Piuttosto divorzia…
Luglio 20, 2008Il nuovo album di Carla Bruni è una palla pazzesca.
Il nuovo album di Carla Bruni è una palla pazzesca.
Ma siccome arriva il week end e ci si rilassa e diverte e ci si svaga prima del ritorno al lavoro, non mi va di lasciarvi con le tristi vicende deandreaiane nelle orecchie.
Quindi tutti qui, ad ascoltare Jason Kay, a dimenare il sedere e a ballare come dei pazzi disperati, che altro non ci resta che ballare. E qui ad ascoltare i Wild Cherry, che non ci resta altro che suonare il funky. Buon fine settimana a tutti.
Che siccome fa caldo e il mio ultimo post ha causato qualche reazione indignata di troppo, passiamo all’ultimo meme che gira per i blog - io ho letto qui, qui e qui. Già ne parlai in un post del vecchio blog , ma essendo blog fatto a mano non posso linkarlo direttamente. Ma essendo che lì indicai tutta una serie di motivetti più o meno tristi - perché di questo si parla, della canzone più triste in assoluto - io stavolta mi devo sbilanciare e indicare la vincitrice. Ecco, per me la canzone più triste in assoluto tra quelle che conosco è La ballata dell’amore perduto di Fabrizio De Andrè. Una struggente melodia che accompagna la fine di una storia d’amore, senza che nessuno abbia il coraggio di dirselo, mentre si invecchia, si diventa taciturni, ci si tradisce. Una roba tristissima, tanto che mi sto deprimendo pure mentre ve la racconto, figuratevi un pò.
A voi per la segnalazione delle vostre canzoni, nei commenti o nei vostri blog o nei foglietti che avrete lasciato come ultimo messaggio dopo esservi impiccati perché l’avrete ascoltata una volta di troppo…
Leggo, su uno dei miei blog preferiti - e se qualcuno si dovesse chiedere perché non è nei link, se è uno dei miei preferiti, la risposta è che sono pigro e non aggiorno e comunque fatevi anche una cassetta di cavoli vostri… - che torna di moda il lento. Il ballo del mattone. La Pavone c’aveva l’occhio lungo, c’aveva.
E quindi la mia top ten dei balli lenti da festina delle medie - quelle vere, quelle dove le donne non si slinguazzavano tra loro e, soprattutto, non si aggrappavano alla mia gamba umiliandosi nel chiedermi di farle vomitare.
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Sono comparsi all’improvviso, durante un azzardato zapping.
Inutile dire che l’orrore è talmente grande che sono diventati i nuovi idoli trash del prossimo periodo.
I Dari. Qualunque cosa voglia dire il loro nome, ovviamente.
Renato Carosone nasce a Napoli - perché checchè si possa dire o pensare, tanto bellissima musica italiana nasce a Napoli - e si diploma in pianoforte all’età di 17 anni. La svolta nella sua carriera musicale avviene con una tournè in Africa, dove viene ingaggiato come direttore d’orchestra e dove, successivamente, farà il pianista, prima di riassumere il ruolo precedente.
Il paese straniero e il contatto con altri stili musicali, influenzano pesantemente Carosone, che comincia a creare un suo stile personale. Al rientro in Italia, però, non è conosciuto, è un musicista come gli altri e quindi ricomincia la gavetta. Forma il Trio Carosone, ingaggiando Peter Van Wood alla chitarra - quello che poi diventerà una delle macchiette che Fazio riesumerà a “Quelli che il calcio” - e Gegè Di Giacomo, batterista e suo fedele compagno di avventure per gli anni a venire.
Yael Naim ha scritto un pezzo assolutamente delizioso e potete recuperarlo qui, se non lo avete mai sentito.
Peccato che l’album intero sia troppo pesante. Ah sì: e se riuscite a sentire Il liberismo ha i giorni contati, dall’ultimo album dei Baustelle, non ve ne pentirete.
Ma che si saranno detti?
“Sa, signora Madonna, dai tempi di Frozen la seguo pochetto…”
“Ma no, signor Ministro, guardi che ‘Jump’ ha un suo perché…”.
Mah….
Nei turni di notte di questi giorni, sto addestrando un nuovo collega, che dalla prossima settimana dovrebbe cominciare a farli con una certa frequenza. In un attimo di pausa decido di mettere su della musica e gli chiedo se ha preferenze. “Ho una radio che fa musica anni ‘60 - dico -, ti va bene?” e lui “Beh ecco…magari qualcosa di prodotto quando ero già nato sarebbe meglio.”.
Ecco.
Rolling Stones forti nella mia classifica. I Beatles sempre magnifici. Beach Boys in fortissima risalita - ma Barbara Ann non mi fa impazzire. Lode agli Who! sbucati da poco, ma che si muovono in grande spolvero (Tommy…Tommy…Tommy…Tommy…Tommy…). Bob Dylan è sempre Dylan.