaro che se dovessi rifiutare l’altro lavoro e restare qui, accetterò ogni soldo dato – e so già  che saranno pochi. Ma l’aver sentito vagheggiare di più soldi ha solo aumentato il mio disgusto per questa gente. Che ragionamento è? Perché devi allentare i cordoni della borsa, per farmi credere che hai bisogno di me? Pensi che non lo sappia di già?
Ma, soprattutto, che opinione hai del sottoscritto, se pensi che stia solo cercando più soldi? Il problema non sono gli stipendi e l’ho fatto presente più volte, nei momenti in cui ho parlato con il capo di cosa non funziona qui. Il problema sono i turni massacranti, l’essere perennemente sotto personale, l’impossibilità di riuscire a organizzarsi una vita sociale, perché – ehi! – tutti si muovono nei week end e tu nei week end sei in una struttura quasi vuota, tipo Jack Torrance all’Overlook Hotel. Questo è un genere di rogna che porta all’allontanamento, assieme ai colleghi anziani bizzosi, ai capi e capetti che vengono qui e ti trattano da pezza da piedi.
E non è che aprendo il portafogli mi fai venire voglia di restare. Non mi fai intravedere una bellezza che ora mi sfugge, con quei 100 euro in più. Cerchi solo di farmi gola, ignorando che quei 100 euro non faranno sparire i colleghi, i capi, i week end mancati. E ti dimostri piccolo, ipocrita e meschino.
Quindi, per ora, tenetevi i soldi, grazie. Affronterò la mia scelta e se dovesse essere quella di restare sarà perché non ho trovato un’alternativa migliore, non perché mi avete sventolato davanti una banconota tutto sommato insignificante quanto il ragionamento che ci sta dietro.