Archivio per la categoria ‘Ispirazione’

Abele e il suo doppio si annoiano

Maggio 27, 2008

- Che vuoi fare? - chiese il doppio.
Abele sbuffò. Tutto e niente. Non lo sapeva neanche lui.
- Guardare siti di gossip è il massimo che abbiamo in previsione, oggi?
Decise di ignorarlo e cliccò su una foto di Britney Spears agghindata come una meretrice di bassa lega.
- Mi piace tenermi informato - fece presente.
- Dio non voglia che tu legga un giornale online, eh? - si beffò di lui il doppio.
- Oggi sono indolente - ammise Abele.
- Indolente?
- Si dice di qualcuno pigro e apatico nell’operare. Lo si usa per indicare un atteggiamento, comportamento e simili, che denota pigrizia, apatia.
Il doppio si zittì, finalmente.
- Indolente - confermò, dopo un pò.
- Ecco.
- Vuoi sempre qualcos’altro - aggiunse.
- Ebbene sì. Ma sono fatto così, prendere o lasciare. Se cambiassi non sarei più io e tu non staresti bene.
Il doppio si accese una sigaretta e guardò gli anelli di fumo sollevarsi verso l’alto.
- E’ vero - ammise, controvoglia.
- Scusa - disse Abele, con un ghigno feroce - non ti stavo ascoltando. Puoi ripetere?
- Quanto te la godi, eh?
- Vivo con poco.
- Stronzo.
- Vero. Ma uno stronzo che ha ragione, giusto?
Il doppio si alzò e lasciò la stanza; Abele poteva sentire la sua indignazione anche attraverso la parete. Si diede una pacca sulla spalla e si lasciò catturare dalla nuova, inutile notizia di gossip.

Abele e il suo doppio si concedono relax

Maggio 9, 2008

Nell’ora tarda, Abele decise di concedersi una sigaretta. Aspirò il fumo, godendosi il catrame che gli rotolava in bocca come fosse zucchero filato, trattenendolo più a lungo possibile, prima di lasciarlo andare. Intorno a lui c’era una marea di pazzi che faceva cose da pazzi. La Profetessa delle Sventure era ubriaca e si divertiva a fare divertire gli altri. Il Finto Demonio Grasso, per contro, faceva quello che meglio gli riusciva: imitava sé stesso che faceva il Finto Demonio Grasso.
- Dio, che gente - pensò Abele.
- Non siamo meglio di loro - lo riprese il suo doppio.
- Parla per te.
- Lo sto facendo.
Abele fece un vago gesto con la mano e spostò lo sguardo su Occhi Profondi, che ballava avvinghiata al suo ragazzo. Un vago sapore di curiosità mista a rimpianto si materializzò nella sua bocca, mentre dava ancora un tiro alla sigaretta.
- Potresti - si limitò a notare il suo doppio. - Sarebbe facile. Magari un pò dannoso, ma facile.
“Potrei?”, si chiese Abele. Forse sedurla non sarebbe stato difficile. Ma c’erano momenti in cui si ricordava il passato e non aveva voglia di riviverlo. La vita era più facile, adesso. Si stava impigrendo.
- Invecchiamo male - disse.
- Parla per te - rispose il suo doppio; lo sguardo fisso sulla Profetessa delle Sventure che scolava altro alcool direttamente dal collo della bottiglia.
Abele sorrise e gli passò la sigaretta. C’erano giorni un pò così, con il suo doppio; ma lui aveva la lucidità per farlo tornare con i piedi per terra, quando cominciava a perdere il senso delle cose.
- Le voglio troppo bene per farle una cosa simile - commentò, pensando a Occhi Profondi.
- Mi starai mica diventando mollaccione con l’età? - la voce del suo doppio era divertita, ma non sarcastica.
Abele si limitò a rilassarsi contro lo schienale, assaporando il fresco della notte e le risate intorno a lui. Dopo tutto cosa c’era di male, se per una volta si viveva nel modo più tranquillo?

The other side…

Settembre 3, 2007

Ho aperto un secondo blog. Ci parlo sopra di quello che scrivo attualmente, tra racconti brevi, idee per romanzi e sceneggiature e così via. Racconto idee, ispirazioni, frustrazioni, tutto quello che fa parte del mio corredo di scrittore novizio.
Non è pubblico, perché sono molto geloso delle cose che scrivo nel momento in cui le scrivo. Quindi preferisco sapere con chi ne sto parlando.
Ergo: se volete leggerlo e avete voglia di vedere come creo, magari partecipando con consigli, suggerimenti e incoraggiamenti - che servono sempre, in questo campo… - mandatemi due righe a alter_ego_tm[@]tin.it (senza parentesi quadre) e vi faccio entrare. So che sembra tirarsela, ma vi assicuro che per me è molto più intimo mostrarmi mentre scrivo, che mentre faccio pipì.

