- Allora, perché sorridi?
Gesù non si scompone.
- Perché sono la rappresentazione stessa dell’amore universale.
- OK. E perché sorridi?
- E per quale altro motivo dovrei sorridere, a parte il fatto che il mio amore è sconfinato e puro?
- Non lo so. Perché ti serve un favore, forse?
Smette di sorridere di colpo e scrolla le spalle.
- Sì, in effetti, ora che mi ci fai pensare.
(continua…)
Archivio per la categoria ‘Ispirazione’
After Zen /6
Maggio 26, 2009After Zen /5
Maggio 12, 2009Gesù si ferma e mi guarda, sorridente. E’ il sorriso più pacifico e radioso che abbia mai visto. E’ come se nessuno mi avesse sorriso, prima di questo momento. Come se contenesse tutti i sorrisi del mondo, da quando Dio l’ha creato. Come se nessun potesse mai più sorridere, dopo questo sorriso.
- Mi stai per tirare una fregatura, vero? – chiedo.
- Fregatura? Che tipo di fregatura?
- Non lo so. Ma non mi piace il tuo sorriso – affermo, osservandolo con attenzione.
- Il mio sorriso? Non ti sembra pacifico? Non ti sembra come se nessun altro ti avesse mai sorriso così?
- Eh sì. Per questo temo l’inculata.
C’è un riverbero pazzesco. La parola “inculata” risuona con effetto eco, amplificato al massimo, roba che potrebbe venire giù una montagna, a causa delle vibrazioni.
After Zen /4
Aprile 24, 2009- Non mi spiego la tua maglietta.
Ahia. Gesù si è accorto della mia maglietta, quella che lo raffigura mentre mostra il pollice alzato, crocifisso, e sorride beffardo, con sotto la scritta “Gesù lo ha fatto per le ragazze”. E sì, che San Pietro mi aveva detto che non gli sarebbe piaciuta. Non che uno può pensare di cambiarsi d’abito, quando è in Paradiso. A meno che…
- No, non ci si può cambiare d’abito solo pensandolo – mi dice lui, leggendomi nel pensiero.
Ecco. Per l’appunto.
(continua…)
After Zen /3
Febbraio 18, 2009- Hai presente quando hai il singhiozzo? – chiede Gesù.
- Sì, certo.
- Dico il singhiozzo vero, quando non ti passa per un’ora abbondante. Che alla fine ti fa male lo stomaco.
- Sì, sì.
- Ecco, immagino che tu, durante quella tortura infinita, ti sia fatto, almeno una volta, la domanda che si fanno tutti.
- …
- La mia non è un’insinuazione, eh? Io so che te la sei fatta, la domanda.
- “A che serve il singhiozzo?”.
- Esattamente. A che serve il singhiozzo?
- A che serve?
- Lo sai?
- Lo chiedo.
- Quindi non lo sai.
- Stai cercando di fregarmi?
- Non lo so neanche io.
- Non sai a cosa serva il singhiozzo?
- No, non lo so. Così come gli scenziati della Terra, anche io non ne capisco l’utilità.
- E chiedere a tuo padre?
- Ottima osservazione.
- Grazie.
After Zen /2
Febbraio 16, 2009- Il singhiozzo?
Guardo Gesù perplesso, mentre lui annuisce e alza gli occhi al cielo.
- Il singhiozzo – ripeto.
- Già. Il singhiozzo.
Gesù è seduto dietro una scrivania, in una stanza senza pareti e senza soffitto. Come faccio a sapere che è una stanza non lo so.
- E’ una stanza – dice lui.
Dimentico sempre che i miei pensieri si sentono come se parlassi.
- Quelli di tutti – specifica lui.
Sulla scrivania di Gesù c’è un computer, una pila di fogli e una piantina che lui stava annaffiando, al mio arrivo.
E una targhetta con su scritto: Gesù.
- Un pò ridondante, no? – chiedo, guardandola.
- Mah. Non si sa mai.
- Vuoi dire che qualcuno non ti riconosce?
A vederlo Gesù è proprio come nelle scritture: biondo, con i capelli lunghi, la barba curata. E una specie di tunica bianca, pure lui.
- Posso sapere perché non indossate dei vestiti comuni?
Lui scrolla le spalle, mentre legge la mia scheda.
- Tecnicamente parlando si andava in giro tutti nudi.
- Nudi?
- Completamente. Niente mutande.
- E perché non…cioè…perché cavolo la tunica?
- Non c’è niente di più imbarazzante di un Paradiso pieno di spiriti con un’erezione.
After Zen /1
Febbraio 12, 2009Che sono morto lo capisco da diverse cose.
Tanto per cominciare non mi chiama più la Wind/Infostrada/Fastweb per convincermi a passare dalla loro parte contro il laido nemico Telecom – avete mai notato che puntano tutte contro la Telecom? Ma parlate un pò male delle altre due, suvvia! – e per uno a cui queste telefonate arrivano di frequente…bè, diciamo che è un segnale.
