Archivio per la categoria ‘Il futuro è ora’

Sto diventando grande, lo sai che non mi va…

Maggio 23, 2008

Pensare che ho 32 anni non mi stranisce, né mi deprime.
Però poi mi viene in mente che conosco la mia amica Paola da quando aveva 12 anni e un taglio di capelli tipo orecchie da cocker. Ora ha 28 anni, è una piacente donna che un giorno mi darà dei nipotini - sì, sto appropriandomi del titolo di zio a gratise, non ne avessero già abbastanza con il numero di parenti sconfinati che c’ha quella lì - e questo mi fa sentire stranamente cresciuto.

We can work it out

Settembre 26, 2007

Il nuovo lavoro procede con dei ritmi pazzeschi. La sera sono a casa e così i week end - per quanto non tutti i week end, ma di giorno è una corsa continua.
Siamo ossessionati dal lavoro. Vorremmo non esserlo, ma la verità è che non possiamo evitarlo, specie quando c’è da occuparsi di portare a casa la pagnotta.
Il tempo libero è, curiosamente, forse meno. Non si stacca mai in orario e poi c’è da organizzarsi una vita: scrivere, lo spettacolo di Magia, vedere un film o un telefilm, forum, e-mail, blog e, ovviamente, stare un pò con la mia Dolce Metà. Improvvisamente mi ritrovo con orari più umani, più o meno, ma con la vita quotidiana da riorganizzare completamente. Non mi lamento, sia chiaro. Ci sono degli innegabili miglioramenti, nella situazione attuale - non doversi alzare alle sei del mattino è uno di questi -, ma contemporaneamente mi ritrovo davanti a un nuovo inizio e questo fa uno strano effetto.

A new beginning…

Settembre 19, 2007

Mi hanno affidato un nuovo incarico. Una specie di promozione
Più responsabilità. Meno soldi.

Da qualche parte devono avermi fregato, credo…

Ciao, sono Zen…

Settembre 14, 2007

…e sono un drogato di Brioche Vendeenne.

Forse no..

Agosto 17, 2007

“Someday soon this will be someone elses dream”
- Never Forget -

Ho mai pensato che potrei non riuscire a diventare uno scrittore pubblicato?
Spesso. Molto spesso.
E quindi che fare?
Principalmente scrivo perché mi piace. Perché mi diverte. Perché mi fa stare bene.
Poi non sono così ipocrita da non ammettere che amo far leggere ciò che scrivo, che amo ricevere complimenti, che amo ricevere critiche. Che amo sapere che quello che scrivo interessa a qualcun altro oltre che al sottoscritto.
Ma non vuol dire che troverò una casa editrice disposta a pubblicarmi.
Ci devo convivere. E ci sono giorni in cui è facile e giorni in cui non lo è. Oggi non lo è tanto, ma forse è perché sto facendo il primo di una serie di turni di notte che dureranno per una settimana.
O forse perché mi rendo conto che le probabilità sono poche.
Però scrivo.
Ancora e ancora e ancora.
E ancora.

Della vecchia strada e della nuova…

Luglio 17, 2007

Il motivo perché non parlo di un nuovo lavoro, nonostante lo avessi già, è perché faccio ancora il vecchio.
Il motivo per cui faccio ancora il vecchio lavoro, nonostante avessi già accettato il nuovo, è difficile da spiegare.
Diciamo che sono stati quattro lunghi ed estenuanti giorni. Fatti di telefonate, meditazioni, “e se…”, “e ma…”. Di tutto un pò.
Non sarei giusto se dicessi che li ho sofferti da soli, perché ho la fortuna di avere una famiglia splendida, che mi ha sopportato e supportato; così come degli amici meravigliosi che mi hanno detto la loro e una Dolce Metà che mi pare pure inutile sottolinearlo, ma è stata la metà perfetta.
Avevo accettato, dicevo.
Poi è successo che ho iniziato fare il nuovo lavoro. Ho visto il lavoro di agente commerciale. Per un’ora e mezza. Che è stato sufficente a farmi capire che il week end libero è una figata unica e darei il braccio di qualcun’altro per averlo. Ma che non si vale il vivere facendo un lavoro che non ti piace, con il rischio che diventi pure frustrante.
Mi pentirò di tutto questo già domani sera, probabilmente, ore 23.15. Turno di notte.
Ma, per andare sul melodrammatico, in quell’ora e mezza ho visto il resto della mia vita e ho deciso che non era quello che mi interessava.

M.I.A.