Sangue nero / 4

Agosto 22, 2007

Olivia si sedette sulla sedia e guardò il muro, dove era appeso un poster che riproduceva le ninfe di Monet.
- Il mondo dovrebbe essere così. - la sua non era un’affermazione decisa, né una domanda. Lo faceva solo notare. O forse lo chiedeva come fanno i bambini piccoli, quando desiderano qualcosa che da soli non possono ottenere.
Lui guardò il ritratto e non rispose, limitandosi ad annuire. La sua mano, intanto, aveva già raggiunto la fondina sotto il cappotto e aveva già impugnato la sua pistola. Il freddo metallo risvegliò il suo istinto di assassino, allontanandolo parzialmente dai discorsi della ragazza.
- Non sono felice. - aggiunse lei, gli occhi sempre fissi sul poster.
Sospirò a fondo e il suo sguardo si spostò in giro per la camera. La sua camera.
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Sangue nero / 3

Agosto 3, 2007

Si fermarono sotto quell’albero che a lui piaceva tanto, perché era ricco di ricordi di quando era un’altra persona. Non necessariamente migliore. Solamente altra.
Olivia si levò le scarpe e cominciò a camminare a piedi nudi sull’erba, un’espressione tra il beato e il divertito dipinta sul volto. Lui la guardò rapito dall’innocenza che traspariva dai suoi occhi. Quella ragazza era capace di passare da attimi di oscurità e paura ad altri dove sembrava la bambina che era stata una volta.
Lei si fermò vicino all’albero e il suo naso si alzò, gli occhi studiavano con attenzione la conformazione della pianta.
- Chissà se riesco a salirci.
- Se cadi e ti rompo l’osso del collo, io non ti porto in ospedale. - sentenziò lui.
- Saresti così crudele?
- Dovrei parlare con dei poliziotti e spiegare come ti sei fatta male. Capirai da sola che io e la polizia non andiamo d’accordo.
Olivia gli mostrò la lingua e si avvicinò al tronco, posandoci sopra una mano e carezzandolo, come si fa con un animale al quale si vuole bene.
- Mi piace la sensazione della corteccia sulla pelle.
- Perché?
- Perché è bella. Mi fa pensare che c’è stato un tempo dove si faceva spesso, di carezzare gli alberi. Non c’era Internet e le macchine e le palestre. C’era solo natura e gente che carezzava gli alberi.
Lui fece scattare l’accendino, fissando la fiammella, prima di portarla alla sigaretta che teneva tra le labbra.
- Non credo che ci fosse tanta gente che lo faceva, sai? - sentenziò, dopo averci pensato su.
Olivia guardò ancora la corteccia, carezzandola insistentemente.
- Dovrebbero. Saremmo tutti migliori.
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Tempi migliori

Luglio 23, 2007

- La mia serata non è andata molto meglio, sai?- disse all’improvviso.
- No? E come mai?
- Io e Pietro abbiamo litigato.
- Oh, mi dispiace. Posso chiederti il motivo?
Non so perché, ma avevo l’impressione che se avesse detto “era geloso di te” mi sarei sentito sul tetto del mondo. Ma ovviamente sapevo che la cosa era lontana anni luce dalla realtà.
- Questioni personali.- rispose secca.
- Scusa.- ribattei imbarazzato.
- No, intendevo dire che si tratta di sesso.
Botta. (more…)

Secondo convoglio…partito.

Luglio 20, 2007

Ho appena finito di scrivere il mio secondo romanzo. 115 pagine che, al momento, avrei difficoltà a spiegare con cosa ho riempito.
E, come ogni volta che finisco una storia, mi prende un pò di tristezza.