E poi c’è il fatto che non sono più seduto davanti al mio PC o al lavoro o sul divano o dove dovrei essere. Sono qui in fila davanti a un portone che si erge in mezzo al nulla. Al nulla e neanche ci sono delle mura, figuriamoci. Ma chi è così idiota da costruire un portone in mezzo al nulla?
Ecco, mi accorgo che forse sono morto perché quando penso questa cosa tutti si girano a guardarmi, come se l’avessi detta ad alta voce e invece l’ho solo pensata.
(continua…)
34a regola della scrittura
Febbraio 7, 2009Quando devi uscire, la tua Musa si presenta pronta a farti iscrivere, con idee magnifiche e piena di ispirazione per la tua mente e le tue dita.
Abbandono
Gennaio 27, 2009- Ti lascio.
Solo due parole e avevo già capito che non si tornava indietro. Che poi, cazzo, che vorrà dire non lo so. Semplicemente, sul momento non mi rendevo conto; ora invece, con il famoso senno di poi, so che non avrei potuto dire niente per farla restare. L’unico modo era stordirla e tenerla legata al letto come Annie Wilkes faceva con Paul in Misery, ma dubito che avrebbe giovato alla nostra relazione.
Che diavolo vuole dire «ti lascio»?
(continua…)
Il capro espiatorio /1
Novembre 5, 2008Alberto Macaluso, a quei tempi, era un ragazzino grasso e rompiscatole – ora è ancora grasso, ma ha messo su un carattere più interessante.
Eravamo nel pieno della fiera di Lucca. Che ora vuol dire girare in mezzo a vicoli stretti, rimanere intasati nei sottopassaggi e dover aspettare che la protezione civile (!) venga e ti liberi (!!), coordinando il traffico umano (!!!). Significa che i Games hanno una mega tensostruttura adagiata vicino alle mura, mentre i Comics sono sparsi per diversi tendoni per la città, con il punto principale a Piazza Napoleone.
Allora non era così.
(continua…)
Abele e il suo doppio hanno un appuntamento
Agosto 6, 2008La sirena dell’ambulanza suonava ripetutamente, fastidiosamente, ininterrottamente.
- …e se voglio posso inserire ancora un sacco di aggettivi che finiscono per “ente” – sentenziò il doppio, mentre si accendeva una sigaretta.
Abele lo ignorò, continuando a guardarsi intorno, in attesa di vedere qualcosa.
- Secondo te perché non la spengono? – chiese ancora il doppio.
L’ambulanza era ferma davanti a un palazzo e i paramedici erano entrati, armati di un paio di borse del pronto soccorso, scortati da un medico che – si sperava – sapeva bene quello che faceva. Tuttavia la sirena era rimasta accesa e l’orrendo e funereo frastuono continuava a lacerare l’aria, come se volesse dire che l’emergenza non era finita, di non abbassare la guardia.
Abele spostò il peso da una gamba all’altra, si sentiva teso come un quindicenne. Che poi era un modo di dire assurdo, visto che lui a quindici anni non aveva una ragazza e si limitava a giocare ai videogames.
- Sembri un quindicenne – sentenziò il doppio.
- Appunto.
- Di più: sembri un quindicenne sfigato che ha sempre e solo giocato ai videogames.
- Senti – intervenne, nervoso, – mi ricordi un pò perché sei voluto venire?
- Come siamo irritabili, oggi.
Abele gli mostrò il dito medio e il doppio diede un tiro alla sua sigaretta, ridendo.
- Posso sapere cosa fai? – gli chiese.
- Aspetto.
- Aspetti? Tutto qui?
- Aspetto l’illuminazione. E’ meglio? Preferisci che aspetti la venuta del Signore in terra?
Il doppio non rispose e Abele gliene fu grato. Aspettava e basta. Aspettava, si sentiva nervoso da morire e basta. Ma comunque aspettava.
- Posso farti una domanda? Sempre che non disturbi il tuo incessante macerarti, eh? – il doppio si fece ancora avanti.
- Cristo, com’è vero Iddio, oggi mi compro un chihuahua. E do te, in cambio.
- No, mi chiedevo – lo ignorò l’altro – perché sei così in ansia, mentre aspetti? C’è possibilità che non venga?
- No, non credo.
- E allora?
Abele sospirò e gli lanciò un’occhiataccia. Il doppio, come sempre, non sembrò farci caso.
- Aspetto e sto in ansia perché fino a quando non la vedrò apparire, avrò sempre paura. Aspetto perché è sempre stato così; l’ho sempre aspettata. L’ho aspettata quando usciva dal lavoro, quando doveva arrivare alla stazione dei treni e anche quando andava in un bagno publico. Non riesco a immaginarmela una vita senza me che l’aspetto.
Il doppio lo guardò in silenzio. Poi gettò la sigaretta a terra e scrollò le spalle.
- Non ti capisco. Io le sono sempre andato incontro. Ma è la tua vita.
Fece un cenno di saluto con il capo e si allontanò.
Abele lo seguì con lo sguardo, fino a quando non scomparve dietro un angolo. E se avesse avuto ragione?
Fu allora, che come sempre aveva saputo, lei comparve.