Luglio 14, 2007

Non riesco più a trovare il cellulare, porca miseria.
Ieri sera è caduto per terra, esplodendo in una tecnologica nube da 29 pezzi, che io ho rimontato con mano sicura, senza guardare, come quei killer che ti rimontano la pistola entro 10 secondi. L’ho rimesso sul tavolo e sono andato a dormire.
Ora non si trova.
Dov’è finito? Nebulizzato? Nel paradiso dei cellulari? Si è offeso ed è scappato di casa?
Accetto suggerimenti.

Nato male…

Luglio 11, 2007

Quello che mi piace e mi è sempre piaciuto di me, è che so sempre cosa voglio.
Quando si parlò di quel lavoro possibile, entrai nel panico. Perché, tutto sommato, non sapevo bene cosa fare. Lasciare il lavoro attuale - che comunque conosco e ormai so fare e ho anche una minima anzianità e so di essere stimato dai miei capi - e fare il salto nel buio? O restare dove stavo?
Poi non se n’è fatto niente, poiché avevano risolto internamente. Ero, onestamente, sicuro che avrei accettato, in quel momento. Di conseguenza mi sentii abbastanza abbattuto dalla cosa.
Ieri mi richiamano per un secondo colloquio perché - ehi! - stanno stringendo nuovi accordi e potrebbero essersi aperte delle nuove posizioni. E quindi incontro e portiamo avanti il discorso.
Risultato: sono di nuovo nel panico.
Che faccio? Accetto? No? Lascio la vecchia strada per la nuova? Perché? Per quale oscuro motivo mi dispiace l’idea di lasciare il posto dove lavoro ora, con tutti i difetti che ha e che non comincio neanche a elencare perché altrimenti stiamo qui ancora domnani e tra un’ora attacco il lavoro?
Risposta: perché sono nato male.

Il Papa in viaggio…

Giugno 29, 2007

Diletti figlioli, il Papa - ciao Garion…- parte per portare la parole del Signore in Sardegna, noto territorio di malavitosi e infedeli.
Il viaggio, come classico dei viaggi papali, ha un suo costo: 166 euro di biglietto aereo andata-ritorno più 96 euro di materiale vario, che non sto ora a specificare cosa sia perché no. O perché sì.
Sarò per tre giorni in mezzo a scrittori, editori e gentaglia varia. Incrociate le dita per il Papa, che - lo dico per chi si lamentava di una certa difficoltà nel contattarmi nei giorni scorsi e non a torto… - sarà più facilmente raggiungibile, avendo il cellulare appresso e acceso. E risponderà a qualsiasi chiamata, a meno che non venga dal suo posto di lavoro o non lo becchi mentre è intento a chiacchierare con Nick Hornby, al quale ha intenzione di presentarsi con una birra ghiacciata come presente.
Ci si rivede, statemi bene e quando tornerete a casa, stanotte, date un bacio alle vostre donne - se sono gnocche - e ditegli che lo manda il Papa. Perché, credetemi, le vorrò conoscere tutte.

*attende che lo colpisca un fulmine*

Notte

Giugno 21, 2007

Ascolto Cat Stevens, in questo turno di notte, le note di “If I laugh” e “Very young” risvegliano qualche ricordo di altri tempi, quando certe cose erano o sembravano più facili. Era un tempo diverso, quando pensavi che c’era qualcosa “dopo”. Dopo il liceo c’era l’università. Dopo gli esami universitari c’era la tesi. Dopo la tesi c’era un mondo di possibilità. Poi, più o meno, vai a scoprire che non è più così e che il “dopo” è adesso.

Cat Stevens, per chi non lo sapesse, ha abbracciato la religione mussulmana, prendendo il nome di Yusuff Islam. E’ scomparso per anni; poi, l’anno scorsom ha pubblicato un nuovo album, sempre con il nuovo nome, che è - non me l’aspettavo - bellissimo. C’è una versione di “Please, don’t let me be misunderstood” di sola voce e chitarra, dove senza cambiare una sola virgola, riesce a rinchiudere un mondo intero, quello del conflitto tra religioni.

Stare qui seduto e regolare pratiche, fatture - e scrivere di straforo tra blog e romanzo, ovviamente - mentre si ascolta la sua voce è quasi rilassante. Persino i clienti che entrano ed escono a tutte le ore non è fastidioso, al contrario del solito (ma si tratta più di invidia: io andrei volentieri a letto, ma non posso. Perché loro che possono se ne stanno in giro?).

Ora suona “Morning has broken” e mi ricorda di quando imparai a farla per chitarra, sempre in quegli anni in cui il “dopo” era indefinito e non faceva paura.
E ora al lavoro…