Sangue nero/2

Luglio 7, 2007

Parte 1

“Perché non mi hai uccisa, quel giorno?”
Lui le lanciò appena un’occhiata, poi tornò a fissare la strada.
“Perché hai pianto.”
“Avranno pianto tutte le tue vittime.”
“Non tutte. Alcune non hanno fatto in tempo. Altre erano troppo furiose, per piangere.”
“E perché loro le hai uccise? Quelle che piangevano, intendo…”
Lui si mise una sigaretta tra le labbra, tastandosi con una mano le tasche della giacca, mentre non perdeva di vista la strada. Ci mancava solo un incidente. Olivia lo anticipò e pigiò l’accendisigari dell’auto, il “clic” che sibilò nell’aria interruppe le ricerche di Lui.
“La tua lacrima era strana. Si è fermata sotto il mento.”
“Sarà successo un sacco di altre volte, no?” lei non pareva convinta.
“No.”
“Non è possibile.”
“Allora non ci ho semplicemente fatto caso, diciamo.”
“Quel giorno sì.”
“Quel giorno sì.”
L’accendisigari scattò all’indietro, dichiarandosi pronto per fare il suo lavoro. Lui si accese la sigaretta e diede un lungo tiro, lanciando ancora un’occhiata alla ragazza, che ora scrutava il paesaggio a sua volta.
“Avresti preferito che ti ammazzassi?”
Lei per un secondo non rispose e lui sapeva di non dover chiedere altro. Nella testa di Olivia si agitavano fantasmi che a lui non era dato conoscere. E spesso e volentieri si perdeva in semplici ragionamenti che davano il via a una serie di collegamenti logici che potevano portarla ovunque.
“No. Non avrei preferito che mi uccidessi.”
“E allora perché mi hai assoldato per farlo?”
Era la domanda senza risposta. Da quando si conoscevano ed era cominciato quello strano rapporto, Lui gliela aveva posta altre volte. Lei non aveva mai risposto.
Olivia lo guardò per un attimo, poi si mise a fissare la strada, coprendosi gli occhi con le sue lenti scure.
Lui capì che anche per quel giorno non ci sarebbe stata risposta.

The way I am.

Giugno 22, 2007

Scrivo. E non mi serve altro.

Sangue nero/1

Giugno 17, 2007

Non era difficile affatto.
La serratura si era aperta con la stessa facilità con la quale si sarebbe rollato una sigaretta, finita la serata. Il piccolo appartamento era arredato modestamente, come ci si poteva aspettare da una studentessa in affitto: pochi mobili basilari, vecchi e consunti, sopravvissuti a chi aveva affittato quel posto prima di lei; molti poster alle pareti, cantanti, ma soprattutto film. Il gusto della ragazza non era il suo: odiava Il Signore degli Anelli e non aveva mai potuto digerire Dirty Dancing. Si mosse con sicurezza, misurando la stanza con qualche rapida occhiata; trovò la posizione migliore per sistemarsi: dietro la libreria accanto all’ingresso. Si poggiò al muro e lanciò un’occhiata rapida alle costine dei libri: Kundera, Marquez, King, qualche Grisham, alcuni di Goethe. Fece una smorfia, la sola vista di “Cent’anni di solitudine” gli aveva fatto venire il nervoso, non essendo mai stato capace di arrivare oltre la decina di pagine.
Si passò una mano tra i capelli, guardò l’ora e sbadigliò. Mancavano pochi minuti e già non vedeva l’ora di andarsene: sentiva il bisogno di farsi una doccia, prima della sua partita in televisione. Il rumore della chiave che si infilava nella serratura risvegliò la sua attenzione, si appiattì contro la parete e sbirciò la porta che si apriva, mentre la sagoma di una ragazza non troppo alta, esile di corporatura, dai capelli mossi, lunghi fino alle spalle, varcava la soglia. Indossava una magliettina viola e questo lo fece trasalire: ogni volta che aveva affrontato un incarico con una vittima vestita di viola, qualcosa era andato storto. Strinse i denti e uscì silenziosamente dal suo riparo, mentre la vittima stava lanciando una borsetta sul divano, con uno sbuffo di insofferenza. Fu tutto in contemporanea: mentre la sua mano raggiungeva la pistola sotto la giacca, lei si voltò, trovandoselo davanti. Allungò il braccio e l’arma si fermò a pochi centimetri dal volto della ragazza. Era quello l’istante. Lei sbarrò gli occhi e lanciò un urletto strozzato. Lui non la sentì. In quel momento percepiva solo la pressione del suo dito sul grilletto della pistola. Tirò indietro il cane e lanciò un ultimo sguardo alla vittima, l’ultima di una lunga lista, una come tante. Poi un barlume di coscienza vide qualcosa che lui non vedeva: una lacrima, che rotolava lungo la guancia della ragazza, andando a fermarsi sotto il suo mento.